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Servizio trasfusionale, si chiude il 24 giugno

Il direttore: ‘Calate le entrate dalla vendita di emocomponenti, inevitabile ridurre i costi’. L’alternativa: un martedì al mese al Centro La Torre di Losone

di Davide Martinoni TI-PRESS

In drastico calo la richiesta di emocomponenti: non si giustifica più il pagamento di un affitto pieno (più le spese) per i due giorni di apertura settimanale. L’alternativa? Il Centro La Torre.

A Locarno finisce un’epoca: il 24 giugno chiuderà definitivamente il Centro trasfusionale della Croce Rossa. I donatori (circa 800 quelli del Locarnese, per 1’500 donazioni all’anno) sono stati avvisati ieri di una decisione “presa a malincuore e solo dopo una lunga e attenta valutazione”. Tuttavia, i motivi che giustificano la scelta sono almeno due. Il primo, doverosamente spiegato ai donatori nella circolare informativa, è che “oggi il settore trasfusionale sta vivendo un cambiamento significativo: grazie ai progressi medici l’utilizzo di emocomponenti negli ospedali è nettamente diminuito”. Ciò, sottolinea la Direzione del Servizio trasfusionale della Svizzera italiana, “ci impone il dovere etico di riorganizzare le attività per evitare sprechi e garantire che ogni goccia donata sia utilizzata dove serve davvero”. Poi c’è anche la questione della gestione delle risorse economiche: visti i motivi tecnici legati all’utilizzo in continuo calo degli emocomponenti, diventa sempre più difficile giustificare il pagamento di un affitto pieno (al piano terra del Palazzo dei Borghesi) e di tutti i costi specifici di una struttura preposta a questo genere di attività, per un utilizzo che si limita a due giorni alla settimana (lunedì e martedì).

Un chiarimento importante fornito a “laRegione” dal direttore operativo del Servizio trasfusionale, Mauro Borri, è che la cessazione dell’attività in Città non determinerà dei licenziamenti: nel computo (54 persone impiegate a livello cantonale) vi sarà una leggera diminuzione percentuale, ma nessuno perderà il posto.

‘Ma la voglia di aiutare non può andare perduta’

Detto della prossima perdita della sede fissa, va puntualizzato che Croce Rossa non abbandonerà semplicemente il Locarnese per concentrarsi su Bellinzona e Lugano. Infatti, per rispondere a quella “voglia di aiutare che è insita in tutti i donatori”, considerata “troppo preziosa per andare perduta”, si potrà continuare a donare una volta al mese al Centro La Torre di Losone. Lì il personale locarnese sarà presente inizialmente i martedì 21 luglio (dalle 7.15 alle 14), 11 agosto (dalle 13.15 alle 20) e 1° settembre (dalle 7.15 alle 14). Poi ci sono le azioni sul territorio (visibili su www.donatori.ch/calendario) e i due Servizi trasfusionali di Bellinzona o Lugano, all’occorrenza naturalmente aperti anche ai locarnesi. Le prenotazioni per Losone si possono effettuare su www.donatori.ch.

‘Costanza e generosità risorse vitali’

Tornando daccapo, è senz’altro significativo il tono della lettera inviata ai donatori locarnesi. Innanzitutto, l’abbrivio non è la notizia, ma un ringraziamento: “La costanza e la generosità che hai sempre dimostrato presso il Centro trasfusionale di Locarno sono state una risorsa vitale per moltissimi pazienti”. E più sotto, a voler confermare il disagio del Servizio di fronte a una novità comunque destabilizzante per i molti donatori mossi da nient’altro che una missione (donare il sangue è assolutamente gratuito, anche se un “grazie” e un sorriso possono valere molto, come ogni donatore ben sa) viene ribadito che “siamo consapevoli che questa decisione, per quanto necessaria e ponderata, possa suscitare dispiacere”.

Borri: ‘È un prezzo del progresso medico-scientifico’

Un sentimento che si ritrova nelle parole del direttor Borri: «Peccato, davvero. Spiace aver dovuto decidere per la chiusura, ma il punto è che oggi si trasfonde molto meno. Noi abbiamo una struttura che nel corso degli anni, con grande sforzo da parte di tutti, era stata costruita per raccogliere e distribuire una certa quantità di prodotti – in particolare i concentrati di globuli rossi – ma oggi il progresso medico-scientifico permette di lavorare consumando molto meno sangue. Abbiamo quindi bisogno di meno donatori di sangue e nel contempo, non vendendo più emocomponenti come in passato, abbiamo molte meno entrate. Ricordo a tal proposito che la Fondazione di Croce Rossa cui fa capo il Servizio trasfusionale non riceve contributi, se non quello derivante appunto dalla vendita dei derivati del sangue a ospedali, cliniche e case per anziani».

La conseguenza delle minori entrate non può essere che una riduzione dei costi, «cercando nel contempo di allocare le nostre risorse dove ci si può permettere di farlo: si tratta di un discorso economico che però va forzatamente fatto».

‘Decisione difficile e dolorosa’

Ammette il direttore del Servizio che «su questo provvedimento locarnese stiamo riflettendo da 4 anni e posso garantire che giungere a questa conclusione è stato difficile e doloroso». Peraltro, ribadisce Borri, «la ferma intenzione è non perdere nessuno dei generosi donatori locarnesi. Per riuscirci, la soluzione di Losone ci è sembrata la migliore a disposizione ed è stata calibrata tenendo conto del fatto che una buona parte dei locarnesi trova disponibilità al mattino, ma una parte comunque significativa è più facile che doni alla sera. Va anche detto che alcuni – specialmente i residenti da Tenero e Gordola verso il Piano di Magadino – hanno già testimoniato la possibilità di recarsi a Bellinzona, che diventa a questo punto il Centro trasfusionale di riferimento per il Sopraceneri, se non addirittura a Lugano. Insomma, il nostro obiettivo è continuare a dare a tutti la possibilità di donare, perché di sangue c’è comunque sempre bisogno, anche se in quantità minore». La stessa “ottimizzazione” del servizio riguarda anche i prelievi esterni, aggiunge Borri: «Raggiungevamo piccoli paesini per una ventina di donatori, ma ora è diventato impossibile spostare una squadra di 15 persone per ossequiare ai requisiti normativi e di qualità o di standard farmaceutico che sono sempre più complessi». I donatori di Locarno (dati 2025) sono 822 e se la “giocano” con Bellinzona, che ne conta 799. La parte del leone la fa, ovviamente, Lugano, con 1’783 donatori. Significativi i prelievi esterni, che nel corso dell’anno sono stati complessivamente 1’987.

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