Altre spiegazioni del governo poi la resa dei conti in aula
Dopo l’audizione di De Rosa e Gobbi in ‘Gestione’ i partiti non hanno ancora deciso se sostenere o meno la proposta socialista per lo stralcio della misura
di Vittoria De Feo e Giacomo Agosta
Consiglio di Stato sentito in audizione dalla ‘Gestione e finanze’. Sulla proposta del Ps di stralciare la misura di risparmio nessuno prende per ora posizione. Si decide lunedì in parlamento.
C’è chi è insoddisfatto, molto. E c’è chi non si sbilancia. L’audizione davanti ai membri della commissione parlamentare ‘Gestione e finanze’ di una delegazione del Consiglio di Stato – composta dal ‘ministro’ della sanità Raffaele De Rosa e dal presidente del governo Norman Gobbi – sul controverso tema della partecipazione degli utenti degli Spitex ai costi delle cure a domicilio non ha convinto chi già aveva i suoi dubbi. In particolare i commissari rosso-verdi. Gli altri schieramenti per il momento prendono atto e si riservano di discuterne all’interno dei rispettivi gruppi prima del confronto di lunedì in Gran Consiglio, quando un’iniziativa parlamentare socialista chiederà di cancellare la misura. La partecipazione ai costi delle cure a domicilio, voluta dal governo e votata dal parlamento durante le discussioni sul Preventivo cantonale 2026, è in vigore dallo scorso 1° aprile ed è stata fin da subito contestata da più parti: prima con una petizione online (20mila le firme raccolte in una manciata di giorni), poi con il lancio della manifestazione di protesta che si terrà sabato a Bellinzona e infine, come detto, con la proposta del Ps di discutere in aula l’iniziativa urgente per stralciare la partecipazione ai costi.
Toccati circa 25mila pazienti
Una quindicina, ci spiega il presidente della ‘Gestione’ Fabrizio Sirica, le domande poste ai due consiglieri di Stato. Come già ribadito qualche settimana fa dallo stesso Esecutivo, la posizione del governo è ferma: «Stando a quanto sostiene il Consiglio di Stato – dice Sirica – i volumi di prestazione erogati dagli Spitex privati rispetto a quelli pubblici sono praticamente il doppio». Ragione per cui «per il governo questa misura è tesa a cercare di correggere potenziali abusi nel settore delle cure a domicilio». Le persone toccate, poi, sarebbero circa 25mila. «Parliamo degli utenti che sono e saranno chiamati a pagare», chiarisce il presidente della ‘Gestione’. E aggiunge: «Non ci sono però dati sulla quota di persone che hanno una copertura delle complementari». Altro aspetto sottoposto a De Rosa e Gobbi, i dati finanziari, contestati dal Ps. «Il governo – indica Sirica – sostiene che sono stime, proprio perché si tratta di una nuova misura». A non essere per niente d’accordo il capogruppo socialista Ivo Durisch: «Non siamo assolutamente soddisfatti delle risposte date dal Consiglio di Stato, che non ha sufficientemente approfondito la misura. Tutti i dati che ci sono stati forniti sono, a detta del governo, delle ipotesi. Ipotesi che in alcuni casi sono addirittura a nostro modo di vedere palesemente errate». Sulla differenza dei volumi di prestazione, per Durisch «questa misura potrebbe paradossalmente facilitare gli Spitex privati, visto che non si sa ancora se siano obbligati o meno a fatturare questo importo agli utenti». Per i Comuni però la misura è un risparmio non trascurabile, non si rischia una frattura tra i livelli istituzionali? «Non è sulle spalle degli utenti fragili che necessitano di cure a domicilio che bisogna patteggiare con i Comuni un riversamento di flussi finanziari», rimarca il socialista. Non solo. Secondo Durisch «la deresponsabilizzazione del governo verso il parlamento non è corretta: la misura è stata inserita nel Preventivo dal Consiglio di Stato e la petizione era indirizzata al Consiglio di Stato. Il governo avrebbe semplicemente potuto sospendere il nuovo regolamento». A ogni modo, l’impressione avuta dal socialista in commissione è che «gli altri partiti si stiano defilando. Anche se spero che non sia così, verosimilmente l’urgenza della nostra iniziativa lunedì non verrà votata».
De Rosa: ‘Differenza di spesa ingiustificata’
«Abbiamo spiegato alla commissione quale sarà l’applicazione della misura e come prevediamo di seguire i casi più delicati». Per il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa va ricordato, ancora una volta, un aspetto centrale: «Siamo il primo Cantone sia per esplosione della spesa sanitaria che per premio di cassa malati più alto. La partecipazione dei pazienti alla spesa delle cure a domicilio, peraltro in vigore in quasi tutti i Cantoni, va quindi inserita in questo contesto e si aggiunge a tutti gli altri interventi che abbiamo introdotto negli ultimi anni». Tra questi: il blocco di alcune specializzazioni mediche nel settore ambulatoriale e di nuove autorizzazioni per infermieri e Spitex privati. «Non ci fa ovviamente piacere introdurre questa misura – mette in chiaro – ma ci sono dati oggettivi che non si possono ignorare: in Ticino gli operatori attivi in questo settore sono triplicati in pochi anni e i costi, di conseguenza, sono esplosi. Rispetto al resto della Svizzera spendiamo circa il 40% in più nelle cure a domicilio. Una differenza che la nostra struttura demografica da sola non giustifica. Dobbiamo quindi intervenire per garantire la sostenibilità dell’intero sistema». Tra le critiche mosse al governo c’è anche quella di aver fissato il contributo massimo giornaliero a 15 franchi. «Il dibattito si è subito focalizzato su questa cifra, ma si tratta di situazioni particolari. Nell’85% dei casi la partecipazione è di 5 franchi al giorno». Tornando a chi dovrà pagare 15 franchi: «L’importo massimo riguarda chi necessita di una presa a carico di due ore e mezza per 365 giorni all’anno. Equivale, sostanzialmente, ai trattamenti che riceve un ospite in casa anziani. La partecipazione ai costi per chi si trova in casa anziani è però di minimo 84 franchi al giorno». Detto questo, precisa De Rosa, «ci sarà un monitoraggio dell’impatto finanziario e, se necessario, valuteremo anche delle misure di accompagnamento». Monitoraggio che permetterà anche di capire «come mai gli Spitex privati, nel complesso, fatturano il doppio delle ore degli Spitex pubblici. Questo possiamo capirlo con un maggiore controllo da parte degli assicuratori malattia, ma anche grazie alla responsabilizzazione dei pazienti che segnalano fatturazioni non conformi alle prestazioni erogate».
Centro e Plr aspettano
Preferisce dal canto suo aspettare la riunione interna il capogruppo liberale radicale Matteo Quadranti, che però personalmente non si dice contrario alla misura in vigore da due settimane: «La vedo come un tentativo di controllare la spesa sanitaria in Ticino che esiste in diversi altri Cantoni da molti anni, dove non ha creato tutto questo subbuglio. Certo – osserva –, la comunicazione da parte del Cantone non è stata ideale, visto che è stata lasciata agli infermieri che vanno a domicilio». «Ci sono state date delle spiegazioni che in una certa misura consentono di tranquillizzare le persone che si trovano in una situazione di fragilità. C’è infatti la volontà da parte del governo – riconosce il capogruppo del Centro Maurizio
Agustoni – di monitorare la situazione e intervenire in modo tempestivo dove eventualmente necessario. Questo per evitare che il tema finanziario si traduca nella rinuncia a prestazioni». Mette in chiaro Agustoni: «Sensibilità e approccio prudente da parte dell’Esecutivo, già evidenziati quando è stata prospettata la misura, ci sono stati confermati. Certo, sul merito delle misure ci può essere una comprensibile insoddisfazione. Ma le risposte date ci sono sembrate complete e trasparenti». Quindi niente sostegno all’iniziativa socialista per lo stralcio della misura? «Domani sera (oggi per chi legge, ndr) il gruppo si troverà e deciderà. Penso però che sia importante – aggiunge – non diffondere il panico nella popolazione fragile. Da quello che abbiamo capito, l’allarmismo che abbiamo registrato in questo periodo non è giustificato né dalla misura in sé né da come il governo intende applicarla. Nessuno verrà lasciato indietro».
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