La Sa fallisce e vuole essere indennizzata
Non ha avuto il successo sperato il progetto di rilancio e successivo ulteriore sviluppo della produzione. Contenzioso con Comune e Patriziato
Di Marino Molinaro
“La società è sciolta in seguito a fallimento pronunciato con decisione del presidente del Tribunale regionale Moesa del 9 settembre 2026”. Dopo le voci circolanti da mesi, sul Registro di commercio grigionese figura ora la decisione ufficiale adottata a carico della ‘Fonti San Bernardino Sa’. Società che nella primavera 2025 aveva ripreso la produzione e vendita di acqua minerale, sfruttando appunto l’oro blu locale nello storico stabilimento di fine ’800, di proprietà patriziale, situato in paese e attrezzato con appositi macchinari. Acqua di ottima qualità, ricordiamo, ma la cui commercializzazione da parte di altre società negli ultimi decenni ha accumulato diversi fallimenti, dovuti a più motivi e spesso alla difficoltà di immettersi su un mercato già saturo e dominato da grossi gruppi. Ora l’ultimo fallimento, sebbene il titolare che avevamo intervistato il 5 marzo 2025 si basasse su un attento business plan che, orientato alla ristorazione d’alta gamma in Svizzera e all’estero, intravedeva a medio termine un ampliamento dell’attività tramite un’apposita condotta da posare sotto il tunnel autostradale e un nuovo stabilimento di imbottigliamento, stoccaggio e spedizione da realizzare poco oltre il portale nord, a Hinterrhein, sempre però sfruttando la sorgente collocata a Pian Cales denominata SB 7. Nelle trattative erano coinvolte le autorità comunali di Mesocco e Rheinwald.
‘Il Comune non mi ha più risposto’
Il diritto sull’acqua compete al Patriziato e al Comune politico di Mesocco, responsabile quest’ultimo della parte relativa ai permessi e all’eventuale concessione di lunga durata da fissare in una convenzione su cui avrebbe dovuto esprimersi il Consiglio comunale. «L’intesa è ottima sia col promotore, sia col Comune a nord che ospiterà l’espansione», dichiarava un anno e mezzo fa il sindaco Mattia Ciocco: «Insieme miriamo a far maturare un progetto che merita pieno sostegno». Ma nel giro di pochi mesi qualcosa è andato storto, il macchinario d’imbottigliamento è stato smantellato e ora il titolare della Sa Roberto Negro, sentito dal nostro giornale, imputa responsabilità al Comune di Mesocco, ritenendo che il Municipio non abbia più risposto alle sue richieste di incontri volti a discutere le tappe di sviluppo future già preimpostate. A tal riguardo il titolare ribadisce che il progetto «aveva le carte in regola per raggiungere il successo sperato, a tutto vantaggio del tessuto economico locale». Dichiarandosi amareggiato, assicura che «vi erano contratti in essere per forniture a sei zeri verso clienti molto importanti». Intanto il macchinario si trova in un deposito a Soazza.
La replica del sindaco Mattia Ciocco
Da noi interpellato, il sindaco a nome del Comune politico e patriziale spiega che «siamo sconcertati per le dichiarazioni del signor Negro». E ricostruisce le fasi più recenti: «All’inizio di quest’anno siamo stati noi a chiedergli un incontro sollecitando spiegazioni sulle voci relative a una possibile rinuncia all’iniziativa da parte di un investitore. In quell’occasione il signor Negro ci ha segnalato che ne avrebbe cercato un altro, interessato a coprire l’aumento di capitale. Ha pure annunciato l’intenzione di portare a buon fine le trattative con l’Ufficio federale delle strade e col Comune di Rheinwald per ottenere i permessi di transito della tubazione nella galleria del San Bernardino e l’accordo per l’edificazione del nuovo stabilimento a Hinterrhein. Sviluppi da concordare con i rispettivi sindaci e il Patriziato».
‘A torto ci imputa responsabilità’
Tutto bene impostato, e allora cosa sarebbe mancato? «Nei mesi successivi – dettaglia il sindaco – da lui non abbiamo più ricevuto indicazioni. E anzi abbiamo unicamente appreso della sua richiesta d’indennizzo al Comune politico e al Patriziato per strutture da lui posate. Richiesta di svariate decine di migliaia di franchi che riteniamo incomprensibile, come riteniamo denigratorio il fatto che ci imputi delle responsabilità. La sua unica richiesta di incontro ci è pervenuta dopo l’avvio della procedura fallimentare, perché appunto esigeva da noi quella cifra». Un dettaglio importante, conclude il sindaco: «I rapporti tra il signor Negro e i Comuni politico e patriziale erano regolati da una dichiarazione d’intenti e non tramite concessioni di sfruttamento o altro», sulle quali, come detto, in caso di consolidamento del progetto avrebbero dovuto pronunciarsi i rispettivi organi legislativi. Nel frattempo, come già previsto, sull’edificio produttivo in paese si sono posati gli occhi dell’imprenditore Stefano Artioli la cui San Bernardino Swiss Alps Sa sta rilanciando il villaggio turistico col sostegno dei vari attori istituzionali. Verrebbe mantenuto solo lo stabile storico e protetto (da convertire in spazio espositivo su quelle che furono le acque curative) e demolito il padiglione realizzato negli anni 90. La stessa Swiss Alps intende sfruttare una parte dell’acqua nell’ambito del complesso wellness Acuforta pianificato a monte.
BELLINZONA E VALLI
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2026-09-26T07:00:00.0000000Z
2026-09-26T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281612427322263
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