‘La politica dell’alloggio sia orientata ai risultati’
È l’auspicio della commissione ‘Sanità e sicurezza’, favorevole all’unanimità alla proposta del governo di consolidare il Centro di competenza della Supsi
Di Vittoria De Feo
La politica dell’alloggio continua a occupare il parlamento. Dopo il ‘no’ del Gran Consiglio al credito di 9,4 milioni chiesto dal governo per rilevare integralmente la Alloggi Ticino Sa – società anonima che ha come scopo sociale la promozione di appartamenti a pigione moderata –, la commissione parlamentare ‘Sanità e sicurezza sociale’ si dice all’unanimità favorevole alla proposta del Consiglio di Stato di formalizzare e consolidare il CcAll, il Centro di competenza sull’alloggio della Supsi. Obiettivo? Assicurare “un monitoraggio continuo e scientifico della situazione abitativa e mettere a disposizione del Cantone, dei Comuni e degli altri attori interessati uno strumento di supporto alle politiche pubbliche dell’alloggio”. Tutto bello, anche se la commissione – firmando il rapporto del capogruppo dell’Udc Alain Bühler, della deputata di Più Donne Tamara Merlo e del liberale radicale Patrick Rusconi – punta i piedi rimarcando come “il tema dell’alloggio a pigione sostenibile rappresenti da diversi decenni una delle questioni sociali più rilevanti per il nostro Cantone”. Ragione per cui, “a fronte delle criticità che continuano a caratterizzare il mercato dell’alloggio ticinese, non appare più sufficiente limitarsi all’analisi e al monitoraggio della situazione”. E quindi: “Il consolidamento del CcAll dovrà segnare il passaggio a una fase ulteriore”. E cioè: “I dati e le conoscenze acquisiti devono tradursi, secondo obiettivi e tempistiche definiti, in una politica cantonale dell’alloggio concreta e in misure capaci di incidere effettivamente sull’offerta di alloggi a pigione sostenibile”. In estrema sintesi: l’eventuale luce verde del parlamento alla proposta del governo dovrà permettere di passare da una politica prevalentemente di osservazione del mercato a una politica dell’alloggio più strutturata, coordinata e orientata ai risultati.
‘Un mercato caratterizzato da criticità che non si possono sottovalutare’
Per capire la rilevanza del tema basti pensare che dalla Legge sull’abitazione del 1985, con la quale si ponevano le basi per una politica cantonale in materia di alloggio, sono trascorsi oltre quarant’anni. Anni attraversati da un iter lungo e complesso che ha portato alla proposta del governo oggi sotto analisi. E sono specialmente alcune prerogative ticinesi che spingono la ‘Sanità e sicurezza sociale’ a reclamare una politica concreta. Dati alla mano i commissari rilevano come il mercato dell’alloggio ticinese presenti elementi di criticità che “non possono essere sottovalutati”. Tra questi, il fatto che la quota di abitazioni di utilità pubblica in Ticino sia pari solamente allo 0,7%, a fronte di una media svizzera del 3,9% (2020). A ciò si aggiungono “un mercato immobiliare caratterizzato da importanti differenze territoriali”, “un numero significativo di abitazioni vuote”, “un patrimonio edilizio in parte vetusto” e “una situazione reddituale che rende per molte economie domestiche particolarmente gravoso il costo dell’abitazione”. Difficoltà economiche affrontate da una parte della popolazione ulteriormente evidenziate dal Rapporto sociale sulla povertà in Ticino, pubblicato nel 2023. Insomma, sanciscono i commissari, “la politica dell’alloggio non può limitarsi a una semplice raccolta di dati. Il monitoraggio deve rappresentare uno strumento al servizio di decisioni concrete”.
‘Più coordinamento, competenze condivise e maggiore efficacia’
Fondamentale, per la commissione sanitaria, “che il consolidamento del CcAll avvenga secondo un principio di massima collaborazione con le strutture cantonali già esistenti”, proprio perché questo Centro “non costituisce una nuova struttura amministrativa da creare ex novo”. Aspetto che si lega, va da sé, al capitolo aspetti finanziari: il rapporto ricorda infatti che la proposta del Consiglio di Stato prevede un primo finanziamento di 100mila franchi per garantire la continuità operativa del CcAll e indica successivamente costi di sviluppo fino a 300mila, da reperire all’interno del settore. Risorse ritenute dalla commissione giustificate, anche se, “proprio perché il Cantone si trova confrontato con importanti esigenze finanziarie in numerosi ambiti, è indispensabile che ogni ulteriore costo sia valutato secondo criteri di efficacia, proporzionalità e sostenibilità”. Il principio deve essere chiaro: “Più coordinamento, più competenze condivise e maggiore efficacia, evitando nel contempo una crescita burocratica della struttura”. E ancora: “I costi di sviluppo fino a 300mila franchi non devono essere intesi come un automatismo di spesa ricorrente: ogni ulteriore impiego di risorse dovrà essere motivato in funzione dei compiti effettivamente attribuiti al CcAll, commisurato alle necessità operative e ricondotto alle disponibilità approvate a Preventivo”. Parola d’ordine, quindi, risultati. Il CcAll dovrà per cui “contribuire all’aggiornamento del Piano cantonale dell’alloggio e fornire a governo e parlamento elementi utili per assumere decisioni fondate”. Tant’è che la commissione ‘Sanità e sicurezza’ auspica che il governo definisca – presentandoli in un rapporto entro un anno dall’entrata in vigore della modifica di legge – obiettivi concreti, indicatori verificabili e tempistiche chiare, “affinché il lavoro del Centro di competenza possa essere valutato nel tempo sulla base dei risultati ottenuti”.
Non da ultimo, nel suo rapporto la ‘Sanità e sicurezza’ spende qualche paragrafo anche sulla recente bocciatura dell’acquisto della Alloggi Ticino Sa. Secondo i commissari, “il rafforzamento del CcAll costituisce, alla luce della decisione di non acquisire integralmente Atisa, un passo opportuno per dotare il Cantone di uno strumento di accompagnamento e coordinamento della politica abitativa”.
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2026-10-29T07:00:00.0000000Z
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