Il preavviso: ‘Immunità parlamentare da non revocare’
L’Ufficio presidenziale del Legislativo su Pronzini e Sergi
Di Andrea Manna
Sarà (salvo sorprese) uno dei rapporti sui banchi del Gran Consiglio nella sessione che si aprirà lunedì 23 marzo. È quello in cui l’Ufficio presidenziale (Up) del Legislativo cantonale propone al plenum di “non revocare” l’immunità parlamentare a Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi, querelati agli inizi dello scorso settembre da Swiss Anesthesia Solutions Sa, Cristina Maderni, Claudio Camponovo e Sabrina Aldi in relazione ad alcuni passaggi dell’interrogazione al governo sul dossier Hospita, e i suoi vari capitoli, depositata il 17 giugno dai deputati dell’Mps e ad alcune dichiarazioni fatte il medesimo giorno dai due illustrandola in conferenza stampa. Passaggi e dichiarazioni ritenuti dai denuncianti lesivi del loro onore.
Quattordici pagine e sessantaquattro quesiti: l’interrogazione del Movimento per il socialismo sul caso Hospita aveva indotto la commissione granconsiliare della ‘Gestione’ ad attivare dapprima l’alta vigilanza e poi a suggerire l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta. Tra l’inoltro dell’interrogazione e la costituzione della Cpi, decisa nella seduta del Legislativo del 26 gennaio, c’è stata appunto la querela. Interpellati dal procuratore pubblico Andrea Gianini, Pronzini e Sergi hanno fatto sapere di non rinunciare all’immunità parlamentare, spiegandone i motivi. Il magistrato, con lettera del 25 settembre, si è allora rivolto al Gran Consiglio chiedendogli di “comunicarmi per iscritto se il parlamento avrà tolto, o meno, l’immunità” ai querelati. E richiamando, nella missiva, l’articolo 51, quello sull’immunità, della legge sul parlamento.
Come si ricorda nel rapporto stilato da Fabio Schnellmann (Plr) e Tiziano Veronelli, rispettivamente presidente e segretario generale del Gran Consiglio, l’Up ha chiesto al pp di poter disporre del contenuto delle querele “al fine di circoscrivere con maggiore precisione l’oggetto delle contestazioni”. Niente da fare: la documentazione non è stata trasmessa “per motivi legati al segreto istruttorio”. L’Ufficio presidenziale ha quindi elaborato il proprio preavviso basandosi esclusivamente sulla “natura” dell’interrogazione, sul “contesto istituzionale” in cui questa si inserisce e “sui principi che reggono l’istituto dell’immunità parlamentare”. Ebbene, l’Up del Gran Consiglio “rileva che l’interrogazione si colloca formalmente e sostanzialmente nell’ambito delle prerogative parlamentari e persegue finalità riconducibili alla funzione di controllo politico esercitato dal potere legislativo nei confronti del Consiglio di Stato”: l’atto parlamentare “consiste in una serie di domande rivolte al governo su questioni di rilievo pubblico e istituzionale”. Ergo: “Alla luce degli elementi disponibili, non emergono indizi sufficienti per ritenere che l’interrogazione esuli in modo evidente dal perimetro dell’attività parlamentare protetta dall’articolo 51 della Legge sul Gran Consiglio che costituisca un utilizzo manifestamente abusivo dello strumento parlamentare”.
Per l’Ufficio presidenziale, “un ulteriore elemento rilevante è rappresentato dal principio della buona fede del deputato, che deve essere presunta. Anche qualora talune affermazioni o formulazioni dovessero rivelarsi inesatte o contestate, esse possono essere state formulate nella convinzione della loro rilevanza per l’esercizio del mandato parlamentare e nell’interesse pubblico a chiarire determinati aspetti dell’azione istituzionale”. Non solo: “Occorre inoltre operare una ponderazione tra l’interesse pubblico alla tutela della libertà di esercizio del mandato parlamentare e l’interesse individuale alla protezione dell’onore”. In tale contesto, annota Up, “assume particolare rilievo il fatto che le espressioni contestate siano state formulate nell’ambito di un atto parlamentare ufficiale, inserito in una procedura istituzionale e destinato a sollecitare una risposta del Consiglio di Stato”.
‘Una garanzia istituzionale’
Sottolinea l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio: “L’istituto dell’immunità parlamentare non costituisce un privilegio personale del deputato, bensì una garanzia istituzionale posta a tutela del corretto funzionamento del parlamento e del libero esercizio delle sue prerogative. Una sua interpretazione eccessivamente restrittiva rischierebbe di incidere negativamente sulla libertà di iniziativa dei deputati e, più in generale, sull’equilibrio tra i poteri dello Stato”. Di più: “Una revoca dell’immunità in presenza di un atto parlamentare riconducibile all’esercizio delle prerogative di controllo rischierebbe inoltre di creare un precedente suscettibile di incidere negativamente sulla libertà di esercizio del mandato parlamentare e sul corretto funzionamento delle istituzioni democratiche”. Considerazioni importanti, anche al di là del caso specifico. Redatto il preavviso, tocca ora al plenum del Gran Consiglio pronunciarsi. Stando all’articolo 51, la votazione “avviene a scrutinio segreto” e l’eventuale decisione di togliere l’immunità “deve avvenire a maggioranza assoluta”.
CANTONE
it-ch
2026-03-07T08:00:00.0000000Z
2026-03-07T08:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281612426897057
Regiopress SA