Processo sospeso, servono nuovi atti
Davanti alle Assise criminali un 33enne accusato di violenza sessuale su una 15enne. Il giudice Paolo Bordoli chiede ulteriori accertamenti
Si è concluso con un piccolo colpo di scena il processo tenuto davanti alle Assise criminali di Lugano che vedeva imputato un 33enne colombiano accusato di atti sessuali con fanciulli, violenza carnale consumata e tentata e coazione sessuale. Dopo quasi due ore di camera di consiglio, la Corte presieduta dal giudice Paolo Bordoli (giudici a latere Luca Zorzi ed Emilie Mordasini) ha ritenuto che quanto scaturito dal dibattimento non fosse sufficiente per emettere una sentenza: «Dopo un’attenta riflessione e l’esame degli atti, è stata decisa la sospensione del dibattimento. Secondo la Corte vi sono ancora atti importanti che possono essere acquisiti».
Il processo, insomma, va in stand-by ed entro il 20 aprile occorrerà interrogare alcuni testimoni, andranno sentiti i genitori della ragazza in relazione alla sua adozione e bisognerà, «nel limite della procedura», ascoltare anche la vittima in merito alla versione fornita dall’imputato. Nella sua requisitoria, la procuratrice pubblica Anna Fumagalli aveva chiesto la condanna a 5 anni di carcere, l’interdizione a vita da lavori con minorenni e la proibizione per 5 anni di entrare in contatto, in qualsiasi forma, con la ragazza. La difesa, sostenuta dall’avvocato Maricia Dazzi, si era invece battuta per il proscioglimento o, in via subordinata, per una pena inferiore ai sei mesi e interamente al beneficio della condizionale.
L’incontro in treno, poi la violenza
I fatti in questione sono relativi alla violenza perpetrata dal 33enne ai danni di una ragazza di 15 anni, lo scorso 25 agosto a Biasca. L’imputato sostanzialmente ammette quanto è avvenuto, ma si dichiara innocente per quanto attiene alla violenza, in quanto non era a conoscenza dell’età della ragazza e quando lei aveva rifiutato il suo approccio, per quanto insistente ed esplicito, lui si era fermato. I due si erano conosciuti un’ora prima sul treno. La ragazza, il cui cellulare era scarico, ha chiesto se le potesse prestare un dispositivo elettronico. I due sono così andati nell’appartamento del 33enne, dove lui le ha messo a disposizione un tablet. Se fin qui le due versioni coincidono, da questo punto in poi divergono non tanto sui fatti, quanto sulle modalità. Secondo la vittima, dopo essersi fatto una doccia, il 33enne si è presentato in abiti succinti e in evidente stato di eccitazione, iniziando pesanti approcci fatti di toccamenti nelle parti intime, fino a giungere a una penetrazione mediante un dito, al tentativo di baciarla e di sottoporla a un rapporto completo. Dopo i reiterati rifiuti della ragazza, l’imputato si è fermato, lei se n’è andata per raggiungere un bar dove, scossa e piangente, è stata soccorsa e presa a carico dalle forze dell’ordine.
‘Credevo fosse maggiorenne’
Per il 33enne, i fatti si sono svolti grossomodo secondo il racconto della 15enne, se non che «una volta giunti a casa, mentre utilizzava il tablet mi si è seduta a cavalcioni sulle gambe, dicendomi di lasciarla fare.
A quel punto ho iniziato ad accarezzarla, le ho toccato le parti intime, ma quando lei mi ha detto “non posso”, mi sono fermato. Mi ha ridato il tablet, ha ripreso le sue cose e se n’è andata». A detta dell’uomo, lei gli avrebbe fatto intendere in più di un’occasione di essere maggiorenne e lui aveva preso in considerazione la possibilità di avere un rapporto completo. Una versione che, secondo la procuratrice pubblica Anna Fumagalli, non sta né in cielo, né in terra: «Cosa lo ha portato a pensare che una 15enne volesse avere un rapporto con lui? Basta una gentilezza (lo ha invitato ad accomodarsi vicino a lei in treno, ndr) per giustificare questa pretesa? L’imputato ha ammesso di essere abituato al sesso occasionale, ma per quale motivo dovrebbero esserlo automaticamente anche gli altri? Tra l’altro, nel primo interrogatorio ha negato di avere avuto contatti fisici con la vittima, mentre ora sappiamo che aveva mentito. La sua versione dei fatti è totalmente illogica, in contrasto con le risultanze dell’inchiesta». Anche perché, ha proseguito Fumagalli, basta incontrarla per rendersi conto di avere a che fare con una ragazzina fragile e ingenua: «Il suo è stato un agguato sessuale a tutti gli effetti». A differenza di quelle dell’uomo, ha proseguito la pp, le dichiarazioni della ragazza sono sempre state «chiare e precise». In più circostanze (prima ai genitori, poi nelle deposizioni) «ha ripetuto la sua versione, espressa in modo dettagliato, dall’incontro sul treno fino alla fuga dall’appartamento: da una parte dichiarazioni fantasiose, dall’altra coerenza». Fantasia e coerenza che si sono ribaltate nell’arringa difensiva dell’avvocato Maricia Dazzi, secondo la quale la versione dei fatti più probabile è quella espressa dal 33enne. Il quale «ha il diritto di essere ritenuto innocente fino a un’evidenza che provi il contrario. La sua è stata fin dal principio una narrazione precisa e collaborativa. Certo, si è contraddetto nel primo verbale, ma ha ritrattato nel giro di due ore e da lì non si è più mosso. Un comportamento iniziale al quale il suo passato non è certamente estraneo». Sia la vittima, sia l’imputato stavano attraversando un periodo difficile: lei ricoverata nella Comunità socio-terapeutica Arco, lui fuggito con la madre dalla Colombia (richiesta d’asilo respinta in prima istanza), dove suo fratello era stato ucciso per motivi politici, e affetto da disturbo da stress post traumatico. «Il suo è stato un atteggiamento difensivo, alla luce delle cattive esperienze vissute in Patria con le forze dell’ordine. Inoltre, non si è mai sottratto alle sue responsabilità, ha ammesso ciò che ha fatto, confutando tuttavia le modalità d’azione riportate nell’atto d’accusa».
Se avesse avuto cattive intenzioni, «non avrebbe lasciato la giovane da sola in casa mentre si faceva la doccia, non le avrebbe fornito tutti i dati personali, fino alla password del wi-fi, lasciando così in rete una miriade di indizi».
Ma allora – e la domanda l’ha posta anche il presidente all’imputato – per quale motivo la 15enne avrebbe dovuto esagerare quanto accaduto? «Me lo chiedo pure io, ma non sono ancora giunto a una risposta». L’avvocato Dazzi, invece, ha legato questo atteggiamento al difficile momento attraversato dalla ragazza, la quale non è certo stata spinta da cattiveria, ma piuttosto da un crollo dovuto alla sua situazione personale.
Una vicenda complessa, basata essenzialmente sulle deposizioni di vittima e imputato. Per poter emettere un verdetto corretto, la Corte ha deciso nuovi approfondimenti. Si tornerà in aula tra qualche mese.
BELLINZONA E VALLI
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2026-03-14T07:00:00.0000000Z
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