Biasca cerca alternative e il Cantone fa per sé
Caduta la collaborazione col Decs per l’ex Arsenale, il Comune sta interpellando le varie Città. E la Logistica approfondisce due siti per le sole esigenze cantonali
Di Marino Molinaro
In Ticino vari settori del Cantone, come pure le Città, i Comuni, i musei pubblici e privati e i collezionisti hanno tutt’oggi fame di spazi dove poter depositare materiale storico e collezioni d’arte in modo adeguato e sicuro. Perciò attendono chiarimenti dopo la recente decisione di Decs e Dfe di rinunciare a fare da capofila istituzionale, affiancando il Comune di Biasca, per l’inserimento di un Archivio cantonale nell’ex Arsenale situato nel cuore delle Tre Valli, operazione da 8 milioni di franchi per la prima fase relativa ai tre padiglioni più grandi su un totale di nove, cui mettere mano in fasi successive. Rinuncia cantonale di cui abbiamo riferito il 26 giugno e che segue di qualche tempo quella che ha segnato la fine delle trattative fra il Municipio locale e il partner privato individuato a suo tempo, la Crozier Fine Arts di Kloten, una delle principali aziende a livello nazionale e globale specializzate nella logistica, movimentazione e conservazione di opere d’arte. Ma non tutto è perduto e infatti potrebbero maturare due scenari alternativi: uno sempre a Biasca su iniziativa sempre del Comune a braccetto con eventuali Città interessate; l’altro portato avanti dal Cantone, ma questa volta esclusivamente per esigenze proprie, in una località per ora ‘top secret’.
La rinuncia del gruppo Crozier
Ma andiamo con ordine. Nel caso della Crozier Fine Arts – aveva spiegato il municipale Dante Caprara al Consiglio comunale durante l’ultima seduta di tre settimane fa – l’impostazione di base «prevedeva che il Comune si assumesse gli interventi strutturali per il recupero degli edifici e il partner privato finanziasse l’allestimento e l’utilizzo degli spazi in funzione delle sue esigenze». Per svolgere queste valutazioni il Comune si è avvalso di specialisti esterni, come previsto dal credito di 410mila franchi approvato dal Legislativo cinque anni fa. «Nel corso delle analisi e delle trattative non è tuttavia stato possibile raggiungere un’intesa su alcuni elementi fondamentali del modello economico, in particolare per quanto riguarda le condizioni locative necessarie a garantire la sostenibilità dell’investimento per il Comune». È così venuto meno l’obiettivo di autofinanziamento. Successivamente il Cantone è diventato il possibile partner di riferimento. Ma anche qui qualcosa è andato storto e alla fine Decs e Dfe hanno comunicato la rinuncia. I cui motivi sono stati indicati informalmente al Municipio, che attende a breve la versione scritta.
‘Svantaggi economici, funzionali e tecnici’
Motivi che ‘laRegione’ ha chiesto ai servizi cantonali. «Per poter definire al meglio la collocazione dei contenuti richiesti – spiega da noi contattato Giovanni Realini, capo della Sezione logistica al Dfe – si è ritenuto necessario eseguire uno studio comparativo per valutare in modo approfondito le diverse opzioni possibili. I risultati di questo studio hanno evidenziato che la soluzione di Biasca presenta degli svantaggi, rispetto ad altre varianti, a livello economico, funzionale e tecnico; inoltre richiede tempi di realizzazione maggiori. Ciò ha portato il Cantone a non aderire all’opzione ex Arsenale». Diniego, puntualizza Realini, sul quale non ha influito il fatto che in precedenza Crozier Fine Arts si fosse chiamata fuori. Lo studio ha dunque permesso di «valutare in modo approfondito le diverse possibili soluzioni definendo vantaggi e svantaggi di ciascuna. Oltre al comparto dell’ex Arsenale, ha analizzato altri sedimi in diverse zone del Ticino di proprietà sia del Cantone sia di terzi». Diverse opzioni pensate per risolvere le esigenze del solo Cantone e infine ridottesi di numero: «Al momento ve ne sono due che rispetto all’ex Arsenale presentano dei vantaggi. Prima di poter essere confermate e concretizzate dovranno essere ulteriormente approfondite». A ogni modo Realini è certo che le soluzioni individuate «presentano dei vantaggi a livello economico di realizzazione e gestione oltre a dei vantaggi funzionali, tecnici e a tempi di realizzazione più brevi».
A chi serve cosa
Sul territorio le esigenze sono parecchie e variegate. Tre anni fa la Divisione che al Decs si occupa di cultura e studi universitari aveva formalizzato la sete di spazi dove poter conservare adeguatamente materiale dell’Archivio di Stato, delle Biblioteche cantonali e del Centro di dialettologia e di etnografia, nonché le collezioni dei musei etnografici, poiché i rispettivi depositi erano sovraoccupati. Idem gli altri due potenziali maggiori partner individuati, ovvero la Città di Bellinzona (alla ricerca di soluzioni per depositare parte del patrimonio culturale del Museo Villa dei Cedri) e la Città di Lugano che ha le stesse esigenze per il Museo dell’arte della Svizzera italiana dove sono riunite anche collezioni del Cantone. Altro partner individuato era il Museo delle culture di Lugano, più realtà museali minori confrontate con difficoltà logistiche per conservare quadri, sculture, reperti e documenti. Non mancava poi l’interesse di privati, collezionisti, storici ed ereditieri.
Per la Turrita due scenari possibili
Che si dice intanto a Bellinzona? «L’Ente autonomo Musei è sicuramente ancora interessato, anche perché dobbiamo finalmente trovare una soluzione per la Villa dei Cedri», ci spiega il municipale Renato Bison, capodicastero Educazione, cultura, giovani e famiglie. A suo avviso gli scenari possibili sono due: «Realizzare qualcosa insieme alla Città, che ha anch’essa l’esigenza di disporre di un archivio, oppure aggregarci a una soluzione cantonale. Al momento non sono in grado di fornire informazioni più precise. Nel frattempo le autorità biaschesi si sono riattivate e mi hanno chiesto se confermo ancora l’esigenza. La mia risposta è affermativa».
‘Vogliamo un Centro di competenze vivo’
Emerge infatti che l’Esecutivo di Biasca sta già tastando il polso delle città, da Locarno a Bellinzona fino a Lugano e al Mendrisiotto. D’altronde lo ha spiegato recentemente il municipale Dante Caprara al Legislativo: gli approfondimenti sin qui svolti «rimangono a disposizione e potranno essere ripresi qualora dovessero concretizzarsi condizioni più favorevoli o emergere nuove opportunità di collaborazione». Si sta muovendo qualcosa? Prudente ma fiducioso il sindaco Loris Galbusera: «Anche senza il partner privato e senza il Cantone, riteniamo tutt’oggi opportuno valorizzare l’ex Arsenale trasformandolo non solo in un magazzino d’arte, ma in un autentico Centro di competenze integrate Arte e Archivi. Una realtà viva dove si svolgono e propongono attività di vario genere. Considerati gli importanti investimenti comunali che affronteremo nel breve e medio termine (ndr: anzitutto il comparto Bosciorina da 80 milioni) vogliamo capire se vi siano Città e/o Comuni con esigenze di spazi e di conseguenza anche la capacità di cofinanziare insieme a noi la messa a punto dell’ex Arsenale, unendo le forze e suddividendo l’onere realizzativo». Risposte e chiarimenti sono attesi nei prossimi mesi.
BELLINZONA E VALLI
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2026-07-07T07:00:00.0000000Z
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