Il derby ticinese ‘non ha inciso sulla scelta’
Dopo Lugano anche Bellinzona ha incontrato il comitato e la giuria. Branda: ‘Ci hanno assicurato che i due progetti, validi, non si sono pregiudicati uno con l’altro’
Di Marino Molinaro
Che il Ticino si sia presentato con due distinte candidature al concorso per la designazione della Capitale culturale svizzera 2030 – scelta infine caduta il 4 giugno su Aarau – non ha impressionato né in positivo né in negativo la giuria chiamata a valutare i dossier. A fare la differenza è stato semmai il livello di dettaglio raggiunto dal dossier presentato dalla cittadina svizzero tedesca, ritenuto più elevato di quello bellinzonese e di quello luganese (con Mendrisio e Locarno). È quanto emerge dall’incontro avuto giovedì 25 giugno fra il Municipio di Bellinzona e una delegazione della giuria e del comitato responsabile del concorso. «Oltre alle autorità di Lugano, anche quelle bellinzonesi hanno sentito l’esigenza di un debriefing», spiega interpellato da ‘laRegione’ il sindaco Mario Branda: «Era per noi importante conoscere e approfondire, anche in ottica futura, quali valutazioni hanno portato la giuria a optare per una concorrente d’Oltralpe; in particolare se a pesare sia stata qualche nostra lacuna; oppure, visto che se n’è parlato a più riprese, il fatto che dal Ticino siano giunte due candidature e non una sola che includesse i quattro poli».
‘Una poltrona per quattro’ che qualcuno ha auspicato retroattivamente (ndr: per esempio il vicesindaco di Lugano Roberto Badaracco, da noi intervistato una prima volta il 4 giugno e poi di nuovo il 20 giugno) ritenendo l’opzione compattezza preferibile alla doppia corsa; altri (come il giornalista Enrico Lombardi, sempre sulla Regione il 5 giugno) hanno riesumato la visione urbanistica e territoriale del cosiddetto Ticino ‘città-cantone’, concetto idealistico coniato negli anni 90 nel tentativo di spianare il Ceneri (impossibile) e che di tanto in tanto fa capolino quando fa comodo parlare di un Ticino disunito, litigarello e inconcludente.
‘Il dossier di Aarau era più dettagliato’
«Ebbene niente di tutto ciò», spiega Branda: «Ci è stato detto che la doppia candidatura ticinese, o derby come qualcuno ha voluto definirla, non ha influito sulle valutazioni fatte. E ci è stato assicurato che i due progetti ticinesi non si sono pregiudicati uno con l’altro. Semmai, Aarau è stata virtuosa nell’elaborare una candidatura un pochino più dettagliata delle altre, agli occhi della giuria. La quale ha lodato il lavoro svolto sia da noi, sia da Lugano con Mendrisio e Locarno. I rispettivi dossier sono stati ritenuti solidi, buoni, anzi ottimi, in grado di costituire una base eccellente per eventuali candidature future». Già, il futuro. Cosa s’intravede per il 2033 lo si è già detto nelle scorse settimane: visto che per l’edizione zero del 2027 (progetto pilota) si è optato per la romanda La Chaux-de-Fonds e che per l’edizione 2030 è stata una città svizzero tedesca ad aggiudicarsi la competizione, fra sette anni la precedenza sarà data alla Svizzera italiana. Dopodiché, a partire dalla quarta edizione, si ripartirà da zero mettendo tutte le regioni linguistiche sullo stesso piano e che vinca la migliore.
‘Non auspicata la candidatura unica dei poli’
Cosa accadrà nel frattempo, nel breve termine, in ottica 2033, è presto dirlo: il Ticino si compatterà? «Ha la facoltà di farlo se lo riterrà opportuno», risponde il sindaco di Bellinzona: «Tuttavia ci è stato detto chiaramente, durante l’incontro, che una candidatura cantonale, intesa come l’unione dei quattro poli, a titolo eccezionale sarà possibile ma non è auspicata. Perché non rientra nello spirito del concorso, che è stato pensato per mettere idealmente in luce una città, o una regione di almeno 20mila abitanti, ma non un intero cantone. Il tutto in base al concetto di ‘potenziale sviluppo culturale’ che porta con sé una candidatura, e ancora di più ovviamente la designazione a Capitale svizzera della cultura. Che quel potenziale può farlo maturare davvero, producendo una crescita durevole nel tempo. In ogni caso i nostri interlocutori hanno detto che se sul piano locale si vorranno unire le forze, dovrà esserci un capofila ben riconoscibile affiancato da località ausiliarie, in un concetto di chiara verticalità». Fra le indicazioni fornite durante l’incontro, anche il fatto che chi è stato una volta capitale culturale, come capofila o ausiliario, ben difficilmente potrà esserlo ancora una seconda volta in futuro.
‘Quanto fatto merita un riconoscimento’
Intanto che se ne farà Bellinzona del lavoro svolto per elaborare, durante gli ultimi due anni, la sua candidatura? Energie e risorse sprecate? Oppure troveranno uno sbocco, un’applicazione sul territorio? «Quanto fatto non verrà perso – risponde Mario Branda – avendo un valore tale, nelle sue varie componenti, che merita indubbiamente un riconoscimento concreto. Nei prossimi mesi valuteremo come dare corso alle prospettive delineate con la presentazione della candidatura. Non vorremmo far cadere quanto di buono è stato fatto, a prescindere dall’eventuale candidatura per il 2033».
Nel dossier inviato a Berna, ricordiamo, si poteva leggere che “Bellinzona 2030 non vuole offrire un anno straordinario, ma costruire un ritmo quotidiano che dia continuità e prospettiva al futuro della città. Non un semplice calendario di eventi ma il modo in cui essa mette in scena la propria identità. Aprendosi, muovendosi, raccontandosi lungo il filo conduttore del ‘confine’ scelto come tema cardine. Tema inserito in un Ecosistema Cultura fatto di sei luoghi fissi, denominati ‘nodi’, e una trama di eventi diffusi sull’intero territorio aggregato con strutture mobili, fra arti visive e performative, musica e cinema, letteratura e nuove tecnologie, progetti di ricerca e iniziative partecipative”. In definitiva, Bellinzona 2030 non era solo una candidatura “ma una comunità che si riconosce nella cultura e sceglie di costruire insieme il proprio destino”. Sette i luoghi individuati: Fortezza, Cattedrale delle Officine, Teatro Sociale, Villa dei Cedri, ex Oratorio di Giubiasco, ex Convento di Monte Carasso e il Fiume Ticino, che scendendo dall’Alto Ticino incontra la capitale e la sua storia millenaria.
BELLINZONA E VALLI
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2026-06-30T07:00:00.0000000Z
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