Le nuove Preture? ‘Metà 2028/inizio 2029’
Riforma autorità di protezione: il governo indica a municipi, Arp e parlamento il suo ‘obiettivo temporale’ per l’entrata in funzione dei previsti organi giudiziari
Di Andrea Manna
È un’indicazione di massima, ma è già qualcosa dopo anni di gestazione, tra Consiglio di Stato e Gran Consiglio, di una riorganizzazione importante come quella del settore tutele e curatele in Ticino, con la prevista introduzione di autorità giudiziarie ad hoc. Ebbene, i lavori per l’implementazione “delle nuove Preture di protezione proseguono: l’obiettivo temporale per l’entrata in funzione definito dal governo è quello di metà 2028/inizio 2029”. È quanto fa sapere la Divisione giustizia del Dipartimento istituzioni in una recente comunicazione ai municipi dei Comuni sede delle attuali Autorità regionali di protezione (Arp) e al personale di quest’ultime, con cui li aggiorna sullo stato della riforma.
C’è dunque, nero su bianco, un “obiettivo temporale”. Secondo gli intendimenti dell’Esecutivo, le Preture di protezione dovrebbero diventare operative a metà del 2028 (verosimilmente 1° giugno) o a inizio dell’anno successivo (1° gennaio). Se così sarà, rimpiazzeranno le Autorità regionali di protezione: in base al sistema amministrativo vigente, del funzionamento e dei costi delle sedici Arp sono competenti i Comuni. Nelle future Preture, collegi giudicanti, composti da magistrati – ovvero pretori di protezione o rispettivi aggiunti – e da specialisti in ambito psicologico/pedagogico e nel campo del lavoro sociale stabiliranno le misure di protezione per adulti e minori vulnerabili: tutele, curatele, collocamenti, ricoveri a scopo di assistenza, privazione dell’autorità parentale, regolamentazione dei diritti di visita… È il modello giudiziario approvato a larghissima maggioranza (quasi il 78 per cento) dai votanti nella consultazione popolare del 30 ottobre 2022. Dalle urne un sì di principio alla ‘cantonalizzazione’ del settore, il cui fulcro saranno le citate autorità giudiziarie. Un sì di principio e anche un chiaro mandato alla politica: si vada avanti e si concretizzi la riforma.
Nella lettera inviata una decina di giorni fa ai Municipi interessati la Divisione giustizia ricorda che in luglio “hanno preso avvio gli incontri” tra lei e i rappresentanti dei Comuni sede delle odierne Autorità regionali di protezione. Incontri che “verranno completati nelle prossime settimane” e che “hanno permesso e permetteranno di toccare vari aspetti legati all’implementazione delle nuove Preture di protezione, tra cui l’ambito del personale per quanto attiene alla ripresa da parte del Cantone del personale amministrativo attivo presso le Arp, gli aspetti finanziari di cui al dispositivo sul finanziamento della riforma previsto dal Gran Consiglio (con l’accoglimento, nel gennaio di quest’anno, del messaggio governativo sugli aspetti organizzativi e appunto finanziari del modello giudiziario, ndr), la pianificazione logistica delle Preture di protezione, nonché infine anche gli aspetti informatici legati all’applicativo informatico che sarà utilizzato dalle future Preture”. Agli incontri con i Comuni sede delle Arp, scrive ancora la Divisione, seguiranno quelli “con il personale delle Autorità regionali di protezione, d’intesa con i rispettivi Comuni”. Intanto sono trascorsi quattro anni dalla votazione popolare. Certo, il cambiamento prospettato non è di poco conto. Alla riorganizzazione del settore stanno lavorando tre funzionari della Divisione giustizia – la direttrice Frida Andreotti, il suo aggiunto Cristoforo Piattini e la giurista Ljence Milani – e l’ex giudice Franco Lardelli, già presidente al Tribunale d’appello della Camera di protezione, chiamata a deliberare sui reclami contro le decisioni, al momento, delle Arp, fungendo anche da autorità di vigilanza. Sul fronte parlamentare è la commissione ‘Giustizia e diritti’, e meglio la sottocommissione ‘Protezione’ coordinata dalla deputata del Centro Sabrina Gendotti, a occuparsi del dossier. Sotto la lente della sottocommissione sono ora le norme procedurali, proposte dal governo con relativo messaggio dell’ottobre 2025, volte a disciplinare l’attività delle previste Preture.
Domande, risposte e quel mandato
Il Consiglio di Stato ha nel frattempo risposto a una serie di domande puntuali sul disegno di legge formulate in agosto dalla sottocommissione. Nell’ultima delle ventitré pagine, datate 7 ottobre e spedite all’organo parlamentare, il Consiglio di Stato segnala “l’obiettivo temporale” che si è dato. E che segnalerà qualche giorno dopo ai Municipi e ai collaboratori delle Arp. L’entrata in vigore delle norme di procedura, annota il governo, “non può oggi essere determinata: essa è legata all’entrata in funzione delle future Preture di protezione per le quali sono in corso le attività necessarie all’implementazione dell’assetto organizzativo, logistico e informatico, avviate dopo l’approvazione da parte del parlamento del messaggio governativo 8097”, quello accolto in gennaio. “A tali attività – continua il governo all’attenzione sempre della sottocommissione – devono far seguito gli ulteriori adempimenti per l’elezione dei membri (magistrati e specialisti, ndr) delle Preture di protezione da parte del parlamento”, elezione per la quale “reputiamo che occorra che la preposta Commissione avvii le discussioni sin d’ora, se vogliamo ipotizzare come data di entrata in funzione metà 2028 / inizio 2029” delle nuove autorità giudiziarie. Peraltro, sottolinea il Consiglio di Stato, “il popolo ticinese si è espresso con chiarezza il 30 ottobre 2022, approvando la trasformazione delle Autorità di protezione in una nuova autorità giudiziaria cantonale”. Quel voto “non rappresenta soltanto una legittimazione formale della riforma, ma costituisce un mandato politico preciso a superare le attuali frammentazioni e a garantire un sistema cantonale di protezione più uniforme, autorevole ed efficace”. A questo mandato, rileva il governo, “deve corrispondere un’attuazione concreta e tempestiva: le persone in situazione di fragilità e le loro famiglie non possono infatti attendere oltre per ottenere risposte adeguate, rapide e coerenti da parte dello Stato”.
La politica dia allora un colpo di acceleratore all’attuazione della riforma.
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