Galleria più sicura, ma non si abbassa la guardia
A 25 anni dalla tragedia nel tunnel autostradale che costò la vita a 11 persone, si continua a lavorare per scongiurare che le loro morti siano state inutili
Di Fabio Barenco
Airolo, 24 ottobre 2026, ore 9.39. Un minuto di silenzio. Il parroco Fra Edy Rossi-Pedruzzi recita una preghiera. Sabato scorso si è tenuto un momento di raccoglimento ai piedi della stele con incisi i nomi delle 11 persone decedute 25 anni prima nel devastante incendio scoppiato a circa un chilometro dal portale sud della galleria autostradale del San Gottardo a seguito dello scontro tra due articolati. Cerimonia di commemorazione – organizzata da un gruppo spontaneo – alla quale erano presenti autorità odierne e di allora, rappresentanti delle forze di primo intervento, così come i familiari di Rosario Caggiano, deceduto proprio quel terribile giorno. Giorno che rimarrà nella storia, non solo per i tragici fatti avvenuti, ma anche perché da allora sono state messe in atto diverse misure per aumentare la sicurezza nelle gallerie. Per quanto riguarda il San Gottardo, un ulteriore punto di svolta avverrà nel 2033, quando entrambe le canne saranno percorribili contemporaneamente e in modo monodirezionale, ciò che eviterà, in particolare, scontri frontali tra veicoli.
Volontà di imparare e migliorare
Tuttavia, durante l’evento è stato più volte ribadito che, malgrado i progressi in termini di sicurezza, il rischio di incidenti non potrà mai essere azzerato: «L’errore umano, l’imprevisto e le situazioni d’emergenza continueranno a esistere», ha ricordato il sindaco di Airolo Oscar Wolfisberg. «Anche quando disporremo di due canne separate, non potremo permetterci di abbassare la guardia». Resta quindi «il dovere di prevenire i rischi e continuare a migliorare», ha sottolineato da parte sua il consigliere di Stato Norman Gobbi. «La sicurezza richiede costante manutenzione, controlli regolari, aggiornamenti tecnologici e la volontà di imparare continuamente dall’esperienza», ha precisato Marco Fioroni, capo della filiale di Bellinzona dell’Ufficio federale delle strade (Ustra). Nonostante la volontà espressa di continuare a impegnarsi costantemente per migliorare la sicurezza nelle gallerie e per sviluppare ulteriori misure volte a salvare vite, Mauro Chinotti – nel 2001 sindaco di Airolo, nonché vicecapo del Centro di manutenzione – ha voluto nuovamente esprimere la sua «preoccupazione circa la gestione dell’intera galleria, che non è oggi e non sarà in futuro ai portali del San Gottardo». In ogni caso, sabato scorso, il pensiero dei presenti si è principalmente rivolto alle vittime della tragedia e ai loro familiari. «Continueremo a lavorare senza sosta per scongiurare che le loro morti siano state inutili», ha aggiunto Fioroni.
Prima lo scontro e poi l’incendio
Mercoledì 24 ottobre 2001 alle 9.39 l’autista turco di un camion belga proveniente dall’Italia, circa un chilometro dopo l’ingresso nel tunnel, colpì lateralmente un altro veicolo pesante con a bordo un autista italiano che sopraggiungeva in senso contrario. Un serbatoio di carburante si squarciò e il diesel fuoriuscito si incendiò pochi minuti dopo l’impatto a causa di un cortocircuito a un cavo. I carichi dei camion presero fuoco, tra cui pure centinaia di pneumatici. In galleria la temperatura raggiunse ben presto i 1’200 gradi, dove si diffuse rapidamente un denso fumo nero. Dieci persone morirono soffocate, mentre una carbonizzata. Tra le vittime anche l’autista turco che si rivelò poi essere stato ubriaco. L’autista italiano invece sopravvisse e fu in seguito insignito di un’onorificenza per aver aiutato numerose persone a mettersi in salvo. «Il dispiegamento di tutte le forze possibili per cercare, in tutti i modi, di scongiurare il peggio fu immediato», ha ricordato Chinotti. Tuttavia, «la percezione fu presto consapevolezza: l’incendio ebbe connotazioni gravissime». E «quel nero fumo, che usciva ininterrottamente dal camino di ventilazione, coprendo l’intero villaggio di Airolo, ne fu una macabra testimonianza».
Il contributo dell’inchiesta di Antonio Perugini
Oltre ad aver provocato 11 vittime, l’incendio – che fu completamente spento solamente un giorno e mezzo dopo – danneggiò anche le infrastrutture del traforo: sotto l’effetto del calore, la soletta del tunnel crollò parzialmente. La tragedia rappresentò «per la Svizzera, ma anche per l’Europa, uno spartiacque per la sicurezza delle gallerie stradali», ha indicato Fioroni. Mostrò «a tutti quanto rapidamente un incidente possa trasformarsi in una catastrofe e quanto fumo, calore e difficoltà di evacuazione possano diventare mortali». Vennero quindi messe in atto diverse misure. Per quanto riguarda la gestione del traffico pesante, «dal 2002 fu introdotto il cosiddetto sistema contagocce che regola l’ingresso scaglionato degli autocarri in galleria, limitandone il numero e garantendo una distanza di sicurezza adeguata tra di loro». Inoltre, «sofisticati portali termici permettono ora di bloccare i veicoli pesanti che presentano sospetti di surriscaldamento». La galleria nel frattempo è anche «stata dotata di sistemi di sicurezza ancora più sofisticati: la ventilazione è stata potenziata, l’illuminazione e la segnaletica sono state perfezionate e le vie di fuga rese ancora più visibili; sono pure stati rafforzati i sistemi di comunicazione, il controllo del traffico e la videosorveglianza». In questo ambito, Gobbi ha ricordato che «un contributo concreto per migliorare la sicurezza lo fornì anche il Ticino». Il consigliere di Stato si riferiva all’inchiesta sull’incidente diretta dall’allora procuratore pubblico Antonio Perugini (pure presente sabato scorso): «Un lavoro che andò oltre l’accertamento delle responsabilità penali, fornendo conoscenze fondamentali per migliorare la prevenzione». In ogni caso la misura più efficace a livello di prevenzione sarà «la messa in servizio della seconda canna, i cui lavori sono in corso e saranno ultimati nel 2030», ha proseguito il capo della filiale Ustra di Bellinzona. Una volta aperta, verrà risanato l’attuale tunnel: i lavori dureranno ancora tre anni. Poi «dal 2033 la separazione dei sensi di marcia eliminerà il rischio di collisioni frontali e laterali, offrendo nuove possibilità per la gestione degli incidenti e per l’intervento dei soccorritori».
‘Importante che il Ticino continui a svolgere un ruolo attivo’
Fioroni ha tuttavia precisato che «la sicurezza non dipende soltanto dalla tecnologia, ma richiede pure persone preparate e una stretta collaborazione tra i servizi di emergenza». A tal proposito ha ricordato «la presenza dei pompieri professionisti ai due portali» del San Gottardo, che «garantiscono tempi di intervento rapidi ed efficaci». In questo contesto Wolfisberg – condividendo la preoccupazione relativa alla gestione del tunnel sollevata da Chinotti – ha sottolineato quanto sia «importante che il Ticino possa continuare a svolgere un ruolo attivo e riconosciuto nella gestione, nella manutenzione e nella sicurezza di questa infrastruttura». Importante per il sindaco è pure che «le attività di grande e media manutenzione possano essere organizzate attraverso una collaborazione equilibrata tra i due versanti, valorizzando le competenze e le imprese presenti anche nell’Alta Leventina».
BELLINZONA E VALLI
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2026-10-26T07:00:00.0000000Z
2026-10-26T07:00:00.0000000Z
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