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Cheda e Dss a confronto su asili nido e sussidi

Il titolare di una struttura privata assolve la Città e addita il modello cantonale: ‘Discriminatorio’. Il dipartimento assicura: ‘Applichiamo criteri oggettivi’

Di Marino Molinaro

Il primo, titolare di una struttura privata, ritiene che non sia il Municipio a frenare le aperture, ma il modello di aiuti impostato dal Cantone.

I cui servizi replicano parlando di ‘criteri oggettivi’.

“Non è la Città di Bellinzona a frenare sugli asili nido, ma il Dipartimento sanità e socialità”. Lo scrive

Matteo Cheda, titolare di una struttura, a commento del nostro articolo sulla cronaca della seduta di Legislativo del 13 aprile, quando il plenum ha bocciato per pochi voti la mozione dell’Unità di sinistra che chiedeva di realizzare nidi gestiti dal Comune. Decisione che ha poi indotto il Ps e altre forze politiche a lanciare un’iniziativa popolare che va in questa direzione.

“Il freno – sostiene Cheda – è tirato dal Dss con autorizzazioni e sussidi che calpestano la matematica e causano disparità tra i bambini. I sussidi abbassano i costi per i genitori e quindi aumentano la domanda. Ma di questo il Dss non tiene conto e così si sottraggono decine di migliaia di franchi ad alcune famiglie privilegiandone altre. E meglio: se la domanda delle famiglie cresce grazie al sussidio, i bambini in più restano fuori. Se i bambini raddoppiano, metà dei bambini riceve decine di migliaia di franchi in quattro anni, l’altra metà nulla. Una lotteria finanziata con soldi pubblici”. Per contro a suo dire la Città applica un sistema “trasparente che rispetta la logica e l’equità: il budget viene diviso tra tutti i bambini. Se il loro numero aumenta, il sussidio pro capite diminuisce in proporzione. Nessuno viene escluso né privilegiato”. Inoltre la Città “non pone intralci all’apertura di nuovi asili nido. Se una struttura è conforme viene autorizzata”. Per chiarire meglio, Cheda cita il caso “emblematico” del suo nido Drago Mago, di cui abbiamo scritto l’anno scorso: “C’erano tutti i permessi comunali, ma il Dss si è opposto all’apertura col pretesto che i sussidi erano ormai esauriti e che senza di essi la struttura non sarebbe stata finanziariamente sostenibile. Così ho deciso di mettere all’asta i posti. È scoppiata la polemica e la questione è diventata pubblica. Da un giorno all’altro tutto è magicamente cambiato: il Drago Mago ha ottenuto l’autorizzazione e sono arrivati pure i sussidi”.

‘Dinamiche opache nell’attribuire i posti’

Andando al nocciolo della questione, secondo Cheda il Dss “non vuole ammettere i veri motivi per cui si oppone all’apertura di nuovi nidi. Ma posso fare due ipotesi. La prima riguarda il fatto che negare il sussidio ai bambini in più e privilegiare quelli a preventivo sarebbe anticostituzionale. Per evitare di ammettere l’errore e modificare la ripartizione dei sussidi, il Dss preferisce negare le autorizzazioni per i nuovi nidi. Seconda ipotesi: il Dss sta usando la carenza di posti negli asili nido per mettere sotto pressione i parlamentari, mettendo in cattiva luce i sostenitori del freno alla spesa pubblica”.

In altre parole, “si vuole dare la colpa a quella maggioranza del popolo che ha approvato il decreto Morisoli, per convincere i parlamentari ad aumentare il budget destinato agli asili nido. Questa ipotesi trova conferma nel rapporto di minoranza della Commissione della gestione di Bellinzona sulla votazione di lunedì: si dice che a causa del decreto Morisoli non vengono autorizzati nuovi nidi. Ciò che non corrisponde al vero. Semplicemente se il budget rimane invariato e i bambini raddoppiano a causa della domanda supplementare generata dal sussidio, ogni bambino riceverà la metà. Invece il Dss preferisce bloccare i nuovi nidi, non per mancanza di spazi o di domanda, ma per non far crollare un modello che non regge alla prova dei numeri e per scaricare la colpa sul decreto Morisoli”. Questa situazione “crea disparità e favorisce dinamiche opache nell’attribuzione dei posti, con controlli non sempre efficaci, favoritismi e assegnazioni poco trasparenti”. Questo lo porta a dire che “se un asilo nido rispetta i parametri previsti dalla legge, il Dss dovrebbe autorizzarlo senza trasformare i permessi in strumenti di pressione politica. E se il parlamento stabilisce un budget fisso per i sussidi, questo dev’essere diviso equamente tra tutti i bambini. Se la domanda aumenta, il contributo si riduce proporzionalmente. Fine delle discriminazioni”.

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2026-04-18T07:00:00.0000000Z

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