La Lega chiede un premio nazionale uniforme
Un premio malattia nazionale uniforme determinato dalla Confederazione, una solidarietà intercantonale nella ripartizione dei costi, riduzioni mirate per chi ha realmente bisogno di sostegno, nonché una maggiore responsabilità degli assicuratori. È su questi assi che si articola l’iniziativa cantonale presentata al Gran Consiglio dal deputato Alessandro Mazzoleni a nome della Lega dei ticinesi. Un’iniziativa che chiede un cambio di passo. Esatto, perché, illustra Mazzoleni, “l’obiettivo non è fingere che i costi sanitari siano uguali dappertutto, né distribuire un assegno in bianco. Le differenze di costo devono continuare a essere individuate, spiegate e contrastate. Ma non è più accettabile che vengano automaticamente scaricate sulla popolazione di un singolo cantone”. Nel 2027, commenta il leghista, “i premi di cassa malati aumenteranno in Ticino del 3,7%, meno della media svizzera che si attesta al 5%”. Un rallentamento, certo. Ma per Mazzoleni non è possibile trasformare “l’ennesimo aumento in una buona notizia. Il premio medio ticinese salirà infatti a 519,90 franchi al mese, il più alto della Svizzera, contro una media nazionale di 412 franchi”. Il tutto “dopo anni di rincari molto pesanti”. Il Consiglio di Stato, ricorda ancora il granconsigliere, “ha parlato di un ‘segnale incoraggiante’, pur riconoscendo che il peso sulle famiglie rimane preoccupante. Noi crediamo che proprio questo sia il momento di andare oltre la discussione sull’aumento di un singolo anno”.
In dieci anni, osserva inoltre Mazzoleni, “il premio standard di riferimento in Ticino è cresciuto di circa il 56%, contro circa il 35% della media svizzera e l’11% di Zugo. Prestazioni e obbligo assicurativo sono stabiliti dalla Confederazione, mentre una parte importante della fattura continua a dipendere dal cantone nel quale si vive”. Nel frattempo, aggiunge, “quando il premio diventa insostenibile, intervengono sempre di più i sussidi: oggi in Ticino circa 115mila persone beneficiano della riduzione dei premi e con la prima tappa delle nuove misure si prevede di arrivare a circa 123mila”. Certo, chiarisce il leghista, “aiutare chi è in difficoltà è indispensabile, ma non possiamo ignorare il paradosso: il cittadino paga il premio e, attraverso le imposte, finanzia anche una parte crescente dei sussidi necessari per permettere alla popolazione di pagare quello stesso premio”. Insomma, “non basta spostare il conto da una tasca all’altra”. Ed è qui che si inserisce l’iniziativa cantonale, che ambisce a “un sistema nel quale il domicilio non determini il premio di base, il reddito non determini il premio ordinario, la partecipazione ai costi mantenga una componente di responsabilità individuale e gli assicuratori rispondano della propria efficienza e degli scostamenti rispetto ai parametri nazionali”. Se da un lato “il Ticino deve continuare a fare la propria parte per contenere la spesa sanitaria”, “la questione ormai va posta anche a Berna”, sancisce Mazzoleni. Che rincara: “Se l’assicurazione è obbligatoria e le prestazioni sono federali, è giunto il momento di discutere se anche la solidarietà finanziaria debba diventare realmente nazionale”.
CANTONE
it-ch
2026-10-02T07:00:00.0000000Z
2026-10-02T07:00:00.0000000Z
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