‘Chiarire per preservare il bene delle istituzioni’
Formalizzata dall’Mps la richiesta di estendere l’alta vigilanza del parlamento a Gobbi per verificare come abbia gestito le informazioni in suo possesso
Di Andrea Manna e Vittoria De Feo
Annunciata, inoltrata. Il Movimento per il socialismo ha dato seguito a quanto aveva anticipato, per il tramite del deputato Matteo Pronzini, la scorsa settimana a ‘laRegione’ (vedi l’edizione di venerdì) in relazione a uno dei capitoli del caso Zali. Ovvero la richiesta di estendere l’alta vigilanza del parlamento al ministro leghista Norman Gobbi per verificare se l’agire di quest’ultimo sia stato corretto oppure no quando nel 2021 – allora capo dell’intero Dipartimento istituzioni, quindi referente in governo anche della magistratura e della Polizia cantonale – era venuto a conoscenza, dalla donna rinvenuta morta cinque anni più tardi nel lago a Melide, di presunti atteggiamenti inopportuni del collega di governo e di partito Claudio Zali. Una verifica sollecitata alla luce della Legge sulle competenze organizzative del Consiglio di Stato, il cui articolo 4 quater stabilisce che “il membro (dell’Esecutivo, ndr) è tenuto a denunciare alle autorità di perseguimento penale i crimini e i delitti perseguibili d’ufficio che constata o gli sono segnalati nell’esercizio della sua funzione”. L’istanza è stata formalizzata e indirizzata dai due granconsiglieri dell’Mps, Pronzini e Giuseppe Sergi, nel tardo pomeriggio di domenica all’Ufficio presidenziale del Legislativo. Al momento l’alta vigilanza è esercitata da due organi delle commissioni parlamentari ‘Gestione e finanze’ e ‘Giustizia e diritti’ e riguarda la riunione voluta da Zali, tenutasi nel suo studio il 9 giugno, con i funzionari responsabili delle carceri sul 14enne detenuto alla Farera, figlio di una sua conoscente. “Giovedì 17 settembre – scrivono Pronzini e Sergi ai vertici del Gran Consiglio – il consigliere di Stato Norman Gobbi, già responsabile politico della magistratura, ha trasmesso alla stampa una nota con la propria versione dei fatti relativi alla segnalazione ricevuta nel settembre 2021 da parte della donna tragicamente scomparsa lo scorso 18 agosto a Melide. Gobbi sostiene di non aver intrapreso nessuna azione poiché la ‘questione risultava pertanto già sottoposta’ all’autorità giudiziaria competente”. Per i due deputati, “è interessante osservare che in occasione della seduta di Gran Consiglio di mercoledì 16 l’Mps ha presentato un’interpellanza, che riprendeva lo stesso testo già presentato il 31 marzo 2025, dal titolo ‘Le sfortunate frequentazioni private del ministro Zali’. Questo atto parlamentare poneva al Consiglio di Stato tre domande sulle sfortunate frequentazioni private di Zali; ebbene, né il Consiglio di Stato, né Gobbi hanno ritenuto utile informare il Gran Consiglio su quanto, poco meno di ventiquattro ore dopo, Gobbi ha ritenuto utile informare la stampa”. Aggiungono Sergi e Pronzini: “Sta di fatto che Gobbi nel settembre del 2021 ha ricevuto una segnalazione su possibili reati penali. Il contenuto della segnalazione diverge tra quanto indicato in una e-mail inviata dalla donna deceduta al consigliere nazionale Lorenzo Quadri e quanto comunicato alla stampa da Gobbi”. Nelle scorse settimane, continuano i due parlamentari, “Gobbi aveva aggiunto che a suo tempo aveva parlato con Zali della segnalazione ricevuta e quest’ultimo aveva risposto con la frase che tutte e tutti noi conosciamo a memoria: ‘Si tratta di fatti privati’. Ricordiamo che Gobbi ha e aveva un obbligo legale: segnalare alla magistratura eventuali fatti che possono avere una rilevanza penale”. La conclusione: “È dunque fondamentale, al fine di preservare la credibilità delle istituzioni e il ruolo di alta vigilanza che il Gran Consiglio svolge verso l’Esecutivo, che l’atteggiamento tenuto dal consigliere di Stato Gobbi nel 2021 sia oggetto di analisi da parte della commissione della ‘Gestione’ nel quadro dell’esercizio dell’alta vigilanza sui fatti riguardanti Claudio Zali”. In commissione, però, la richiesta dell’Mps non è ancora arrivata, dice Fiorenzo Dadò. Il centrista è presidente della commissione ‘Gestione’ e coordinatore della sua sottocommissione ‘Finanze’ che, insieme alla ‘Vigilanza’ (sottocommissione della ‘Giustizia e diritti’), si occupa di far luce dal profilo istituzionale/amministrativo sulla riunione pretesa da Zali sul 14 enne alla Farera. Il sollecito dell’Mps concerne invece l’operato di Gobbi. «Per ora non abbiamo ricevuto nessuna indicazione di esercitare l’alta vigilanza – dice –. Aspettiamo quindi ancora una comunicazione dall’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio». Se dovesse arrivare, «valuteremo». Sia come sia, secondo Dadò, «al di là dei casi specifici, va chiarito una volta per tutte cosa significhi per un deputato, un consigliere di Stato o per un alto funzionario l’obbligo di segnalazione. E con esso la tutela delle fonti e del segnalante». La presidente dell’Up Daria Lepori
(Ps): «Ho subito coinvolto l’Ufficio presidenziale sottoponendogli la mia proposta circa il seguito della richiesta dell’Mps. Aspetto una risposta entro domani mattina (oggi, ndr)».
A breve la decisione del Cdm
È intanto attesa per domani la decisione del Consiglio della magistratura sull’operato del procuratore generale Andrea Pagani in merito alle segnalazioni a carico di Zali pervenutegli dalla donna 52enne rinvenuta priva di vita nel Ceresio a Melide, dove risiedeva, il 18 agosto (il mese prima aveva pubblicato le registrazioni di telefonate con il ministro). Il Cdm si è attivato dietro segnalazione della sottocommissione ‘Vigilanza’. A suscitare qualche perplessità, dal profilo formale, è il decreto di non luogo a procedere con cui nel novembre 2021 il pg aveva scagionato Zali dalle ipotesi di lesioni semplici (subordinatamente vie di fatto) e minaccia. La donna aveva sì ritirato la querela, ma in precedenza era stata comunque interrogata e verbalizzata dal magistrato, così come il querelato Zali. Dunque erano stati compiuti degli atti istruttori: proprio per questo ci si domanda come mai si sia optato per un decreto di non luogo a procedere, anziché per un decreto d’abbandono, cioè per un decreto motivato ed eventualmente impugnabile. Il Cdm dovrebbe esprimersi anche su questo punto.
Richiesto nuovamente l’accesso agli atti
Quanto alle indagini prettamente penali, da nostre informazioni l’avvocata Micaela Antonini Luvini, legale della 52enne e della figlia, ha chiesto nuovamente l’accesso agli atti delle inchieste condotte dal Ministero pubblico, e meglio: quella sull’aggressione che la donna avrebbe subìto una decina di giorni prima di morire nel lago, quella sulle cause del suo decesso e quella sui presunti reati attinenti alla sfera sessuale innescata da una segnalazione della stessa donna.
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2026-09-22T07:00:00.0000000Z
2026-09-22T07:00:00.0000000Z
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