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Il Nazionale non molla la presa sulle adozioni internazionali

Sostenuto compattamente il testo originale della mozione

Di Vittoria De Feo

«Nella Camera del popolo del parlamento svizzero il divieto delle adozioni internazionali non raccoglierà alcuna maggioranza». È questo il messaggio che il consigliere nazionale liberale radicale Simone Gianini ha voluto lanciare ai colleghi presenti in aula prima del voto sul testo della sua mozione depositata dopo l’annuncio del Consiglio federale nel gennaio 2025 di voler vietare in Svizzera le adozioni internazionali. Detto fatto. Il messaggio è stato compattamente accolto (130 contro 35 e 16 astenuti) dal Consiglio nazionale che ha deciso di sostenere il testo originale dell’atto parlamentare, rifiutando di dare al governo la possibilità di scegliere tra un divieto e una legge sull’adozione meglio regolamentata, come proposto dal Consiglio degli Stati a dicembre.

La mozione di Gianini fatta propria dalla Commissione degli affari giuridici del Nazionale (Cag-N) – che chiede al Consiglio federale di “abbandonare immediatamente il progetto volto a vietare le adozioni internazionali e garantire un quadro giuridico che permetta loro di continuare a svolgersi in Svizzera, rafforzando al contempo i meccanismi di controllo e trasparenza per evitare il rischio di abusi” – era stata già sostenuta da una forte maggioranza del Consiglio nazionale lo scorso 10 settembre. L’atto parlamentare era poi passato dagli Stati che in dicembre lo avevano approvato, modificandone però il testo. Secondo gli Stati, la proposta del Consiglio nazionale limiterebbe infatti in modo eccessivo il margine d’azione del governo nella fase attuale del processo legislativo. La nuova versione della mozione lascerebbe quindi maggiore margine di manovra al Consiglio federale, chiedendogli di porre in consultazione una revisione dell’adozione internazionale che comprenda i due scenari elaborati dal gruppo di esperti presentati nel mese di giugno dello scorso anno. La prima variante corrisponde alla volontà iniziale del governo federale di cessare le adozioni internazionali. La seconda prevede invece una riduzione dei Paesi interessati, nonché il coinvolgimento dei Cantoni e degli intermediari. Nei due casi le procedure di adozione in corso non devono essere toccate dalla riforma. Come detto, seguendo la raccomandazione della maggioranza della Cag-N, il Nazionale ha invece deciso di mantenere la strada del testo originale. Secondo la Commissione, ha indicato in aula Gianini, «se il testo fosse approvato nella versione modificata dal Consiglio degli Stati, equiparando di fatto lo scenario del divieto con la variante di riforma, il segnale dato lo scorso settembre rischierebbe di essere indebolito o addirittura frainteso». Dal canto suo, il capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia Beat Jans si è espresso contro questo scenario, ritenuto troppo restrittivo. Il Consiglio federale, ha sottolineato il ‘ministro’, auspica in effetti che il dibattito sia condotto all’interno della società: «La discussione con i Cantoni ci dimostra che non bisogna affrettare le cose. La decisione finale spetterà comunque al parlamento», salvo però il fatto che – ha sottolineato Gianini nel suo intervento – il Consiglio federale ha ancora espresso la propria simpatia per il divieto e indicato che «nemmeno le riforme permetterebbero di tenere sufficientemente conto del bene del bambino». La mozione torna ora agli Stati, cui spetterà l’ultima parola. Ovvero se approvare il testo originario del Nazionale oppure far cadere la mozione. Sia come sia, la Camera del popolo ha ieri ribadito che da lei un divieto delle adozioni internazionali non passerà.

‘L’adozione del figliastro va agevolata’

Sempre ieri, il Nazionale ha approvato una modifica del Codice civile secondo cui i bambini nati da donazione di sperma potranno essere adottati più facilmente dal coniuge o dal partner. Il progetto riguarda i casi in cui il bambino vive col genitore legale e il genitore intenzionale sin dalla nascita. Lo scopo è garantire loro una protezione giuridica completa. Sono interessati anche i bambini nati grazie ad altri metodi di procreazione medicalmente assistita autorizzati all’estero, compresa la maternità surrogata. Rispetto al progetto del Consiglio federale, il Nazionale ha stralciato il requisito secondo cui la coppia deve aver convissuto per almeno tre anni. Al suo posto ha considerato il concetto di una “genitorialità improntata al lungo periodo in cui ambedue si assumono congiuntamente la responsabilità del figlio”.

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