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Il soldato del futuro secondo Martin Pfister

Il capo del Ddps a Lugano alla conferenza dell’Armsi: ‘Senza risorse supplementari non possiamo garantire la capacità di difesa dell’esercito’

di Jacopo Scarinci

«Senza risorse finanziarie supplementari non possiamo garantire la capacità di difesa dell’esercito. Non possiamo proteggere adeguatamente la Svizzera, la sua popolazione e la sua infrastruttura». A sostenerlo, ospite dell’evento annuale dell’Associazione per la rivista militare della Svizzera italiana ieri a Lugano, è Martin Pfister, capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (Ddps). In una relazione tenuta interamente in italiano – molto apprezzabile – il consigliere federale aggiunge anche che «sul metodo di finanziamento si sta dibattendo in parlamento, con la proposta di un moderato aumento dell’Iva». Certo, «riguarderà tutti i cittadini, ne sono consapevole. Ma se vogliamo rispondere in qualche modo a una situazione di minaccia dobbiamo stanziare queste risorse, io questo lo considero un contributo alla sicurezza».

Tema oggetto della conferenza Armsi è il soldato del futuro. E Pfister entra in argomento sottolineando come «questo soldato del futuro combatterà in modo diverso, perché vede la guerra in Europa, droni che costano poche migliaia di franchi che possono minacciare sistemi che costano molte volte di più. Vede cyberattacchi, disinformazione, sabotaggio. Vede che il conflitto militare non avviene più da tempo con uno scontro tra eserciti, e vede in diretta ciò che accade nelle trincee dei soldati ucraini. Vede gli attacchi sferrati da grande distanza contro obiettivi militari, ma anche reti di fornitura energetica, di comunicazione e infrastrutture critiche». Insomma, è cambiato il mondo. E davanti a tutto ciò, i soldati oggi prestano servizio in un esercito che «non dispone dei mezzi necessari per proteggere la Svizzera da minacce gravi e per equipaggiare gran parte dei nostri militari».

I tre punti su cui lavorare

Quindi, che fare? Il primo punto toccato da Pfister sono i bisogni, di questo soldato: «Sistemi di condotta e comunicazioni ben funzionanti, tecnologia e protezione per essere ben equipaggiato. Siamo intervenuti, in giugno il Consiglio federale ha approvato le linee guida per la difesa e la pianificazione dell’armamento, orientando l’esercito verso una migliore capacità di difesa e ponendo l’accento su droni e robotica». Ne consegue il secondo ambito spiegato dal capo del Ddps, quello del soldato del futuro che è «vettore di tecnologie». Perché «droni e robotica stanno rivoluzionando conflitti e guerre, e mi sto impegnando con determinazione per sviluppare nuove competenze».

Il terzo punto è quello della trasparenza. «Stiamo cercando di diffondere la cultura della sincerità e dell’onestà», rimarca Pfister. In una democrazia «i cittadini sono capaci di giudicare, e lo sono anche quando entrano in servizio. I nostri militari portano con sé qualcosa che può risultare scomodo per qualsiasi organizzazione: delle domande. Ed è un bene che sia così». Il sistema di milizia «è impegnativo, ma molto democratico» ribadisce Pfister. E secondo il consigliere federale «è importante che si discuta in modo aperto del finanziamento e del futuro dell’esercito. Non è un punto debole del nostro sistema, è un segno che la democrazia funziona. E uno dei miei compiti principali è rafforzare la credibilità e la fiducia, laddove sono compromesse dobbiamo ripristinarle traendo i giusti insegnamenti». Anche «facendo in modo di esaminare con la massima attenzione i contratti, e che a conclusioni tratte si arrivi anche alle dovute conseguenze». Poi, una tiratina d’orecchie a politica e media: «È un compito importante quello di rimanere oggettivi. Polemiche prive di fondamento ed esagerazioni sono dannose, e posso affermare con chiarezza che nel Ddps e nel settore acquisti moltissime cose funzionano benissimo. Quello che non posso cambiare è la situazione di minaccia che viviamo, nel rivedere quanto successo in passato non possiamo perdere di vista il futuro».

Ospite a Lugano, Pfister ha parlato anche del Ticino, citando Francesco Chiesa e l’immagine della “Svizzera come famiglia confederata” per spiegare i vari modi di essere svizzeri che compongono la nostra comunità: «Il Ticino fu occupato dalle truppe napoleoniche, è stato colpito dalle ritorsioni dell’Austria, l’Italia fascista ne violò ripetutamente i diritti di sovranità. Chi vive in Ticino – ricorda Pfister – sa forse in modo più diretto rispetto ad altri che valori democratici, pace e sicurezza non vanno dati affatto per scontati».

Gobbi: ‘In Ticino presenza reale e tangibile’

Tema ripreso anche dal direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, che dopo aver ringraziato l’Armsi per «diffondere un argomento spesso negletto ma oggi sempre più presente, cioè l’impatto sulla vita quotidiana delle persone dei conflitti bellici e delle nuove minacce», è andato dritto al punto: «Oggi siamo in una situazione complessa, con una realtà sempre più ibrida». E in questa dimensione per Gobbi «il ruolo dell’esercito è decisivo, essendo la riserva strategica della Confederazione e lo strumento più importante nella politica di sicurezza e sovranità del Paese. Perché serve assumersi la responsabilità di sapersi difendere». E il Ticino, in tutto questo, ha un ruolo importante: «Non solo ospita l’esercito – ricorda il direttore del Di – ma ne è parte attiva, integrata nel sistema di difesa e pronto da sempre a dare il suo contributo con 227 militari professionisti, 200 collaboratori civili e alcune centinaia di milioni di franchi investiti negli anni, con ricadute dirette. È una presenza reale e tangibile».

Il nostro cantone «di frontiera e quindi cerniera» secondo Gobbi ha un fiore all’occhiello: il Centro di competenza sui droni di Lodrino, «un ambiente per sperimentare, sviluppare e validare nuove tecnologie. A questo proposito, il Consiglio di Stato ha scritto proprio a Pfister chiedendo di considerarlo e approfondire le collaborazioni».

Dal canto suo, il colonnello SMG e presidente dell’Armsi Marco Netzer si è felicitato della sala pienissima e «della presenza di molte donne e molti giovani, prova di inclusione, parità e sguardo rivolto al futuro».

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2026-10-14T07:00:00.0000000Z

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