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Contro la penuria di alloggi una Lex Koller più severa

Autorizzazioni, contingenti ridotti e altre restrizioni

Ats/red

Autorizzazioni, contingenti ridotti e altre restrizioni nel progetto inviato in consultazione. È anche una risposta all’iniziativa Udc in votazione a giugno.

L’acquisto di abitazioni o immobili commerciali da parte di persone residenti all’estero va reso più restrittivo. Lo pensa il Consiglio federale, che mercoledì ha avviato una consultazione (durerà fino al 15 luglio) per inasprire la legge in materia. Le misure proposte costituiscono parte di un pacchetto di provvedimenti d’accompagnamento deciso dal Governo in vista della votazione del 14 giugno sull’iniziativa popolare dell’Udc ‘No a una Svizzera da 10 milioni!’, osteggiata dal Governo.

Nel gennaio 2025, l’Esecutivo aveva incaricato il Dipartimento federale di giustizia e polizia di elaborare un progetto preliminare per modificare la legge sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero (Lafe, detta anche Lex Koller). Il motivo: l’attuale carenza di alloggi in Svizzera.

Il disegno di legge posto ora in consultazione prevede che i cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea e all’Associazione europea di libero scambio (Aels), ossia di Paesi terzi, necessiteranno di un’autorizzazione per acquistare un’abitazione principale, che dovranno poi rivendere entro due anni nel caso si trasferiscano.

Il Consiglio federale ha inoltre deciso di limitare l’acquisto di case di vacanza e di unità abitative in aparthotel da parte di persone all’estero. A tal fine propone di ridurre i contingenti annui a disposizione dei Cantoni e di reintrodurre l’obbligo di autorizzazione per gli stranieri che vendono alloggi di questo tipo a un altro straniero.

È pure previsto un giro di vite per gli immobili commerciali: le persone all’estero non potranno più comprarne a scopo di locazione o di affitto, ma potranno continuare ad acquistarne senza autorizzazione e senza limiti se intendono utilizzarli per la propria attività. Così facendo si vogliono impedire le operazioni a puro titolo d’investimento.

Infine, si vuole cambiare la Lafe per introdurre un divieto generale per gli stranieri di acquistare titoli quotati in Borsa di società immobiliari residenziali e quote regolarmente negoziate sul mercato di fondi immobiliari e di Sicav (società d’investimento a capitale variabile).

“Queste proposte mirano a riportare la Lex Koller al suo obiettivo originario”, scrive il Consiglio federale. Un intervento dello Stato è urgente alla luce dell’attuale situazione del mercato immobiliare, come dimostra uno studio di impatto commissionato dalla Confederazione. Un inasprimento della Lex Koller non è tuttavia necessariamente utile e potrebbe addirittura aggravare la situazione, in particolare per i grandi progetti, secondo il documento. Le misure non risolveranno tutti i problemi, ammette il Consiglio federale. Ma sono moderate e non comportano effetti insormontabili per l’economia nazionale e il turismo.

Reazioni contrastanti

La proposta governativa ha suscitato reazioni contrastanti. Il Ps parla di “un segnale forte”, con il quale “il Consiglio federale colma una lacuna normativa sfruttata dagli investitori esteri”. Per l’Udc invece ci si limita a “combattere i sintomi”. La soluzione contro gli affitti e i prezzi immobiliari elevati risiede nella “gestione autonoma dell’immigrazione”. Il presidente del Centro, Philipp Bregy, da un lato accoglie con favore l’allentamento delle restrizioni sull’acquisto di alloggi per il personale alberghiero, dall’altro vede con occhio critico limitazioni che non ridurrebbero le conseguenze negative dell’immigrazione. L’Associazione svizzera degli inquilini (Asi) ha comunicato, su richiesta, di voler esaminare il progetto e verificare che “il capitale e le imprese straniere siano effettivamente tenuti lontani dal mercato degli alloggi”. Le restrizioni vanno comunque nella giusta direzione, osserva l’Asi.

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