Oltre 4’600 firme contro i 19 milioni per i castelli
Le sottoscrizioni raccolte da Noce, Avanti con Ticino&Lavoro, HelvEthica, Partito comunista e indipendenti (come Tuto Rossi) consegnate a Palazzo civico
Di Fabio Barenco
Sono oltre 4’600 le firme raccolte (ne erano necessarie 3’000) da Noce, Avanti con Ticino&Lavoro, HelvEthica, Partito e Gioventù comunista e da esponenti politici di altri schieramenti (come il democentrista Tuto Rossi) contro, in sostanza, il credito di 19 milioni di franchi accolto lo scorso marzo dal Consiglio comunale per la prima tappa volta a valorizzare e rilanciare dal profilo culturale e turistico la Fortezza – o i ‘Castelli’, come insistono i referendisti – di Bellinzona. Le sottoscrizioni sono state consegnate ieri mattina alla cancelleria del Comune a Palazzo civico. Ora il Municipio avrà tempo un mese per esaminare e decidere se il referendum è regolare e ricevibile. Se così fosse, la votazione popolare avverrà al più tardi entro cinque mesi dalla decisione dell’esecutivo. Ricordiamo che il referendum era stato lanciato con la motivazione di difendere la denominazione ‘Castelli’, anziché ‘Fortezza’; per continuare a garantire il libero accesso alla corte di Castel Grande e alla murata – nel progetto di valorizzazione presentato dal Municipio diventerebbero infatti a pagamento, con possibili eccezioni per i residenti – e contro l’esternalizzazione della gestione del sito Unesco a una fondazione controllata in particolare da Città, Cantone e Organizzazione turistica regionale. Nel frattempo si è aggiunta anche una critica esplicita ai 19 milioni votati dal Legislativo.
‘Non contro la promozione, ma contro le modalità’
Nel frattempo è quindi cambiato qualcosa? «I tre argomenti cardine sono rimasti gli stessi», afferma a ‘laRegione’ il primo firmatario ed ex sindaco
Brenno Martignoni Polti. Va però detto che un referendum può essere lanciato, fra l’altro, contro la decisione del Consiglio comunale di accogliere uno specifico messaggio municipale. Ed è quello che formalmente è quindi stato fatto. «Ovviamente con questo referendum si rimette in discussione anche tutto il contenuto e tutti i temi affrontati nel messaggio». In sostanza, infatti, i cittadini di Bellinzona dovranno decidere in votazione popolare se approvare o meno il credito di 19 milioni di franchi. «Molti aspetti del messaggio non sono chiari: non si capisce in cosa consiste la promozione dei castelli e quale sia il cambiamento rispetto a quanto fatto finora». Martignoni Polti precisa in ogni caso di non essere «contrario alla promozione dei castelli, ma alle modalità previste per farlo». Restando in tema di spese, già durante la campagna di raccolta firme c’è chi si è chiesto quanto abbiano investito i referendisti in termini finanziari. Premettendo che «le firme consegnate sono tutte di persone che hanno sottoscritto in piena indipendenza e autonomia», il presidente del Noce afferma di non disporre ancora di cifre definitive. Tuttavia non nasconde che «oltre a innumerevoli volontari, si sono anche attivati alcuni privati, in modalità rimunerata, nei termini di legge».
‘Un progetto vuoto’
Tornando invece alla denominazione di ‘Fortezza’, Tuto Rossi nel 2021 in Consiglio comunale aveva votato ‘sì’ al credito di 1,8 milioni per la progettazione del rilancio dei castelli. Castelli che nel relativo messaggio erano stati rinominati ‘Fortezza’ per motivi storici e di promozione turistica. Cosa è cambiato rispetto a quando sedeva ancora nel legislativo turrito? «All’epoca avevo voluto dare fiducia al progetto», afferma da noi sollecitato. «Progetto il cui risultato oggi è però il vuoto, forse non nella forma, ma nel contenuto: non è ad esempio definito alcun piano culturale chiaro». Di conseguenza, per il granconsigliere dell’Udc, non è nemmeno chiaro per cosa sarà utilizzato il credito. Facendo poi il paragone con Villa dei Cedri – che «potrebbe essere un gioiellino» – Tuto Rossi non concepisce come sia possibile che «ogni anno il Consiglio comunale deve votare un deficit milionario perché non si riescono a coprire le spese del museo». La sua risposta è che «la struttura è mal gestita e lo stesso succederà con i castelli». Di fiducia nel progetto non ne ha quindi più.
Notata scarsa informazione sulla tematica
Durante la consegna delle firme era presente anche un’altra granconsigliera, ovvero Amalia Mirante di Avanti con Ticino&Lavoro che ha personalmente sostenuto il referendum: «I cittadini hanno il diritto di esprimersi in caso di progetti così importanti», ha affermato. Da parte sua Valentina Mühlemann (esponente della sezione bellinzonese del movimento) ha sottolineato come con la raccolta firme si sia riuscito anche «a informare le persone, visto che molti non sapevano cosa stesse succedendo ai castelli». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Maria Invernizzi di HelvEthica che ha infatti notato «come le persone fossero poco informate sul tema». Definendo poi l’istituzione di una fondazione per gestire il sito Unesco «un’assurdità», ha poi rilevato come i 19 milioni per la valorizzazione «potrebbero essere utilizzati, almeno in parte, in modo diverso per creare spazi sociali condivisi a Bellinzona». E questo in un contesto in cui «i castelli devono essere fruibili da tutta la popolazione».
‘Attacchi gratuiti durante la campagna’
Adam Barbato-Shoufani ritiene da parte sua che i castelli fungano anche da «spazio giovanile», visto che sono «frequentati pure da parecchi giovani». Il coordinatore della Gioventù comunista ha però anche voluto rendere noto che durante la campagna di raccolta firme sono stati riscontrati «attacchi gratuiti da parte di persone che non hanno mostrato volontà di dialogo serio e costruttivo». E in effetti anche durante la consegna delle sottoscrizioni una persona ha urtato e spinto uno dei presenti, per poi andarsene con passo spedito. «Si possono avere opinioni diverse, ma bisogna sempre avere il rispetto l’uno dell’altro», ha ricordato Barbato-Shoufani.
BELLINZONA E VALLI
it-ch
2026-05-12T07:00:00.0000000Z
2026-05-12T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281608132061139
Regiopress SA