laRegione

Dal successo di Dead Ends sboccia Ticino Traverso

Cicloturismo senza stress. Ne parliamo con Stefano Bergamaschi: ‘Sull’onda di una formula apprezzata, un percorso permanente da Chiasso al San Gottardo’

Di Sebastiano Storelli

Venerdì 8 maggio è scattato dalla Bulgaria il Giro d’Italia e in Ticino cresce la febbre per la tappa che il 26 maggio porterà i superstiti ancora in gara da Bellinzona a Carì. E sarà quello il massimo evento sportivo del 2026 sul territorio regionale (toccherà Bellinzonese, Riviera, valle di Blenio e Leventina). Tuttavia, il ciclismo non si coniuga solamente alla voce “agonismo”. La bicicletta è svago allo stato puro, è mobilità lenta, è possibilità di conoscere e apprezzare angoli nascosti del territorio nel quale si pedala, è competizione con i limiti fisici di ognuno. Ed è questa una modalità di gustare le due ruote che nel corso degli ultimi anni ha preso sempre più piede. Ne è un esempio la Dead Ends&Dolci, manifestazione creata e coorganizzata da The Cake Movement e Bikeport Ticino. E che nel 2026, per la sua quarta edizione, si svolgerà dal 2 al 4 ottobre, con partenza e arrivo nel Bellinzonese, ma con sviluppo sull’intero arco cantonale. «Il concetto sul quale si basa – afferma Stefano Bergamaschi, co-fondatore di Bikeport Ticino – è tanto semplice quanto efficace. Noi posizioniamo cinque checkpoint sparsi sul territorio, che i partecipanti dovranno raggiungere. In quale ordine e sulla base di quale percorso, è lasciato alla discrezione dei ciclisti. Di prefissato ci sarà soltanto il punto di partenza e quello di arrivo, ambedue al Polo agricolo della Fondazione Diamante, a Gudo, con la quale collaboriamo con piena soddisfazione. Una volta partiti, i partecipanti avranno la possibilità di scegliere il percorso preferito, con un solo obbligo, quello di raccogliere l’apposito timbro in tutti e cinque i checkpoint».

Raggiungere una delle cinque postazioni ha il sapore del successo personale dal profilo sportivo, ma rappresenta altresì una soddisfazione per quanto attiene al palato. Il nome della manifestazione, d’altro canto, parla chiaro… «A ogni checkpoint vi sono volontari dell’organizzazione i quali, oltre a timbrare il cartellino, a fare quattro chiacchiere e a darti l’energia per proseguire, offrono a chi arriva un piccolo dolce, di norma prodotto da pasticceri locali. Insomma,

garantiamo la possibilità di pedalare in alcune tra le più belle location del cantone, scelte da noi che siamo Swiss Cycling Guide, di sperimentare un vero e proprio senso di avventura, dovuto alla mancanza di un tracciato uguale per tutti, e di assaggiare cinque dolci deliziosi».

Chi intendesse prendere parte all’edizione 2026, dovrà mettersi il cuore in pace, in quanto le iscrizioni sono già al completo. «Questa formula ha raccolto grande successo, con oltre 400 richieste, ma per nostra scelta limitiamo il numero dei partecipanti a 120, 50% uomini e 50% donne». I numeri del percorso sono soltanto approssimativi, proprio per la libertà concessa nella scelta del tracciato: il chilometraggio complessivo si aggira sui 450 km e il dislivello sui 10’000 metri. Le biciclette dovranno essere gravel o mountain-bike e tutto l’occorrente verrà trasportato in maniera autonoma in assetto bikepacking. «Si tratta di una modalità di ciclismo più avventurosa, con poche strade asfaltate – molte le abbiamo proibite in quanto le riteniamo troppo pericolose –, tratti nei quali la bici andrà portata a spalla, e checkpoint che potrebbero essere raggiunti anche di notte, perché ognuno è libero di pedalare al proprio ritmo. Per quanto riguarda i partecipanti, abbiamo un bel mix tra gente alle prime armi e alcuni tra i più forti specialisti al mondo, come la tedesca Jana Kesenheimer, della quale, tra l’altro, su Youtube è possibile trovare un video di oltre mezz’ora, realizzato nel corso della prima edizione: un filmato dal titolo ‘No Dead Ends’ che ha già ottenuto oltre 388’000 visualizzazioni e che rappresenta un’ottima vetrina per mostrare le potenzialità del nostro cantone in ambito bikepacking».

Anche in un evento nel quale l’avventura rappresenta un fattore determinante, la sicurezza rimane imprescindibile. Circa un mese prima della partenza, «ai partecipanti vengono indicati i cinque checkpoint e due settimane prima dell’evento dovranno ritornarci un file con la traccia prescelta, in modo da poter consigliare loro eventuali cambiamenti nel caso in cui, per scarsa conoscenza del territorio, avessero optato per passaggi troppo pericolosi. Così, grazie alla traccia Gps, sapremo in ogni momento dove si trova ogni ciclista».

BELLINZONA E VALLI

it-ch

2026-05-18T07:00:00.0000000Z

2026-05-18T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281612427040413

Regiopress SA