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Aumento delle rette ‘Extrema ratio inevitabile’

Balbi e Gervasoni spiegano l’incremento deciso a partire dal 2027, soprattutto per gli stranieri: ‘Con i tagli federali e cantonali non potevamo fare altro’

Di Jacopo Scarinci

La notizia era nell’aria, e ieri è arrivata l’ufficialità. A partire dall’Anno accademico 2027/2028, sia l’Università della Svizzera italiana (Usi) sia la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi), aumenteranno le proprie tasse semestrali. Colpendo sia gli studenti residenti sia i non residenti, rimanendo comunque – per quelli svizzeri – entro i massimali previsti dall’Accordo intercantonale sulle scuole universitarie professionali (Asup) e, per gli studenti stranieri, entro una soglia ragionevole in ottica Accordi bilaterali III. Già, perché nel caso in cui alla fine del loro travagliato iter questi nuovi accordi con l’Unione europea ottenessero l’avallo popolare, cadrebbe la possibilità di differenziare le tasse tra svizzeri e cittadini Ue. Quindi, era sconsigliato far dipendere troppo da questa fonte il bisogno di reperire fondi.

L’Usi più cara solo per gli stranieri, la Supsi ritocca pure per gli svizzeri

Con ordine. Per quanto riguarda l’Usi le tasse semestrali per gli studenti svizzeri o stranieri con domicilio civile al conseguimento della maturità liceale rimarranno invariate: i 2mila franchi che erano, restano 2mila franchi. Saliranno, per contro, dai 4mila franchi attuali a 5mila franchi, le tasse che pagheranno ogni sei mesi gli studenti stranieri. Nella nota congiunta, l’Usi ricorda che “nei suoi trent’anni di storia non ha mai modificato l’importo delle tasse, fissate fin dal 1996 a un livello superiore alla media delle università svizzere”. Importante, “gli studenti già iscritti continueranno a pagare la tassa semestrale loro applicata al momento della prima immatricolazione, fino al termine del relativo ciclo di studi (bachelor o master)”.

Per quanto concerne la Supsi, invece, gli aumenti riguarderanno anche gli studenti svizzeri. Per loro, si passerà dagli attuali 800 franchi a semestre a mille franchi. Un aumento di 200 franchi che è raddoppiato per gli studenti stranieri, che passeranno dal pagare 1’600 franchi a sborsarne 2mila.

Balbi: ‘Rimaniamo competitivi anche con questo incremento’

Sgombra subito il campo il rettore ad interim dell’Usi Gabriele Balbi: «Ovviamente non ci fa piacere procedere a questo aumento». Ma c’è più di un però. Intanto, ribadisce, «non si applica agli studenti in corso, compresi i neo iscritti per questo anno accademico. Ci tenevamo, perché la tariffazione è una sorta di patto con gli studenti e cambiarlo in corsa non era il caso». Poi, riprende Balbi, «dal 1996 siamo fermi a livello di rette», e la decisione di mantenere i 4mila franchi annuali per gli studenti svizzeri ha diverse ragioni: «Siamo una delle università che oggi in Svizzera ha la retta più alta; da qualche anno abbiamo in atto una strategia che vuole attirare sempre più studenti ticinesi e dalla Svizzera interna, quindi sarebbe stato controintuitivo alzare loro la retta; abbiamo alcune soglie previste dagli accordi che, superandole con un aumento più ampio di queste rette, avrebbe comportato la perdita di alcuni contributi intercantonali». Per gli stranieri, però, l’aumento si registra: «Da un lato siamo stati obbligati per tagli federali e cantonali – spiega il rettore ad interim dell’Usi –. Dall’altro, lo stesso Consiglio di Stato aveva indicato questa possibilità per sopperire al calo dei contributi. Ne abbiamo discusso, non è una decisione presa alla leggera. Ma da un’analisi che abbiamo fatto nel Nord Italia, cioè da dove arriva una grande parte dei nostri studenti stranieri, emerge che, anche con questo aumento, rimaniamo assolutamente competitivi rispetto ad altre università italiane che, nel tempo, hanno alzato di molto le rette. Siamo, insomma, in linea col mercato».

Chiaro però che lo scenario potrebbe cambiare, con l’avallo degli Accordi bilaterali III. «Abbiamo un gruppo di lavoro sugli scenari finanziari futuri che è attivo dal 2025 – risponde Balbi –, quindi sappiamo che potrebbero esserci dei cambiamenti sulla tariffazione degli studenti stranieri». La verità però è una e non ci gira intorno: «Non avevamo molte alternative. Questi tagli hanno comportato una contrazione delle risorse rapida e significativa: avevamo bisogno di contenere le spese e lo abbiamo fatto, altre misure saranno prese dal prossimo rettore, nel medio periodo abbiamo intenzione di dipendere sempre meno dagli introiti delle tasse. Ma in questo momento avevamo anche bisogno di un meccanismo per aumentare questa voce di entrata, non c’era davvero alternativa per mantenere l’equilibrio finanziario».

Gervasoni: ‘Già sviluppate misure a sostegno degli studenti in difficoltà’

«Abbiamo ritenuto questo aumento davvero imprescindibile», commenta il direttore della Supsi Franco Gervasoni. Partendo dal vero e proprio ostacolo da superare: il taglio dei contributi. «Tra quelli federali e quelli cantonali, a regime, si tratterà di 5 o 6 milioni di franchi l’anno. Stiamo implementando altre misure di contenimento e revisione delle spese. Parallelamente stiamo cercando di incrementare i ricavi e rendere più efficienti le attività. Ma senza questo aumento delle tasse, sarebbe impossibile continuare a garantire la progettualità e la qualità senza incidere sulle prestazioni e i corsi che offriamo». Non da ultimo, continua Gervasoni, «ha contribuito anche una chiara volontà politica a livello federale, espressa sia con i tagli sia con l’indicazione, entro i limiti imposti dagli accordi, di aumentare il carico sugli studenti residenti e non residenti». Anche il Cantone si è allineato, «suggerendo di aumentare le tasse agli studenti stranieri quale possibile fonte di recupero».

Ma a questo punto, si temono contraccolpi? Studiare diventa sempre più costoso? «Siamo consapevoli che 200 franchi a semestre non sono una cifra da sottovalutare. Vediamo direttamente alcune difficoltà di parte del corpo studentesco. Era veramente l’extrema ratio», risponde il direttore della Supsi. Quindi «non prendiamo assolutamente alla leggera questa decisione». Ma, rivendica Gervasoni, «abbiamo già sviluppato le misure di sostegno agli studenti in difficoltà e le borse di studio per chi deve conciliare lo studio con il lavoro e la famiglia. Alcune fondazioni ci stanno già aiutando». In più, «contestualmente a questo aumento il Consiglio ha deciso di rafforzare il fondo apposito per gli studenti in difficoltà. Crediamo che con la cifra che arriveremo ad avere, 200mila franchi l’anno, potremo mitigare il rischio per gli studenti. Rispettivamente, siamo convinti che la nostra qualità e attrattiva per il proprio futuro professionale siano elementi importanti nella scelta della Supsi. Quindi confido che non ci saranno contraccolpi a livello di numero di iscritti, anche considerando che si tratta di un aumento relativamente equilibrato, considerando come ad esempio il Politecnico di Zurigo queste tasse le ha triplicate per gli studenti stranieri».

La Vpod non ci sta:

‘Non si scarichino i tagli sul personale’

A esprimere la sua contrarietà è la Vpod, che con una nota firmata dal co-segretario Edoardo Cappelletti tuona: “È un provvedimento che, complici in definitiva le politiche d’austerità federali e cantonali, limita l’accessibilità alla formazione superiore e l’attrattività dei due atenei”. Adesso, “occorre mantenere alta la guardia affinché i tagli non vengano scaricati anche sul personale di Usi e Supsi. Come denunciato a più riprese, tali misure rischiano di aggravare il precariato, aumentare i carichi di lavoro e comprimere gli impieghi universitari”.

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2026-08-25T07:00:00.0000000Z

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