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La cartella informatizzata del paziente va a rilento

Il governo risponde alle domande poste dal Plr

Di Jacopo Scarinci

La Cartella informatizzata del paziente (Cip) va a rilento, ma almeno va. Secondo alcuni strumento potenzialmente utilissimo per evitare doppioni e aumentare l’efficienza in materia sanitaria – dove efficienza si traduce spesso in risparmio –, la Cip si sta barcamenando tra un quadro giuridico complesso e un’abitudine che deve ancora prendere forma.

Ma il tentativo del Consiglio di Stato di premere un po’ sull’acceleratore c’è, come si legge nella risposta a un’interrogazione dei deputati del Plr

Alex Gianella e Alessandro Speziali che risale all’autunno 2023 e che ha necessitato molto tempo per giungere a una risposta appunto per i cambiamenti in atto che il governo mette nero su bianco. Fondamentalmente, sul piano cantonale – bene fare i distinguo perché il progetto è ovviamente federale –, “fino al 31 dicembre 2024 l’associazione denominata ‘e-Health Ticino’ ha gestito una propria comunità di riferimento per la Cip e coordinato l’implementazione e la gestione della cartella informatizzata, avvalendosi della necessaria piattaforma informatica e ottenendo la certificazione”. Poi il cambio, perché “il Consiglio di Stato lo scorso mese di dicembre ha deciso di affidare la gestione della comunità di riferimento a Post Sanela Health Sa, già operativa in 18 cantoni. Questa scelta – per il governo – aumenterà l’uniformità su scala nazionale, garantirà la continuità del lavoro e della collaborazione già instaurata con la Posta e appare coerente con la direzione auspicata dal Consiglio federale”.

I numeri restano bassi

Di fatto, oggi, “chiunque lo desideri può fin da subito richiedere l’apertura della propria cartella informatizzata, ma la decisione rimane del singolo cittadino” scrive il governo. E siamo al punto. Perché se viene definita come “ingenerosa” l’accusa ventilata dagli interroganti su un Ticino indietro in questo progetto, è però concesso che “a luglio 2023 in Svizzera erano state aperte circa 21’300 cartelle, di cui circa 400 in Ticino, che si situava all’ottavo rango tra i Cantoni per quota di cartelle aperte rispetto alla popolazione residente”. Se l’anno seguente a livello nazionale c’è stato un incremento notevole (sempre considerata l’ampiezza dei numeri) con 67mila cartelle aperte a luglio 2024, il Ticino si è fermato: “Terminato il progetto pilota con l’Eoc, l’incremento è stato più contenuto, a circa 600 cartelle, che collocavano il nostro Cantone al terz’ultimo rango”.

La velocità di diffusione della Cip “dipende essenzialmente dalle risorse finanziarie e organizzative allocate dai rispettivi Cantoni”, ricorda il Consiglio di Stato. E in Ticino “si è proceduto in maniera prudenziale mediante il già citato progetto pilota, che ha permesso di comprendere le difficoltà e i costi del processo di apertura di una Cip e dell’ottenimento di un’identità elettronica, il cui finanziamento a oggi non è garantito”. Secondo l’Esecutivo, “la prevista introduzione dell’identità elettronica statale e le sinergie create dal partenariato con Post Sanela, con la possibilità di apertura online della Cip, dovrebbero riportare il Ticino nella media nazionale senza la necessità di investire risorse finanziarie supplementari”.

Molte le complessità

Infine la questione della complessità del quadro giuridico, organizzativo e tecnico, praticamente uno degli ostacoli più alti da superare, non sembra essere un alibi. Perché questa complessità “si riverbera nel laborioso processo di certificazione a cui regolarmente le comunità di riferimento sono sottoposte e che sollecita anche le strutture o gli operatori sanitari affiliati. Inoltre – rimarca il governo – anche il processo di apertura in loco della Cip così come la contestuale richiesta di un’identità elettronica da parte degli utenti interessati hanno ostacolato la diffusione dello strumento; a questo proposito è significativo che il progetto pilota abbia permesso di quantificare in circa 30 minuti il tempo medio per aprire una Cip”. Non da ultimo, “il progetto deve confrontarsi con la mancata adesione attiva da parte del settore ambulatoriale, per il quale non vi è a oggi alcun obbligo legale generalizzato di affiliazione”.

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2025-03-26T07:00:00.0000000Z

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