Carta stampata, luce verde al credito
Dopo un intenso dibattito la maggioranza del plenum avalla il rapporto a favore di un sostegno di un milione per il biennio 2027-2028 e fino al 2029
Di Vittoria De Feo e Andrea Manna
Un milione di franchi per il biennio 2027-2028, 500mila all’anno, somma dimezzata rispetto ai due milioni previsti dal messaggio governativo e fino al 2029. È su un sostegno finanziario ai media di questo tenore che si è incartato il Gran Consiglio nella seduta di ieri. Un tema che ha diviso l’emiciclo e che ha portato i deputati sulle rispettive barricate per due ore e mezza, tra dibattito, accuse di collusione, repliche per fatti personali, richieste di rinvio ed emendamenti, tutti respinti. A spuntarla, infine, con 49 voti a favore, 27 contrari e 3 astenuti, è stato il rapporto di maggioranza, favorevole agli aiuti alla stampa, sostenuto in aula dai partiti progressisti, dal Centro e che ha invece spaccato i liberali radicali.
Cinque, stando al messaggio del governo, le realtà editoriali in lizza per spartirsi il credito di 500mila franchi all’anno votato in settembre dal parlamento a partire dalla mozione dell’allora deputato Lorenzo Jelmini (Centro): ‘Corriere del Ticino’, ‘laRegione’, ‘Rivista di Lugano’, ‘l’Informatore’ e ‘Tessiner Zeitung’. Testate menzionate nel messaggio in quanto riconducibili alla definizione di ‘carta stampata regionale’ così come inteso dall’Ordinanza sulle poste: parliamo quindi di quotidiani e settimanali in abbonamento, che vengono affidati alla Posta per la distribuzione regolare, diffusi prevalentemente in Svizzera e pubblicati almeno settimanalmente. Tra gli altri criteri indicati dal governo, il fatto di non servire prevalentemente a soddisfare scopi commerciali o a pubblicizzare prodotti e servizi, di presentare una parte redazionale di almeno il 50%, di non appartenere alla stampa associativa e delle fondazioni, né alla stampa specializzata del mondo del lavoro o del tempo libero.
Criteri, afferma il correlatore di maggioranza Maurizio Agustoni (Centro), «decisamente oggettivi che non chiedono alla stampa di essere compiacente, a riprova del fatto che non si tratta di un intervento dello Stato nella libertà dei media». Gli fa eco per il Centro Gianluca Padlina: «Il vero rischio per l’indipendenza dei media non è un contributo trasparente, limitato e fondato su criteri oggettivi, bensì un Cantone in cui restano solo algoritmi, comunicati stampa e silenzi locali». Favorevole, anche il Ps: «Questo sostegno – indica Fabrizio Sirica – trova la propria giustificazione generale nell’interesse a preservare il pluralismo dell’informazione, la qualità del dibattito democratico e la presenza di un giornalismo professionale radicato sul territorio». Lo stesso vale per i Verdi: «Se scompare l’informazione – mette in guardia Giulia Petralli – non sarà sostituita, ma resterà il silenzio. Dobbiamo riconoscere che mantenere viva la democrazia ha un costo». Spaccato, come detto, il Plr. Alessandro Speziali porta infatti non senza prudenza l’adesione di buona parte del partito. Ma: «Sostenere i media non significa approvare tutto ciò che scrivono. Non possiamo confondere alcune uscite astiose e caricaturali con il lavoro complessivo delle redazioni. Ecco perché questo sostegno non è un premio alle linee editoriali, è un aiuto a un’infrastruttura democratica e territoriale oggi decisamente sotto pressione». Bocciato quindi alla prova dei fatti il rapporto di minoranza. «La libertà di stampa non si protegge staccando assegni ricorrenti a spese dei contribuenti – dice il correlatore Alain Bühler (Udc) –, ma lasciandola libera e mantenendo la giusta distanza tra chi controlla il potere e chi il potere lo esercita». Dello stesso avviso l’altro correlatore Daniele Piccaluga (Lega), secondo cui «la stampa libera deve restare il più possibile distante dal potere politico e dai suoi finanziamenti diretti. La stampa non va trasformata in una voce del bilancio cantonale». Non da ultimo, per il governo il ‘ministro’ delle finanze e dell’economia Christian Vitta evidenzia come «la chiave di riparto permetta un aiuto tangibile e non ad annaffiatoio».
Carceri, negozi e deduzioni
Al penitenziario della Stampa i lavori per la realizzazione della sezione riservata alle donne detenute «proseguono e dovrebbero terminare nell’autunno di quest’anno». I ritardi derivano dal «sovraffollamento», con conseguente occupazione degli spazi interessati dal cantiere. È quanto fa sapere in Gran Consiglio il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi.
Già, il sovraffollamento delle carceri ticinesi. Ormai «una criticità strutturale», evidenzia Giulia Petralli dei Verdi, presidente, per il periodo maggio 2025maggio 2026, della commissione parlamentare preposta alla sorveglianza delle condizioni detentive. «Molteplici» le conseguenze negative: per i percorsi di reinserimento sociale dei detenuti, per la loro presa a carico sanitaria e psichiatrica, per gli agenti di custodia, che operano «in un contesto di crescente pressione». Ma il sovraffollamento mette inoltre in luce anche «la vetustà delle strutture detentive e trattamentali». Strutture di cui la commissione chiede «il potenziamento». In ogni caso non è più possibile andare avanti con soluzioni tampone: «Sul mediolungo periodo la situazione non sarà più sostenibile, occorre che la politica ne sia consapevole». Un appello rilanciato da Giovanni Berardi (Centro): «Il carcere giudiziario della Farera, ad esempio, non è più al passo coi tempi. La politica deve fare la sua parte e la magistratura adottare, laddove possibile, misure alternative alla detenzione».
Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe purtroppo da dire. Eloquente l’intervento di Patrick Rusconi (Plr), il precedente presidente della commissione: «Sovraffollamento, aumento dei casi psichiatrici tra i detenuti, carenza di personale sanitario e di agenti custodia sono problemi che vengono segnalati da anni. La situazione è peggiorata». Per Rusconi «va ripreso il progetto di un nuovo polo carcerario cantonale», ma nell’ambito di una visione, aggiunge, che consideri anche la logistica della Giustizia. È però da anni che si parla di un nuovo penitenziario in Ticino. «Oggi dove li prendiamo i soldi?!», domanda la leghista Maruska Ortelli (Lega). «Per le cose importanti bisogna trovarli», la replica del nuovo presidente della commissione, il socialista Beppe Savary. La democentrista Lara Filippini: «Nel frattempo è cambiata la popolazione carceraria e questo richiede spazi adeguati. Davanti a un progetto concreto di nuovo penitenziario, saremo pronti a stanziare le necessarie risorse finanziarie?».
Il Gran Consiglio ha poi dato luce verde alla modifica della Legge negozi in materia di aperture domenicali innescata dall’iniziativa parlamentare di Gianluca Padlina (Centro). «Non si vanno – spiega – ad aumentare le quattro domeniche di apertura già previste dalla legge, né a mettere in discussione le tutele dei lavoratori: si tratta di evitare che le quattro aperture domenicali vengano decise sempre e comunque in modo uniforme per tutto il Cantone anche quando le esigenze locali, del turismo e del commercio sono diverse». La nuova norma: “L’apertura generalizzata dei negozi può essere concessa per un massimo di quattro domeniche all’anno, definite annualmente dal Dipartimento, tenendo conto delle differenze regionali, sulla base della ripartizione geografica delle quattro regioni turistiche riconosciute e delle zone identificate dal Consiglio di Stato su proposta dell’associazione cantonale di riferimento”. Quest’ultima “è tenuta a presentare, entro 60 giorni dalla prima data richiesta, un piano concordato che indichi tutte le giornate di apertura generalizzata”. I relatori Sara Demir (Centro) e Luca Renzetti (Plr) hanno parlato di una soluzione «condivisa da tutti gli attori in gioco».
E luce verde anche all’aumento a 3’500 franchi della deduzione forfettaria per spese professionali, come chiesto dall’iniziativa parlamentare di Bühler, Agustoni, Bignasca e Alessandra Gianella (rapporto favorevole di Guerra e Ferrara) alla luce della riforma fiscale approvata dal popolo due anni fa.
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