‘L’enorme valore di una scuola in valle’
Dopo il ‘no’ del governo alla riapertura della sede di Media, prende posizione l’Assemblea dei genitori degli Istituti di Gordola, Lavertezzo e Brione
Di Davide Martinoni
«Offrire una riflessione sul valore della scuola come presidio educativo, sociale e territoriale e sull’importanza che essa riveste per il futuro delle comunità locali». È l’obiettivo dell’Assemblea dei genitori degli Istituti scolastici di Gordola, Lavertezzo e Brione Verzasca, che tramite la delegata Francesca Prospero Cerza prende posizione dopo il “no” del Cantone alla riapertura, a Brione Verzasca, della sede vallerana di scuola media. L’iniziativa di rilanciare la sede in valle come alternativa valida a quelle sul Piano (Gordola è fra le sedi più affollate dell’intero Ticino) era stata portata avanti dal Municipio di Verzasca, sottoscritta dall’Associazione dei Comuni della Verzasca e Piano e sostenuta da alcune delle 300 famiglie del comprensorio scolastico cui era stato rivolto un sondaggio. I risultati parlavano chiaro: valle significa classi meno numerose, ambiente più raccolto, accompagnamento educativo più mirato.
Il governo: ‘Numeri troppo ridotti’
Eppure il Consiglio di Stato, doppiando la posizione del Decs che si era detto aperto al dialogo ma sottolineava anche la necessità di garantire su più anni qualità dell’offerta formativa e sostenibilità finanziaria (in relazione a un numero minimo di 10 allievi) ha risposto picche perché nel ’26-27 gli allievi domiciliati in valle in prima media sarebbero stati sei “e anche considerando la possibile presenza di alcuni allievi e alcune allieve provenienti dal Piano, il numero complessivo rimarrebbe molto contenuto”. Pur riconoscendo “il valore sociale, territoriale e simbolico della sottosede di Brione Verzasca”, il governo ritiene “non date le condizioni necessarie per una sua riattivazione sotto il profilo pedagogico, organizzativo e finanziario”. In più, vi sarebbero “ripercussioni anche sull’organizzazione della sede di Gordola, frequentata dalla maggior parte degli allievi e delle allieve della regione”.
Ma tutto è opinabile. Lo aveva dimostrato il Municipio con una reazione di “profondo disappunto e forte amarezza” per una “decisione deludente, difficile da comprendere e ancor più difficile da accettare, soprattutto alla luce del lavoro serio, puntuale e responsabile svolto negli ultimi mesi dal nostro Municipio. Dopo incontri, approfondimenti, verifiche, contatti con le famiglie, raccolta di adesioni e analisi degli aspetti organizzativi, si riteneva che fossero stati prodotti elementi concreti, accertati e verificabili per permettere una valutazione favorevole alla riapertura della sede”.
Ora a scendere idealmente in piazza sono proprio le famiglie, con una delegata di Gordola, Francesca Prospero Cerza, il cui ragionamento è di cuore e di testa insieme: «Se parlo della scuola in Verzasca lo faccio con cognizione di causa: mio figlio, domiciliato a Gordola, ha frequentato per scelta familiare la prima elementare a Brione Verzasca. A ragion veduta posso quindi dire che il contesto vallerano restituisce un valore enorme come ambiente, approccio didattico, rapporti interpersonali fra allievi e docenti e va anche a favore dei docenti stessi, in generale sempre più sotto pressione per ciò che è diventato il mondo della scuola. Di un “alleggerimento” vallerano, oltre che i nostri figli, avrebbero beneficiato anche loro».
E ancora: «Si è parlato di numeri, organizzazione, sostenibilità, criteri pedagogici e costi. Sono tutti aspetti importanti e legittimi. Come Assemblea dei genitori, però, abbiamo avuto la sensazione che nel dibattito sia rimasta sullo sfondo la domanda più importante: che cosa rappresenta davvero una scuola? Ogni scelta che riguarda una scuola produce effetti che vanno ben oltre le aule. Una scuola aperta significa famiglie che scelgono di restare, giovani coppie che immaginano il proprio futuro in un territorio, bambini che crescono sentendosi parte della comunità in cui vivono. È un presidio educativo, ma anche sociale e territoriale».
‘Un territorio non vive di solo turismo’
Ricorda Prospero Cerza che «negli ultimi anni la Valle Verzasca è stata giustamente valorizzata come una delle immagini più belle del nostro cantone. Migliaia di persone percorrono le sue strade per ammirare il Ponte dei Salti, le acque smeraldo del fiume e i suoi paesaggi. È una promozione di cui tutti siamo orgogliosi. Ma un territorio non vive grazie ai turisti: vive grazie alle persone che lo abitano ogni giorno, grazie alle famiglie che scelgono di costruirvi la propria vita; ai bambini che ne rappresentano il futuro. Per questo la presenza di una scuola non può essere considerata soltanto un servizio tra gli altri. È un messaggio che le istituzioni rivolgono ai cittadini. Dice quanto una comunità creda nel proprio futuro e nella possibilità che nuove famiglie scelgano di viverci».
E ancora, tornando alla comunicazione ufficiale della rinuncia alla Media, avvenuta il 30 giugno: «Ci ha colpito anche il momento in cui è stata comunicata la decisione. Il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media rappresenta una tappa importante nella crescita di ogni ragazzo. I bambini di quinta elementare hanno concluso l’anno scolastico senza sapere se a settembre avrebbero ritrovato il loro ambiente scolastico, i loro compagni e il loro punto di riferimento. Anche il tempo con cui vengono comunicate decisioni di questa portata è una forma di attenzione verso i propri cittadini».
‘Creare le condizioni per crescere dei figli’
Infine, esprimendosi a nome dell’Assemblea dei genitori degli Istituti scolastici di Gordola, Lavertezzo e Brione Verzasca, Prospero Cerza estende il ragionamento a tutte le regioni periferiche del nostro cantone: «Se desideriamo che esse continuino a vivere, non basta promuoverle come splendide destinazioni turistiche. Occorre creare le condizioni perché le famiglie possano scegliere di abitarle, lavorarci e crescervi i propri figli. Le comunità non si costruiscono partendo dagli edifici. Si costruiscono partendo dalle persone. E tra tutte le persone, i bambini sono quelli che più di ogni altro meritano di essere considerati non come un numero, ma come il futuro del nostro cantone. Una scuola può chiudere in pochi minuti con una decisione amministrativa. Una comunità, invece, impiega anni per ricostruire ciò che quella scuola rappresentava».
LOCARNO E VALLI
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2026-07-11T07:00:00.0000000Z
2026-07-11T07:00:00.0000000Z
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