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‘I contributi al Cantone non sono sostenibili a lungo’

L’Eoc presenta i risultati positivi del 2025. Il presidente Sanvido: ‘Alle casse pubbliche diamo 8 milioni e riceviamo meno degli altri per la formazione’

Di Giacomo Agosta

L’Eoc fa il bilancio (positivo) del 2025 e avverte: ‘L’anno scorso abbiamo versato nelle casse pubbliche 8 milioni di franchi. Di questo passo saremo costretti a fare delle scelte’.

Un risultato d’esercizio che torna nelle cifre nere, un passaggio dalle cure stazionarie a quelle ambulatoriali che procede a gonfie vele, ma pure qualche (grossa) preoccupazione per un Cantone che chiede contributi e offre poco sostegno in ambiti essenziali, come la formazione. È il messaggio che lancia l’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) presentando il rapporto annuale 2025, chiuso con una crescita sia del risultato (1,2 milioni) che dei ricavi (977,3 milioni). «Lo scorso anno l’Eoc ha aiutato il Cantone, nel complesso, con 8 milioni di franchi. Invece di riceverli li abbiamo dati e questi 8 milioni ci mancano», afferma il presidente del Consiglio di amministrazione dell’Eoc Paolo Sanvido. «È un’operazione che non potremo continuare a fare a lungo, altrimenti saremo costretti a operare delle scelte che saranno anche impattanti. Siamo comunque convinti – continua Sanvido – di poter convincere la politica della nostra strategia, ma dobbiamo anche alzare le bandierine rosse per dire: politica, non indebolirci troppo altrimenti nei prossimi anni saremo in difficoltà».

‘Ospedale universitario, abbiamo presentato il progetto’

Sul tavolo delle discussioni tra Ente e Cantone c’è anche il dossier ‘ospedale universitario in Ticino’. «Un gruppo di lavoro misto Eoc-Usi-Cantone ha elaborato un progetto e il rapporto è stato consegnato al Consiglio di Stato a inizio gennaio. Recentemente – spiega Sanvido – abbiamo avuto un incontro con il governo e stiamo aspettando il via libera per procedere con la seconda fase». L’idea, d’altra parte, è ben chiara: un ospedale universitario diffuso, diverso quindi dagli altri cinque presenti in Svizzera che sono concentrati in un centro principale. «Creare ora un ospedale universitario ci dà il vantaggio, a differenza di altri istituti storici, di modellarci a seconda delle esigenze e con un occhio più attento ai costi».

Due momenti formativi

Tornando alle rivendicazioni, una delle principali riguarda la formazione. «Siamo impegnati in due momenti formativi per i medici», spiega il direttore generale dell’Eoc Glauco Martinetti.

«Da un lato insieme alla facoltà di medicina, dove grazie a un insegnamento molto regolare sul campo, ovvero a contatto con i pazienti, permettiamo all’Usi di collocarsi ai primi posti per qualità didattica. Dall’altro lato ci sono gli assistenti, ovvero chi deve completare la formazione dopo la laurea». E qui arrivano i problemi. «Questi profili, è stato stabilito a livello nazionale, hanno un costo annuo calcolato di 33mila franchi». Ebbene, «l’Eoc riceve per ogni medico in formazione solo 15mila franchi dal Cantone. Nel resto della Svizzera, invece, agli ospedali vengono riconosciuti generalmente 30mila franchi. È una bella differenza se si calcola che ogni anno transitano all’interno dell’Ente 420 medici assistenti». Insomma, altri 4-5 milioni di cui si fa carico l’Ente al posto del Cantone. «Capiamo perfettamente la situazione delle finanze pubbliche, ma è importante sottolineare che si sta mettendo pressione a un settore, quello della formazione sanitaria, che è già in deficit rispetto alla necessità di personale».

E sulla ricerca...

C’è la formazione, ma c’è pure la ricerca tra le condizioni necessarie per diventare ospedale universitario. «Anche in questo ambito abbiamo un finanziamento insufficiente», avverte Martinetti. Al momento l’Eoc è riconosciuto come ospedale “di formazione universitaria”, lo step successivo è quello di diventare ospedale “di formazione e ricerca universitaria”. L’ultimo scalino, invece, è quello che porta a essere un ospedale universitario. Insomma, di strada da percorrere non ne manca.

Cinquanta milioni di stipendi ogni mese

Nel frattempo l’Eoc continua la sua attività e i risultati sono incoraggianti. «La strada che porta verso l’ambulatoriale, ovvero cure che non richiedono il ricovero del paziente, è tracciata», spiega Doris Giulieri, capo area finanze e controlling. «Il 40 per cento dei nostri ricavi arriva infatti proprio dall’ambulatoriale». Sempre a proposito di cifre: sono 75 milioni gli investimenti fatti dall’Ente lo scorso anno, gran parte con ditte ticinesi. Sempre a proposito di territorio: «Ogni mese versiamo 50 milioni di stipendi e l’85 per cento del nostro personale è residente». In totale il valore economico distribuito in Ticino è di 700 milioni di franchi.

Ad avanzare sono anche i progetti. Uno su tutti: la creazione dell’Idisi, l’Istituto di diagnostica integrata della Svizzera italiana. «È la dimostrazione della trasformazione digitale in atto», racconta il suo direttore Luca Merlini.

«Quello della diagnostica è un ambito cruciale. Integrando le competenze dei vari specialisti si può arrivare prima, e meglio, a capire quale cura è necessaria».

Quello tecnologico è un passaggio in atto e sempre più necessario. «I dispositivi medici sono sempre più integrati. Un modo per migliorare la qualità ma anche una sfida per garantire la sicurezza», sostiene Achille Alberti, capo area evoluzione e sviluppo digitale. «La cartella informatizzata, nella quale crediamo molto, aiuta anche gli infermieri nel loro lavoro quotidiano».

Negli scorsi giorni è poi anche stata inaugurata la nuova ala del Cardiocentro. «Una novità non solo nell’edificio, ma pure un passo verso un percorso di sviluppo del nostro Istituto», rimarca il direttore del Cardiocentro Ticino Massimo Manserra.

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