Molestie sul posto di lavoro, ‘chi denuncia è abbastanza tutelato?’
Chieste spiegazioni dopo il caso di una dipendente di Snl
“Quali garanzie esistono affinché chi denuncia molestie sessuali venga protetto, anziché rischiare di subire ulteriori conseguenze professionali”? A porre la domanda con un’interrogazione al Consiglio di Stato è la deputata dei Verdi Giulia Petralli. L’atto parlamentare prende spunto dal recente caso di una dipendente della Società navigazione lago di Lugano (Snl) licenziata dopo aver denunciato presunte molestie sessuali sul posto di lavoro. Dipendente che, come ha riportato ‘Area’, Snl è stata costretta a riassumere provvisoriamente, su decisione del pretore che ha ritenuto che il licenziamento potesse essere legato alle segnalazioni della lavoratrice. Snl ha nel frattempo presentato appello.
‘Non bastano dichiarazioni di principio’
Al di là dell’esito giudiziario, scrive dunque Petralli, “la vicenda pone una questione politica fondamentale: quali garanzie esistono affinché chi denuncia molestie sessuali venga protetto, anziché rischiare di subire ulteriori conseguenze professionali”? Le molestie sessuali sul posto di lavoro, osserva la granconsigliera, “si inseriscono in rapporti di potere e in disuguaglianze di genere che possono rendere particolarmente difficile per le donne opporsi, denunciare e ottenere giustizia”. E fa inoltre notare: “Quando le molestie provengono da una persona che ricopre una posizione gerarchicamente superiore, la dipendenza professionale ed economica può diventare un ulteriore ostacolo, alimentando il timore di non essere credute, di subire ritorsioni o persino di perdere il proprio posto di lavoro”. Il diritto a lavorare in un ambiente sicuro e rispettoso della dignità, rimarca quindi, “non può essere garantito soltanto sulla carta, ma deve tradursi in misure concrete di prevenzione e protezione”. Insomma, per Petralli, “non basta che un’azienda dichiari formalmente di condannare le molestie”. Anzi: “La sua responsabilità va concretizzata nella capacità di prendere sul serio ogni segnalazione, intervenire tempestivamente, accertare i fatti attraverso procedure adeguate e indipendenti e proteggere effettivamente le persone coinvolte”. Altrettanto cruciale, aggiunge ancora, “è impedire che chi denuncia venga isolato, messo sotto pressione o penalizzato professionalmente”. Altrimenti: “Il rischio è che la responsabilità venga di fatto trasferita sulla vittima, chiamata non soltanto a subire le molestie, ma anche a dimostrarle, affrontarne le conseguenze e sostenere il peso di una lunga battaglia per ottenere tutela”. Di più. “Quando una situazione di questo tipo emerge in un’azienda partecipata dal Cantone – evidenzia la verde – si pone inoltre una questione di responsabilità pubblica”. Nella pratica: “La promozione della parità di genere non può fermarsi alle dichiarazioni di principio, ma deve tradursi in garanzie concrete anche nei luoghi di lavoro sui quali il Cantone può esercitare un’influenza”.
Le domande
Ciò premesso, Petralli chiede al governo per esempio “quando sia venuto a conoscenza della situazione della dipendente di Snl e quali interventi abbia intrapreso, direttamente o attraverso i propri rappresentanti negli organi societari della Società navigazione lago di Lugano, ma anche quali informazioni abbia ricevuto in merito alle misure adottate da Snl per proteggere la lavoratrice dopo le prime segnalazioni”. Al Consiglio di Stato viene inoltre sollecitata una posizione sul perseguimento degli obblighi legali di prevenzione delle molestie e di protezione della personalità, una spiegazione di quali procedure di segnalazione e accertamento delle molestie sessuali erano in vigore presso Snl e sulla natura degli strumenti a disposizione del Cantone, “nell’ambito delle proprie competenze quale azionista”, per intervenire qualora una società partecipata non garantisca un’adeguata protezione del personale. Non da ultimo la deputata chiede se il Consiglio di Stato sia “disposto a promuovere standard minimi comuni e verificabili per tutte le società a partecipazione cantonale, comprendenti procedure indipendenti di segnalazione, misure di protezione tempestive, formazione delle figure dirigenziali e strumenti efficaci contro le ritorsioni”, nonché se disponga “di dati sulle segnalazioni di molestie sessuali e discriminazioni nelle società partecipate dal Cantone”.
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