La spesa è sempre più cara, ora si attiva l’Antitrust
Sotto la lente è finita la grande distribuzione
Di Marco Marelli
Oggi in Italia con trenta euro di spesa si mette in tavola quello che nel 2021 si sarebbe potuto acquistare con ventitré euro. È la conseguenza della vertiginosa salita dei prezzi dei generi agro-alimentari praticati nei supermercati italiani così come documentato da una recente ricerca dell’Istat: tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i beni di primo consumo (pane, latte, formaggi, carne, pasta, riso, frutta, verdura) hanno fatto registrare un “incremento del 24,9% superiore di quasi 8 punti percentuali rispetto a quello registrato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo, pari al 17,3%)”. Insomma, prezzi alle stelle, carrello della spesa sempre più vuoto. Anche i bilanci 2025 dei supermercati si sono chiusi in calo.
Solo quelli della fascia di confine pedemontana continuano ad andare a gonfie vele grazie alla clientela ticinese. Il carrello della spesa dei cittadini svizzeri che varcano la frontiera continua a essere sempre più pieno, a conferma che con la Tax Free (prezzi depurati dell’Iva) e con il franco forte l’aumento dei prezzi passa in secondo piano. Ovviamente, dopo la pubblicazione dei dati Istat, il boom spropositato dei prezzi degli alimentari non è passato sotto silenzio. Fa inoltre molto rumore la notizia che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha deciso di approfondire il ruolo della grande distribuzione organizzata (Gdo) nella filiera agro-alimentare. Per quanto è dato sapere l’attenzione dell’Autorità si starebbe soffermando sull’anello della catena rappresentato dallo scambio tra i fornitori e i distributori finali. Questo anche perché, a fronte degli aumenti dei prezzi al consumo, i produttori lamentano una compressione dei loro margini. Si sospetta anche un accordo fra supermercati per tenere alti i prezzi. Nel provvedimento dell’Autorità si fa riferimento al fatto che “il settore della distribuzione è caratterizzato da un livello di concentrazione elevato e crescente nel tempo che potrebbe consentire alle catene della Gdo di imporre unilateralmente le condizioni economiche e operative della fornitura, spuntando e trattenendo margini di guadagno ‘ingiustificatamente’ superiori a quelli riconosciuti ai propri fornitori”.
L’Antistrust ha chiesto la collaborazione di tutti i soggetti (produttori, grande distribuzione, sindacati, associazioni di categoria) nella speranza di riuscire a far chiarezza sulla dinamica che contribuisce a far schizzare verso le stelle i prezzi del ‘carrello della spesa’. Nel frattempo l’indagine dell’Antitrust è stata ben accolta dalle associazioni dei consumatori. Incominciando da Codacons che rivendica di aver sollecitato l’intervento dell’Autorità dopo mesi di denunce sui rincari degli alimentari. Stando all’associazione dei consumatori l’aumento del 24,9% dei prezzi dei cibi equivale a una vera e propria ‘stangata’: a parità dei consumi, una famiglia tipo spende oggi 1’404 euro in più all’anno rispetto al 2021. Cifra che sale a 1’915 euro per un nucleo con due figli. ‘’Prima il caroenergia e poi la guerra in Ucraina hanno spinto al rialzo i prezzi – sostiene il Codacons –, una volta terminati gli effetti di queste emergenze i rincari non sono rientrati. Al contrario, i listini hanno continuato a salire dando vita a una speculazione sulla pelle dei consumatori”. Per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori “è sempre benvenuta ogni indagine conoscitiva, certo che poi ci piacerebbe avessero anche un seguito e che, una volta evidenziate eventuali criticità, si prendessero provvedimenti, sul piano legislativo, con misure dell’Antitrust stessa, al fine di eliminare le distorsioni della concorrenza”. Commenta Anna Rea, presidente nazionale Adoc, altra associazione dei consumatori: “I dati sono impietosi: segnalano chiaramente che qualcosa non sta funzionando a discapito dei consumatori”.
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2026-01-19T08:00:00.0000000Z
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