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Candidati giudici, così la geografia partitica

Elezioni parlamentari per il Tribunale penale cantonale e l’Ufficio dei gpc: ecco il quadro odierno. Prima di trattative e discussioni fra i partiti sui candidati

Di Andrea Manna

Aspiranti al Tribunale penale e all’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi: il punto della situazione dopo i pareri della Commissione di esperti. Aree politiche, audizioni…

Il Movimento per il socialismo intende ripetere l’esercizio fatto lo scorso autunno con gli aspiranti magistrati alla Corte di appello e revisione penale. Stavolta ha chiesto ai candidati al Tribunale penale cantonale e all’Ufficio dei gpc (giudici dei provvedimenti coercitivi) la disponibilità a un’audizione davanti ai piccoli partiti, ovvero quelli che in Gran Consiglio non fanno gruppo, avendo un numero di parlamentari inferiore a cinque. Ma come nella tornata precedente tutti i deputati interessati potranno partecipare alle audizioni, agendate per il 25 marzo e il 1. aprile. «La maggior parte dei candidati ha già aderito all’invito», dice Matteo Pronzini, granconsigliere dell’Mps. E stando all’invito (scritto), la durata prevista di ogni incontro sarà “di circa 45 minuti” nel corso del quale il/la candidato/a “potrà presentarsi” e indicare “le motivazioni” che l’hanno spinto/a a correre per il posto a concorso. I giudici che il parlamento dovrà eleggere (sessione di aprile?) sono tre. Due andranno a completare la squadra dei magistrati ordinari del Tribunale penale cantonale (Tpc), dopo la destituzione di Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti in relazione alla vicenda ‘caos Tpc’, eletti a suo tempo in quota rispettivamente Centro e Plr. Un giudice completerà invece la squadra dei magistrati ordinari dell’Ufficio dei gpc, dopo la nomina di Paolo Bordoli a giudice del Tpc. In corsa sono complessivamente in otto: sei aspiranti al Tribunale penale cantonale e due alla carica di gpc. Di recente la Commissione di esperti indipendenti ha formulato il proprio parere ‘tecnico’ sulle candidature, con i relativi preavvisi indirizzati a un’altra commissione, quella parlamentare, la ‘Giustizia e diritti’, chiamata a proporre al plenum del Gran Consiglio i nomi da eleggere.

Un po’ di geografia partitica

Come riferito dalla ‘Regione’ nell’edizione del 27 febbraio, per quel che concerne il Tribunale penale gli esperti hanno ritenuto idonei a ricoprire la carica (in ordine alfabetico) Andrea Maria Balerna (oggi procuratore generale sostituto, nonché membro del Consiglio della magistratura che ha licenziato Quadri e Verda Chiocchetti), Ares Bernasconi (attualmente giudice dei provvedimenti coercitivi), Curzio Guscetti (giudice supplente straordinario al Tpc), Veronica Lipari (procuratrice pubblica), Raffaella Rigamonti (procuratrice pubblica) e Monica Sartori-Lombardi (giudice supplente straordinaria al Tpc). Passando all’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, i periti hanno considerato idonei Davide Francesconi (ora procuratore federale) e Krizia Kono-Genini (oggi gpc supplente straordinaria). Nel vigente sistema di nomina, e quindi nella suddivisione delle poltrone, un ruolo – aspetto stranoto – lo giocano anche, al netto delle competenze, le aree politiche/partitiche di appartenenza degli aspiranti magistrati. Ebbene: Balerna, Guscetti, Sartori-Lombardi e Kono-Genini sono di area Plr; Bernasconi è di area Centro; Lipari e Francesconi sono di area Ps. Rigamonti? Non è chiaro. C’è chi dice che sia indipendente, chi di area Plr, chi di area Centro.

Da ricordare poi che al Tpc gli attuali tre giudici ordinari – per legge devono essere cinque – sono Marco Villa (area Plr), Amos Pagnamenta (area Lega) e il citato Bordoli, in quota Ps. All’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi gli ordinari ora sono tre (per legge quattro): si tratta della presidente Ursula Züblin (area Plr), René Libotte (area Lega) e il citato Bernasconi, in quota Centro.

Tale dunque il quadro odierno. Siamo comunque agli inizi dell’iter parlamentare che sfocerà nell’elezione dei giudici per il Tpc e per l’Ufficio dei gpc. In commissione ‘Giustizia e diritti’ discussione e trattative non sono ancora entrate nel vivo. A breve i gruppi parlamentari sentiranno i rispettivi candidati d’area. Dopodiché il dossier tornerà in ‘Giustizia e diritti’. Non sarebbe cosa buona e saggia per quest’ultima, dopo i gruppi e prima di mettere nero su bianco le proposte di nomina all’attenzione del Gran Consiglio, ‘audizionare’ gli aspiranti giudici? Il presidente della commissione parlamentare non si sbilancia più di tanto. «Non ci vedrei nulla di male – dichiara, da noi interpellato, il leghista Alessandro Mazzoleni –. Avrebbe infatti una sua logica, dato che i candidati da eleggere li propone la commissione, non i singoli partiti. Credo che in ‘Giustizia e diritti’ se ne possa parlare». Decisamente meno possibilista il secondo vicepresidente. «Lo si è fatto non molti anni fa: queste audizioni commissionali non hanno però dato i frutti sperati e hanno complicato la procedura – sostiene il capogruppo socialista Ivo Durisch –. In ogni caso sarebbe meglio attendere le prospettate modifiche al sistema di designazione dei magistrati». Netto il capogruppo liberale radicale Matteo Quadranti, pure lui membro della ‘Giustizia e diritti’: «Se fosse per me, in attesa di una riforma delle modalità di nomina di giudici e procuratori, ridarei all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio la competenza di stilare il rapporto con le proposte di elezione al plenum. Meno teste, meno discussioni. Non solo; alla Commissione di esperti ridarei la facoltà di stilare una graduatoria dei candidati, reintroducendo il “particolarmente idoneo” a svolgere la funzione che è stata posta a concorso, in modo che non limiti il suo giudizio su questo o quel candidato all’“idoneo”, come avviene ora. Il principale obiettivo deve essere la designazione di persone capaci per una giustizia di qualità, che è nell’interesse di tutti».

Un Tpc solo di ex pp? ‘Valutazione da fare’

Torniamo al sistema di reclutamento attuale. Fra i candidati al Tpc ci sono tre procuratori pubblici. E anche i tre giudici ordinari in carica sono ex pp. Sarebbe opportuno un Tribunale penale composto di soli cinque ex magistrati inquirenti/requirenti? «Il tema c’è tutto», risponde il presidente della ‘Giustizia e diritti’. «È una valutazione – continua Mazzoleni – che la politica secondo me dovrà fare».

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