Colombi-Valora, timori sulla paga delle 32 venditrici
Ocst preoccupata per le conseguenze occupazionali e salariali a carico delle 32 dipendenti dell’azienda in vista del passaggio al nuovo datore di lavoro
Di Marino Molinaro
All’Ocst risulta che il passaggio di proprietà non sarà indolore e che le attuali percentuali lavorative non saranno garantite. Il gruppo basilese fornisce invece tutte le garanzie del caso.
Rischia di non essere indolore il passaggio al gruppo basilese Valora Ag delle 32 dipendenti della storica Elia Colombi Sa di Bellinzona, che ha deciso di terminare l’attività a fine luglio cedendo la cartolibreria di via Dogana e i nove chioschi sparsi in Ticino. La prima, come abbiamo spiegato il 9 e 10 luglio, chiuderà i battenti perché secondo Valora “non rientra nel nostro core business e nel portafoglio”; per le due impiegate “stiamo valutando delle opportunità all’interno della rete Valora, con l’obiettivo di consentire loro una ricollocazione ”. Gli altri punti vendita saranno integrati nella rete di K Kiosk, società di proprietà di Valora, impiegando le attuali lavoratrici.
Assunte non oltre il 50%, ‘insostenibile’
Il punto dolente – ci spiega il vice-segretario cantonale di Ocst, Paolo Locatelli, che sta seguendo da vicino il passaggio di proprietà dal profilo delle impiegate – riguarda la percentuale di lavoro futura: «Se da una parte Valora in un recente comunicato ha garantito che tutti i 32 posti saranno mantenuti e che per i prossimi tre mesi di agosto, settembre e ottobre i salari verranno versati alle stesse condizioni della Elia Colombi Sa, dall’altra abbiamo appreso che la stessa Valora a partire da novembre non assumerà nessuno sopra il 50%. Stiamo parlando di salari contenuti e in moltissimi casi, se non tutti, determinanti per far quadrare i conti a fine mese. Incassare al massimo solo la metà, diventa per queste lavoratrici insostenibile».
Non hanno diritto alla disoccupazione
Sempre durante i colloqui in corso in questi giorni, dettaglia ancora Locatelli, «emerge che Valora suggerisce alle dipendenti di annunciarsi alla disoccupazione per poter ottenere il 70-80% della rimanenza non retribuita. Ma non funziona così, perché per legge può beneficiare subito dell’indennità di disoccupazione chi subisce formalmente il licenziamento, ciò che non è il caso perché nessuno è stato licenziato. Così facendo il danno è doppio: oltre all’impossibilità di far capo subito alla disoccupazione, in assenza di licenziamento collettivo viene meno anche la possibilità di beneficiare di un piano sociale, pure previsto per legge».
‘Temiamo salari al di fuori del Ccl’
Da qui la forte preoccupazione che aleggia fra le 32 dipendenti. Di queste almeno una decina sono attualmente assunte al 100%, una quindicina sono impiegate a ore e in modo elastico lavorano regolarmente tra il 70% e il 90%. «Parliamo di impiegate sempre molto disponibili», evidenzia il sindacalista: «Dipendenti che fanno sovente doppi turni o rinunciano a liberi, pur di arrivare a fine mese con un salario decente». Nel frattempo alcune di esse hanno ricevuto la convocazione da parte di Valora a colloqui individuali per mansioni non meglio precisate, non importa a quale condizioni e a partire da quale data. Sulla scena è pure comparsa una nota fiduciaria che le avvicina via mail affinché incontrino gli addetti di una terza società sua cliente: «Sembrerebbe essere una di quelle che ritirerà taluni chioschi in franchising e che chiede i dati personali delle lavoratrici, a cominciare dalla busta paga. Il nostro forte timore, come Ocst, è che i futuri livelli salariali verranno fissati al di fuori del Contratto collettivo di lavoro che Valora applica su scala nazionale, e in teoria anche in Ticino».
‘Accordo elaborato sopra le loro teste’
La situazione, continua Locatelli, è nel suo complesso molto confusa: «La Elia Colombi Sa è formalmente il datore di lavoro di 32 collaboratrici ma tra pochi giorni si disimpegnerà dalla gestione dei nove chioschi; la Valora Ag si assumerà il pagamento dei salari alle stesse condizioni contrattuali rispettando quindi il salario minimo cantonale limitatamente per i prossimi tre mesi; il futuro datore di lavoro (Valora o chi per essa in franchising) continua a nicchiare e non dice nulla sui contenuti del contratto a partire da novembre». Lo stesso sindacalista conclude con questa amara constatazione: «Ci sono 32 donne, che lavorano per necessità e non certamente per diletto, cui nessuno degna un minimo di considerazione. Sopra le loro teste le due società hanno elaborato un accordo commerciale di cessione e alla fine, con molta arroganza, pretendono di trattarle come un pacco postale spedito senza un indirizzo preciso. È una questione di rispetto e di tutela della dignità delle lavoratrici».
LA REPLICA
‘Reimpiegati alle medesime condizioni’
Il timore in casa Ocst e fra il personale è dunque che le premesse positive siano sconfessate dai fatti. Interpellato nuovamente dalla redazione, il titolare della Elia Colombi Sa, Alessandro Lafranchi, anche questa volta non rilascia dichiarazioni. Risponde invece l’Ufficio stampa del gruppo basilese: lette le nostre domande sui punti più sensibili, fornisce rassicurazioni: “Valora Svizzera gestisce la grande maggioranza dei propri punti vendita, compresi quelli acquisiti in Ticino, attraverso il modello di agenzia. I partner d’agenzia sono imprenditori indipendenti che gestiscono sotto la propria responsabilità format quali K Kiosk, Avec e Press&Books. La gestione operativa dei punti vendita, la conduzione del personale e le attività di vendita sono di competenza dei partner d’agenzia”. Quanto al punto più sensibile, Valora assicura che “tutti i collaboratori dei nove chioschi acquisiti continueranno a essere impiegati alle medesime condizioni contrattuali attuali. Poiché i partner d’agenzia indipendenti operano in qualità di datori di lavoro, i rapporti di lavoro saranno trasferiti a loro senza alcuna modifica delle condizioni esistenti”. E ancora: “In qualità di datori di lavoro autonomi, i partner d’agenzia sono responsabili del rispetto delle disposizioni di legge vigenti, in particolare delle normative in materia di diritto del lavoro e dei salari minimi applicabili. Valora accompagna con attenzione il processo di transizione e attribuisce grande importanza al rispetto della legislazione vigente”.
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