Un Pecc sfoltito e tanti scontenti
La battaglia sugli emendamenti porta a meno obblighi sul fotovoltaico. Non passano invece gli allentamenti per gli impianti di riscaldamento
Di Vittoria De Feo e Giacomo Agosta
Doveva essere battaglia e battaglia è stata. Dopo le buone intenzioni, ribadite lunedì più e più volte sui principi del Piano energetico e climatico cantonale (Pecc), il Gran Consiglio è passato a discutere degli emendamenti. Ovvero a decidere nel concreto quali misure, divieti e obblighi andassero adottati e quali no. Alla fine il risultato è di quelli che scontenta un po’ tutti. Già, perché sui due temi al centro degli emendamenti – la promozione del fotovoltaico e l’abbandono degli impianti che producono energia da fonti non rinnovabili – si è andati in due direzioni opposte. Sul fotovoltaico la maggioranza del Gran Consiglio ha seguito la strada tracciata dal Partito liberale radicale, accogliendo diversi emendamenti presentati da Gabriele Ponti per togliere obblighi di installazioni e scadenze entro le quali dotarsi di pannelli (soprattutto) per chi possiede ampie superfici. Sugli impianti di riscaldamento, invece, il parlamento ha seguito la proposta contenuta nel rapporto di maggioranza del verde liberale Massimo Mobiglia, definita dal Consiglio di Stato “un compromesso”, e ha quindi deciso di non accettare la proposta di allentare le norme che obbligano a sostituire un impianto che produce energia da fonti non rinnovabili.
La partita si è dunque giocata a colpi di emendamento presentati da quasi tutti gli schieramenti politici e, come logico che sia, in contrapposizione tra loro. Emendamenti legati alla Legge cantonale sull’energia, vale a dire la scatola in cui sono contenuti obblighi e divieti per raggiungere gli obiettivi del Pecc che rappresenta invece un Piano programmatico, una ‘bussola’. Insomma, la parte più delicata di tutto il corposo dossier. «Con gli emendamenti sono stati eliminati alcuni punti importanti», afferma con un certo rammarico Mobiglia prima del voto sul complesso (approvato con 56 sì, 26 no e 2 astenuti). «Insomma, globalmente facciamo un passo avanti, ma rimaniamo sul posto per la produzione di energia rinnovabile. Mi chiedo perché tutto questo accanimento contro l’energia fotovoltaica che è una delle più redditizie in assoluto». Non soddisfatta è anche l’Udc. “In un momento in cui aumentano imposte, tasse, balzelli e i premi della cassa malati, Plr e Centro – viene deplorato in una nota a firma del capogruppo Alain Bühler, autore del rapporto di minoranza – hanno trovato un modo tutto loro per ‘aiutare’ il ceto medio: fargli pagare anche le fantasie ambientaliste e le illusioni burocratiche del fronte rosso-verde”.
Capitolo pannelli solari
In aula è stato quindi cancellato l’obbligo di installare pannelli fotovoltaici in caso di rifacimento sostanziale del tetto della propria abitazione. Una proposta del rapporto di maggioranza falciata con l’approvazione degli emendamenti proposti da Bühler e Ponti. «Questo articolo di legge – ha spiegato invano prima del voto Mobiglia – non obbliga nessuno a rifare anticipatamente il proprio tetto. L’obbligo di installare un impianto fotovoltaico avviene solo quando il proprietario ha già deciso o ha necessità di procedere a un risanamento sostanziale della copertura». Ma cosa significa risanamento sostanziale? «Il rifacimento delle tegole rotte da una grandinata – rileva il verde liberale – non è un risanamento sostanziale e non rientrerebbe quindi in questo articolo». E rilancia: «Il momento più sensato per applicare i pannelli solari è quando si sta già risanando un tetto: il cantiere è già aperto, il ponteggio è già installato, l’accesso alla copertura è predisposto». Non solo. «Ricordo inoltre che non viene chiesto di coprire integralmente il tetto: si parla di almeno la metà della superficie. Rinunciare a sfruttare questo momento significherebbe perdere una delle occasioni più semplici e meno invasive per aumentare la nostra produzione elettrica». Gli fa eco il consigliere di Stato Raffaele De Rosa: «Lo stralcio di questa proposta comporta lo snaturamento del compromesso raggiunto nel rapporto di maggioranza che il governo sostiene».
A ciò si aggiunge anche il via libera ad altri emendamenti, sempre di Bühler e Ponti, volti a eliminare la data – indicata nel rapporto di maggioranza al 31 dicembre 2045 – entro cui tutti gli edifici esistenti con una superficie oltre i 300 metri quadrati e dotati di una copertura idonea avrebbero dovuto essere dotati di pannelli fotovoltaici per almeno il 50% della superficie. Niente da fare per chi, come Verdi e Mps, chiedeva di anticipare rispettivamente al 2040 o al 2035 questa scadenza. Sempre in materia di fotovoltaico, la maggioranza del Gran Consiglio ha avallato alcune importanti deroghe sollecitate da Ponti all’installazione di pannelli solari, ovvero nei casi in cui “non sia tecnicamente possibile, economicamente sostenibile o ragionevolmente esigibile, oppure risulti incompatibile con prevalenti esigenze di protezione architettonica, paesaggistica o dei beni culturali”.
Capitolo energia termica
Non ha invece fatto breccia, come detto, la proposta di rendere meno rigide le norme per chi si trova a dover sostituire la centrale primaria di produzione dell’energia termica. Insomma, chi ha un riscaldamento che non fa capo a energie rinnovabili e deve sostituirlo, completamente o anche solo una sua parte rilevante come ad esempio il bruciatore, dovrà optare per una soluzione più sostenibile. L’articolo 10 della Legge sull’energia prevede infatti che “edifici abitativi esistenti soggetti a sostituzione della centrale primaria di produzione di energia termica, inclusa la sostituzione di componenti rilevanti di essa (ad esempio il bruciatore), devono garantire che il fabbisogno di calore sia coperto unicamente da energie rinnovabili o da calore residuo altrimenti non riutilizzabile. Sono possibili deroghe – sancisce la legge – nei casi in cui il ricorso a impianti che fanno capo a energie rinnovabili non sia opportuno o ragionevolmente eseguibile”. Su questo articolo sono state diverse le proposte di emendamento arrivate. Una tornata alla volta sono state scartate quelle dell’Udc, che chiedeva di depotenziare fortemente l’obbligo con conversione, e di Mps e Verdi, che chiedevano invece di renderlo ancora più stringente. Al voto finale è così arrivata la proposta di Ponti che suggeriva di limitare l’obbligo di passare a una produzione da fonti rinnovabili solo nei casi in cui la sostituzione riguardi l’intero impianto della centrale primaria di produzione, e non anche le sue componenti rilevanti. Proposta respinta. Nulla ha potuto l’emendamento, sempre di Ponti, di concedere deroghe all’obbligo di sostituzione nei casi in cui la spesa superi determinati parametri (il 5% del valore di stima della costruzione o del valore a nuovo dell’impianto oppure il 20% della spesa di rinnovo). Il Cantone, inoltre, non creerà una commissione per coordinare la realizzazione delle reti di teleriscaldamento. Il parlamento ha infatti approvato un emendamento presentato da Bühler per eliminare la creazione, appunto, di una commissione sul tema composta dai vari portatori di interesse.
Referendum cantonale sui Ccl
In tarda serata il Gran Consiglio ha poi approvato la proposta di referendum cantonale contro la modifica della Legge federale che conferisce carattere obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro, ovvero la norma che stabilisce la priorità dei Ccl rispetto ai salari minimi cantonali approvata dal parlamento federale il 19 giugno 2026. Una modifica che potrebbe mettere in discussione il compromesso politico sul salario minimo trovata in Ticino negli scorsi mesi.
CANTONE
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2026-09-16T07:00:00.0000000Z
2026-09-16T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281612427298489
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