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‘Impiego difficile che ci ha segnati’

Il tenente Ivan Guglielmetti, capo intervento del Centro di soccorso regionale, ripercorre passo passo le complesse operazioni di spegnimento dopo l’esplosione

Di Marino Molinaro

Pompieri a Leontica, la testimonianza del capo intervento «Un intervento tecnicamente impegnativo, complesso e con un carico emotivo elevato. Il bilancio di quanto abbiamo saputo mettere in campo tempestivamente e con efficacia è positivo. Ma considerata la situazione eccezionalmente drammatica all’origine dell’incendio, questo evento lascerà in noi un segno indelebile». Il tenente Ivan Guglielmetti, vicecomandante del Centro di soccorso regionale di Acquarossa basato a Dongio, in qualità di capo intervento ripercorre passo passo l’impiego dei pompieri nella serata di venerdì scorso 10 luglio a Leontica dove un 59enne del posto si è fatto esplodere in un cascinale dopo avervi presumibilmente attirato la polizia con tre colpi di pistola sparati a vuoto. Una trappola per gli agenti, sostengono gli inquirenti tutt’oggi alla ricerca del movente che ha spinto il piccolo imprenditore bleniese dapprima a uccidere l’ex moglie giovedì a Faido sparandole alla testa durante la visita fattale nel parco della clinica di riabilitazione, per poi suicidarsi circa 24 ore dopo non lontano dal proprio domicilio e dalla ditta, al termine di una caccia all’uomo come non se ne vedevano da decenni in Ticino.

Poca acqua a disposizione ma obiettivo raggiunto

La deflagrazione oltre a investire tre poliziotti dei Corpi speciali penetrati nello stabile, subito soccorsi e tratti in salvo in pochi minuti dai loro colleghi presenti all’esterno, ha mandato in frantumi il cascinale stesso e innescato un incendio che ha rischiato di propagarsi alle proprietà confinanti e al nucleo. Alcune abitazioni hanno subìto danni alle pareti e alle finestre dovuti alla detonazione, la quale ha comportato conseguenze a quasi tutti i tetti vicini, ciò che ha favorito il propagarsi delle fiamme in due strutture a causa delle scintille e all’irraggiamento del calore. «La nostra priorità era evitare che il fuoco arrivasse nelle altre case compromettendole», spiega Guglielmetti snocciolando orari, dettagli, situazioni da gestire. Molte e concentrate in una manciata di minuti. Fra cui la penuria d’acqua nella rete idrica, dovuta anche alla siccità: «Dopo aver avviato le misure d’urgenza allertando il nostro gruppo di picchetto e due gruppi supplementari, più il Centro di soccorso cantonale di Biasca che ha poi collaborato nell’impiego fino allo spegnimento, abbiamo coinvolto il servizio tecnico del Comune per gestire l’approvvigionamento d’acqua. Ci ha segnalato una disponibilità di appena 50mila litri del serbatoio collocato sopra il paese. Col passare delle ore, man mano che lo spegnimento proseguiva il fontaniere ci indicava l’abbassamento del livello, così che noi potessimo calibrare l’utilizzo delle lance. Obiettivo raggiunto».

Ricognizione e priorità

Giunti sul posto e messi al corrente dalla polizia del quadro critico generale, che ha richiesto lo sfollamento di quella parte di paese, «abbiamo prioritariamente fissato la messa in sicurezza dei nostri militi per la fase di spegnimento che sarebbe seguita di lì a poco, dopo la ricognizione necessaria a indicare le priorità». Dal sopralluogo è emerso che lo stabile esploso «era completamente avvolto dalle fiamme con pericolo di propagazione sui lati nord, sud e ovest». Perciò sono stati creati due settori d’impiego: il primo a monte del rogo, gestito dal Corpo pompieri di Acquarossa per i fronti nord e ovest; il secondo a valle, lungo la strada del nucleo, gestito dal Corpo pompieri di Biasca per il lato sud.

Incendio gestito dall’esterno

«Altra disposizione adottata, considerata la detonazione e il rischio che potessero seguirne altre, evitare di penetrare nel perimetro del caseggiato in fiamme, gestendo l’incendio dall’esterno». A complicare l’impiego il temporale serale abbattutosi sulla zona che ha portato sì un po’ di pioggia ma anche parecchio vento per la durata di un’ora e mezza, «elemento di disturbo e di rischio accresciuto laddove vi sono fiamme e braci». Alle 20.40 l’incendio era sotto controllo, alle 23.30 i pompieri di Biasca hanno lasciato il dispositivo in mano ai colleghi di Acquarossa e alle 2.30 le ultime fiamme erano definitivamente spente; fino alle 7 è rimasto sul posto un picchetto fuoco per sorvegliare il sito. «La mattina successiva abbiamo verificato che non vi fossero nuovi focolai e supportato sul piano tecnico gli inquirenti pronti a eseguire i rilievi», che sono proseguiti durante la settimana.

Tenuta la distanza di sicurezza

Si saprà pubblicamente solo tre giorni dopo – dalle parole della Polizia cantonale pronunciate in conferenza stampa lunedì 13 luglio – che nel cascinale oltre ai resti dilaniati del 59enne gli specialisti hanno rinvenuto quasi subito una seconda carica inesplosa di due chilogrammi, composta da cordone detonante e da un innesco elettrico alimentato a batteria. A domanda precisa dei giornalisti, la polizia ha specificato che saranno le verifiche tecniche a stabilire se questa presenza abbia potuto rappresentare un rischio accresciuto per qualcuno. Dal canto suo Guglielmetti spiega che «siamo appositamente formati per gestire situazioni in cui vi siano sostanze esplosive e incendiarie». Si riferisce, pensando per esempio a rustici e camping, alle bombole di gas abitualmente usate nelle cucine o per riscaldare.

«La nostra dotazione tecnica è all’avanguardia, ma nel caso specifico abbiamo deciso di operare da una distanza di sicurezza per contenere possibili conseguenze, ciò che ha complicato un po’ le cose rispetto alle situazioni in cui è invece possibile penetrare negli spazi», per spegnere gli incendi dall’interno. Di esplosivo, come scritto tre giorni fa, ne è stato poi trovato anche al domicilio del 59enne. Verifiche che anche in questo caso hanno richiesto l’intervento dei pompieri di Acquarossa per garantire un dispositivo di spegnimento. Di modo che il Corpo è rimasto in servizio e a disposizione per sei giorni. In tutto 24 i militi coinvolti, coadiuvati dagli undici di Biasca intervenuti nelle prime ore.

‘Dedizione dei militi, comprensione e vicinanza’

Tracciando il bilancio dell’operazione, Ivan Guglielmetti desidera evidenziare alcuni aspetti: «La dedizione dei nostri pompieri e la comprensione dimostrata dai familiari e dai datori di lavoro di fronte a un impiego oggettivamente impegnativo. L’ottima collaborazione con la Polizia cantonale, il Centro di soccorso di Biasca, l’Ufficio tecnico e le autorità comunali, anche per la loro vicinanza e continuo supporto». Non da ultimo, conclude il vicecomandante dei Pompieri di Acquarossa, «un sentito ringraziamento va anche alla popolazione di Leontica, che ha reagito con compostezza davanti a una situazione drammatica e umanamente molto difficile».

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