Giovani writer colorano (legalmente) muri in città
Due writer sedicenni hanno realizzato i loro graffiti su una parete comunale. Un’iniziativa nata dal dialogo con la Città e sostenuta dal Social Truck
Di Katiuscia Cidali
Un’iniziativa nata dal basso: due sedicenni hanno realizzato le loro opere su una parete comunale. Dal desiderio alla realtà, dialogando con la Città e con il sostegno del Social Truck.
In arte si chiamano Banez e Snone e i loro ‘tag’ da qualche settimana sono apparsi in bella mostra su una parete dello stabile che ospita il Dicastero opere pubbliche della Città, in Vicolo Von Mentlen a Bellinzona. Tutto perfettamente in regola: i graffiti sono legali e sono stati realizzati un mese fa da Alex David e Nicola Cintione, due writer bellinzonesi di appena sedici anni. L’esecuzione delle opere è stata autorizzata dal Municipio con la supervisione degli educatori del progetto socioeducativo per ragazzi ‘The Social Truck’ della Cooperativa Baobab, che li ha accompagnati durante tutto il percorso. Un primo assaggio di colore su un edificio che in prospettiva dovrà essere liberato e demolito nell’ambito dei lavori legati al progetto ferroviario del Terzo binario Bellinzona-Giubiasco e della nuova fermata Ffs di Piazza Indipendenza. Si tratta di un’iniziativa nata dal basso: sono stati infatti i due giovani writer, affiancati dagli educatori, a chiedere se in città esistessero pareti disponibili su cui poter realizzare legalmente i loro graffiti. «Ci sono posti dove è consentito dipingere, ma sono pochi. Per questo, insieme agli educatori del Social Truck, abbiamo deciso di rivolgerci alle autorità per chiedere nuovi spazi vicino a casa», racconta Alex David (Banez). Fondamentale, per orientarsi tra richieste, contatti con gli uffici e aspetti burocratici, è stato il sostegno degli educatori. «Li abbiamo conosciuti l’anno scorso durante un evento in cui era possibile realizzare dei graffiti sul loro furgone», spiega Nicola Cintione (Snone). Proprio da quell’esperienza è nata l’idea di trasformare
una passione in un progetto concreto. «Abbiamo avuto incontri con la polizia comunale e diversi scambi di email con il Servizio gestione stabili della Città», aggiunge David. Ai ragazzi è stato chiesto di presentare le bozze delle opere, indicando anche i giorni e gli orari in cui avrebbero dipinto. «Ci sono voluti alcuni mesi e ci rendiamo conto che, come giovani writer ancora poco conosciuti, non è semplice trovare un muro su cui poter lavorare. Per questo siamo davvero contenti di esserci riusciti», riconoscono i due ragazzi. Dal punto di vista artistico ciascun writer realizza normalmente il proprio tag, ovvero la propria firma stilizzata. In questo caso le due firme dialogano tra loro: sono state sovrapposte e valorizzate da una combinazione di colori studiata insieme. E come hanno reagito i passanti vedendoli all’opera? «Alcuni si fermavano e ci chiedevano cosa stessimo facendo. Noi spiegavamo che si trattava di un progetto autorizzato e, in generale, abbiamo riscontrato molta curiosità e interesse», racconta Cintione. Anche per chi ha seguito i ragazzi questo progetto rappresenta un risultato importante. «È stata una grande soddisfazione anche per noi educatori del Social Truck riuscire a ottenere questo traguardo. Ma soprattutto è stato bello vedere quanta passione questi ragazzi mettono in ciò che fanno», osserva
l’educatore sociale Daniel Mohorovic. L’idea ha iniziato a prendere forma la scorsa estate, durante il concorso per writer ‘Wambo Jam’ organizzato dalla Città in golena. Passeggiando tra le opere degli artisti, educatori e ragazzi hanno iniziato a chiedersi dove fosse possibile dipingere legalmente a Bellinzona. Ne è seguito, alcuni mesi dopo, un giro in bicicletta alla ricerca di pareti adatte. «Ricordo che era un venerdì sera di dicembre. Abbiamo fotografato alcuni muri, poi siamo rientrati nella nostra sede infreddoliti, ci siamo preparati un tè caldo e abbiamo scritto un’email all’Ufficio giovani e famiglie spiegando l’idea e chiedendo come procedere», ricorda Mohorovic. «Da parte delle autorità e della polizia comunale abbiamo trovato molta disponibilità e sensibilità verso le esigenze dei giovani». E il progetto non si fermerà qui. «Se i ragazzi vorranno continuare a collaborare con noi, siamo pronti a esplorare altri muri in città, sia di proprietà comunale sia, eventualmente, del Cantone o della Confederazione», fa presente Mohorovic. L’obiettivo è quello di creare nuove occasioni in cui la creatività giovanile possa trovare spazi legali di espressione, trasformando pareti anonime in luoghi di colore e contribuendo, allo stesso tempo, a promuovere una cultura del rispetto degli spazi pubblici.
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