‘Per noi la separazione dei poteri è centrale’
Caso Zali e critiche al governo, la presidente Marina Carobbio interviene e spiega: ‘C’è una progressiva deriva del dibattito pubblico’. Dadò: ‘Chiedevamo ben altro’
Di Jacopo Scarinci
«Vi parlo ora come presidente del governo cantonale». È appena finita la consueta conferenza stampa di inizio anno scolastico quando la direttrice del Dipartimento educazione, cultura e sport Marina Carobbio prende la parola per una dichiarazione finale. Perché forse – dopo il caso che ha portato alle dimissioni Claudio Zali – era arrivato il momento, verrebbe da dire finalmente.
«A spingermi a prendere la parola oggi (ieri, ndr) – afferma Carobbio – sono la progressiva deriva del dibattito pubblico cui abbiamo assistito nei giorni scorsi in Ticino, lo svilimento dei toni, l’aggressività crescente, la diffusione di messaggi che inneggiano a odio e violenza. Sintomi e cause del disorientamento e della sfiducia di parte della popolazione, anche nei confronti delle istituzioni. Comprendo lo smarrimento che gli eventi delle ultime settimane possono aver generato. Credo però che sia ora di rimettere alcuni punti fermi».
‘Il potere giudiziario deve operare in totale indipendenza e autonomia’
Per Carobbio, i punti fermi sono che «come presidente del governo cantonale ritengo fondamentale ricordare la centralità della separazione dei poteri, che sta alla base dello Stato di diritto. La discrezione, o silenzio, come lo hanno chiamato alcuni, adottata dal Consiglio di Stato in questi giorni, è da ricondurre proprio alla volontà di rispettare la separazione dei poteri, lasciando che a chiarire fatti e responsabilità sia il potere giudiziario, che deve poter operare in totale indipendenza e autonomia». Ciò non significa, assicura Carobbio, «sottrarsi alle domande, alle verifiche, al controllo democratico, mediatico e parlamentare tramite inchieste giornalistiche, amministrative o approfondimenti parlamentari nell’ambito dell’alta vigilanza. Ci mancherebbe altro. Questi sono strumenti importanti che ho sempre difeso, che continuerò a difendere e alcuni dei quali ho anche contribuito a sviluppare».
«Appena sarà possibile, senza interferire con gli accertamenti giudiziari in corso, si dovrà rispondere alle domande e anche agli atti parlamentari con la massima trasparenza», comunica ancora Carobbio. La quale ribadisce «ancora una volta senza alcuna ambiguità, che ogni forma di violenza è inaccettabile, da qualunque parte essa provenga. La violenza fisica, la violenza di genere, l’incitazione alla violenza, ma anche la violenza verbale, troppo spesso sottovalutata, che lascia ferite profonde non solo nelle persone che ne sono direttamente oggetto, ma pure tra le persone che le circondano».
Il 29 luglio, in conferenza stampa, annunciando ufficialmente le dimissioni di Claudio Zali dal governo «ho detto che come Consiglio di Stato dobbiamo impegnarci con il parlamento e le forze politiche per ricostruire la fiducia nelle istituzioni. Lo ribadisco anche oggi. Dobbiamo farlo valutando se e quando è opportuno intervenire nel dibattito. Dobbiamo farlo, aggiungo, usando toni appropriati, rispettando ognuno il proprio ruolo, rispettando la separazione dei poteri. Dobbiamo farlo anche rafforzando le politiche pubbliche contro ogni forma di violenza e sopruso, portando avanti proposte che rispondano ai problemi con cui sono confrontati le cittadine e i cittadini del nostro cantone, continuando a investire nello Stato, nel lavoro quotidiano dell’amministrazione cantonale, nei servizi offerti alla cittadinanza». A ogni modo, rivendica Carobbio, «mi permetto di sottolineare che le istituzioni hanno sempre continuato a lavorare anche in queste settimane difficili».
L’auspicio della presidente del governo adesso «è che si lavori nell’interesse del cantone, della sua popolazione e delle sue istituzioni. Governo, parlamento e magistratura devono operare ognuno nel proprio ruolo e nella propria autonomia. Tutti noi abbiamo responsabilità nei toni del dibattito pubblico. Ciò non significa rinunciare al confronto costruttivo o alla denuncia quando necessario, ma farlo con toni civili, misurati, costruttivi, toni improntati al rispetto dei diritti e della dignità delle persone». Infine, Carobbio si dice «certa che questo è ciò che auspica anche la maggioranza della popolazione ticinese. Lo dobbiamo a noi stesse, a noi stessi, al Cantone, ma anche e forse soprattutto alle nostre giovani e ai nostri giovani, a chi cresce osservando le parole che scegliamo e il modo in cui ci rivolgiamo gli uni agli altri».
Dadò: ‘Noi e la cittadinanza ci aspettavamo ben altro’
E come la vede il presidente del Centro Fiorenzo Dadò, che più di tutti si è esposto stigmatizzando il silenzio governativo di queste settimane? «Intanto è positivo che almeno si siano fatti sentire, abbiano parlato alla popolazione tramite la presidente, meglio tardi che mai. E in senso generale – spiega a ‘laRegione’ – mi sento di condividere anche il messaggio dato». Ma la parte positiva finisce subito. Perché «parlare del concetto di separazione dei poteri non ha assolutamente nulla a che fare con quanto abbiamo chiesto, e quanto si aspettava la cittadinanza». Per Dadò, infatti, «le persone coinvolte che soffrono, e la popolazione, si aspettavano un gesto di vicinanza da parte di chi oggi è in governo, una parola di rassicurazione generale senza alcun bisogno di entrare nel merito dell’inchiesta. Invocare la separazione dei poteri – afferma ancora Dadò – non vuol dire fare finta di niente. Questo trend, quello del silenzio e di un certo tipo di comunicazione svilente quando c’è qualcosa di problematico da affrontare, dura da troppo tempo. E quindi si accampano scuse come questa».
Nuovo anno scolastico al via
Ieri 55mila studenti e 7mila docenti sono tornati a scuola dopo le vacanze estive, e in conferenza stampa la direttrice del Decs ha sottolineato come «l’inizio dell’anno scolastico è un passaggio importante, che porta nuove opportunità di crescita e di incontro. La scuola ha un ruolo fondamentale per lo scambio democratico e civile. Permette di ‘allenarsi’ sin da piccoli».
Inoltre, la direttrice del Decs – dopo aver rimarcato quanto siano fondamentali la cultura del rispetto, la prevenzione e la possibilità di segnalare comportamenti inadeguati – ha quindi voluto parlare, senza citarlo direttamente, del caso del docente delle Medie di Giubiasco: «Sono circolate negli ultimi giorni letture generalizzate sulla scuola, che hanno messo in discussione indistintamente l’operato di tutte le direzioni e del corpo docente. Se ci sono situazioni problematiche, non solo è giusto ma è d’obbligo affrontarle. È mio, nostro, dovere farlo, con serietà e nel rispetto delle procedure. Nessuno chiede di coprire eventuali criticità. Esigo anzi che venga fatta luce su di esse. Generalizzare non va però bene. Significa gettare un’ombra su migliaia di persone che ogni giorno, con competenza e dedizione, si occupano dei nostri giovani e delle nostre giovani. E significa, alla lunga, minare la fiducia della popolazione verso un’istituzione, la scuola pubblica, che è tra i pilastri del nostro Cantone e anzi un baluardo di accoglienza, valorizzazione e crescita. Non possiamo lasciare che casi singoli, per quanto gravi e da stigmatizzare con fermezza, vengano strumentalizzati e macchino la reputazione di migliaia di professionisti e professioniste dell’educazione che svolgono con competenza e dedizione un lavoro fondamentale al servizio dei giovani, delle giovani, delle famiglie e della società tutta».
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