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Per il pirata della strada un’inchiesta solo urana

La polizia di Altdorf ha assunto l’inchiesta, ma per il momento si disinteressa di eventuali altre infrazioni commesse dal tedesco in Ticino e in altri Cantoni

Di Marino Molinaro

La Polizia di Altdorf spiega che le verifiche sul giovane pirata della strada tedesco

(21 sorpassi a una media di 170 km/h nella galleria) non riguardano al momento eventuali altri cantoni.

Si attiva ufficialmente la macchina giudiziaria urana – e di conseguenza toccherà poi a quella germanica, il cui esito però non è scontato – nei confronti del giovane conducente tedesco che all’alba dell’8 luglio è sfrecciato nella galleria del Gottardo, da nord verso sud, a una velocità media di 171,7 km/h compiendo 21 sorpassi. Un agire sconsiderato visto che sono vietati i sorpassi e vige il limite di 80 km/h. Dopo aver percorso il tunnel in appena sei minuti anziché il canonico quarto d’ora, il pirata della strada 22enne germanico al volante di una potente vettura con targhe tedesche ha proseguito il viaggio verso sud ed è infine stato fermato dalla polizia ticinese nella parte finale della rampa del Ceneri, poco prima del portale nord.

Un primo test rapido effettuato sul posto ha indicato una positività a sostanze stupefacenti (si attende l’esito degli esami del sangue); dopodiché è stato consegnato alla polizia urana, che non lo ha arrestato ma gli ha revocato subito la licenza di condurre intimandogli il divieto di circolazione su suolo elvetico. Inoltre ha subito riscosso una cauzione, pari a diverse migliaia di franchi, per la multa salata che gli sarà data al termine dell’inchiesta, che sfocerà in ogni caso anche in una condanna penale. Non escluso inoltre il sequestro definitivo dell’automobile, a dipendenza dell’esito della procedura giudiziaria e amministrativa.

Velocità regolare in Ticino dopo lo ‘sfogo’

La giustizia urana ha assunto le indagini e in un comunicato cita un primo rischioso sorpasso sulla destra effettuato lungo la rampa nord del Gottardo, in avvicinamento alla galleria, dove il conducente ha invaso uno spazio della carreggiata vietato. Indagini che dovranno considerare anche altre probabili infrazioni finora non emerse. Interpellata da ‘laRegione’, la Polizia cantonale di Uri non fornisce dettagli. Laconiche le risposte date alle nostre domande da Mario Kiefer, addetto alla comunicazione. Dove aveva iniziato il 22enne il suo viaggio in direzione sud l’8 luglio? “Non siamo in grado di rispondere, poiché ci occupiamo delle infrazioni commesse nel solo Canton Uri. Non siamo autorizzati a fornire informazioni su eventuali ulteriori episodi verificatisi altrove. La preghiamo di rivolgersi direttamente a quei Cantoni”. E la Polizia ticinese? Da noi interpellata ci invita a rivolgerci a quella... urana. Che fornisce zero informazioni anche sull’ammontare della cauzione, sull’esito degli esami tossicologici, sul possibile sequestro definitivo della vettura e su dove si trovi ora il giovane. Altre fonti assicurano che il 22enne in Ticino non sembra aver commesso infrazioni, dopo essersi sfogato nel Gottardo.

‘Si rispettino le norme procedurali’

A ogni modo la procedura penale svizzera prevede la facoltà che un’autorità giudiziaria (in questo caso quella urana) acquisisca anche la competenza per reati commessi in altri Cantoni, così da avviare un procedimento penale unico. “Potrebbe benissimo essere così – taglia corto il portavoce della polizia urana – a condizione che siano rispettate le norme sulla competenza previste dal Codice di procedura penale svizzero. Tuttavia, ciò non rientra nelle competenze della polizia, ma in quelle della Procura, motivo per cui non possiamo esprimerci in merito in modo più dettagliato”. Detto altrimenti, il Ministero pubblico di Altdorf potrebbe chiedere uno scambio di informazioni agli altri Cantoni affinché segnalino le eventuali infrazioni commesse dal 22enne sia nella mattinata dell’8 luglio, sia in altre circostanze, tratti stradali o giornate.

Alla macchina giudiziaria elvetica si aggiungerà poi in seconda battuta quella tedesca: dal punto di vista penale sarà chiamata a stabilire un’eventuale applicazione in Germania della condanna e, dal profilo amministrativo, il periodo di revoca della patente considerata appunto l’enorme gravità di quanto commesso in Svizzera. Sempre che tale comportamento non sia già cominciato qualche ora prima in altre nazioni, nel caso specifico la Germania, e che lo stesso Stato tedesco non avvii perciò ‘motu proprio’ un’inchiesta penale.

Non ci sarebbe tuttavia da stupirsi se proprio la Germania non dovesse accogliere l’esecuzione della condanna penale elvetica. Un precedente, risalente al 2017, era infatti sfociato in una sorprendente decisione negativa. Il caso in questione riguardava il pirata della strada tedesco che nel febbraio 2017 era stato condannato dal Tribunale penale cantonale a una pena di due anni e mezzo di detenzione, di cui uno da scontare in carcere, per aver effettuato una decina di sorpassi nella galleria del Gottardo ed essere fuggito dalla polizia che lo braccava, fermandosi solo a un posto di blocco dopo aver percorso l’A2 a oltre 200 chilometri orari. I fatti risalgono al 2016 e il 42enne si era poi guardato bene dal presentarsi al processo celebrato a Lugano, temendo di finire in cella. Una condanna dunque pronunciata in contumacia con conseguente richiesta di sua applicazione in Germania. Tutto liscio? Affatto. Il Tribunale di Stoccarda nel 2018 aveva infatti respinto la richiesta di esecuzione della condanna svizzera sul suolo tedesco a causa di limitazioni procedurali della legge germanica, che non prevedeva – non è dato sapere se nel frattempo le regole siano cambiate – l’estradizione né l’applicabilità della condanna per reati simili commessi all’estero. A ogni modo le autorità elvetiche avevano adottato contromisure severe sul proprio territorio: su richiesta di quelle ticinesi il Dipartimento federale di giustizia e polizia aveva emesso un doppio bando che oltre al divieto a tempo indeterminato di circolare su suolo elvetico prevede anche il divieto di entrare in Svizzera fino al 2027.

Il precedente del 2016 impunito nel suo Paese

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