‘L’aumento dei reclami sembra consolidarsi’
Delibera sui ricorsi contro le decisioni delle Arp e vigila sulla loro attività: il 2025 della Camera di protezione. Bozzini: ‘L’organico andrebbe potenziato’
Di Andrea Manna
“La situazione resta buona, ma la consolidata tendenza all’aumento dei reclami impone di considerare l’esigenza di potenziamento dell’organico”. Non solo: “Per rispondere adeguatamente alla necessità di maggior supporto alle Arp (le Autorità regionali di protezione, ndr), in vista della riforma in atto, sarebbe altrettanto opportuno un transitorio potenziamento dell’organico dell’Ispettorato della Camera”. Sono gli auspici formulati dal giudice Damiano Bozzini nel rapporto sull’attività svolta lo scorso anno dalla Camera di protezione, di cui è presidente. Istituita all’interno del Tribunale d’appello nel 2013, quando è stato introdotto il riformato diritto tutorio federale, assolve principalmente due compiti: si pronuncia sui reclami contro le misure di protezione per adulti e minori vulnerabili (tutele, curatele, ricoveri a scopo di assistenza, privazione dell’autorità parentale, regolamentazione dei diritti di visita, collocamenti…) adottate dalle Arp e vigila sul funzionamento di queste attraverso degli ispettori. Con la messa in atto in Ticino della riorganizzazione delle autorità di protezione, la Camera delibererà sui reclami contro le decisioni delle Preture di protezione, che prenderanno il posto delle attuali sedici Arp. L’implementazione della riforma? I tempi sono quelli della politica (la trattazione del dossier avanza, ma è sempre in Gran Consiglio) ed è pertanto impossibile fare previsioni.
Oltre duecento incarti evasi
Torniamo allora ai dati 2025 della Camera di protezione. Cominciando da quelli riguardanti la sua attività quale istanza di reclamo contro le decisioni delle Arp e della Commissione giuridica in materia di assistenza sociopsichiatrica ai sensi della legge Lasp, nonché quale autorità in materia di rapimenti internazionali di minori. “Il numero degli incarti evasi (206) è al di sopra della media degli anni precedenti”, indica Bozzini. Che aggiunge: “Con l’adeguamento dei criteri di apertura degli incarti alla prassi delle altre Camere civili del Tribunale d’appello, anche per il 2025 si è consolidato il rilevante contenimento rispetto al passato delle decisioni di irricevibilità (48)”. Sono aumentate le decisioni di stralcio (“58”). “Come avvenuto nei due anni precedenti, la Camera ha mantenuto al di sopra della media pluriennale l’evasione di procedure concluse con una decisione di merito (100)”, precisa ancora il giudice.
Pendenze in crescita
L’anno scorso si è tuttavia registrato “un ulteriore importante incremento delle entrate, con l’apertura di 249 nuovi incarti”. Più reclami. Evidenzia il presidente della Camera di protezione: “La tendenza di forte crescita in atto sembra oramai consolidarsi. La Camera vede così aumentare il numero di incarti in attesa di giudizio (‘pendenti’, pari a 133)”. Per ora, commenta il magistrato, “resta ancora possibile un’evasione dei reclami e delle istanze in tempi adeguati. Solo un aumento delle unità di personale (attualmente vi è un solo giudice redattore/correttore e 2,1 unità di cancelliere), prospettiva che appare però al momento poco realistica (alla luce della precaria situazione delle casse cantonali e della politica di risparmi/tagli, ndr), permetterebbe di invertire questa tendenza e di ritornare a tempi di evasione più celeri, che meglio si addicono alle procedure in questione”.
Ed eccoci ai dati 2025 della Camera quale autorità di vigilanza e autorità centrale ai sensi delle convenzioni internazionali. “Nella sua funzione di autorità di vigilanza, esercitata per il tramite dell’Ispettorato”, la Camera di protezione “ha fornito un costante e puntuale sostegno alle Autorità regionali di protezione, nonché alle persone e agli enti coinvolti nell’attuazione delle misure di protezione, garantendo la collaborazione con le autorità centrali di Stati esteri nell’applicazione delle Convenzioni dell’Aia del 1996 (protezione dei minori) e del 2000 (protezione degli adulti), con particolare riguardo ai collocamenti di minorenni in strutture protette all’estero e alla prestazione dell’assistenza giudiziaria”. L’anno scorso, scrive sempre Bozzini, sono state “3’894 (erano 3’664 nel 2024) le decisioni emesse dalle Arp che, fatta eccezione per quelle impugnate, sono sottoposte all’Ispettorato per una verifica dal punto di vista della correttezza formale e materiale”. A fine 2025 “risultavano pertanto attivi oltre 9’500 incarti (relativi a tutte le persone a quel momento soggette a misure di protezione) di cui 1’550 aperti nel 2025 (1’270 nel 2024). La conseguente mole di lavoro è notevolmente aumentata, anche per il segretariato”.
‘Carenze logistiche e di risorse umane’
L’Ispettorato, “in collaborazione con l’Archivio di Stato”, ha effettuato ispezioni “presso tutte le Arp per analizzare le prassi di gestione e archiviazione degli incarti e per elaborare un ‘Calendario di conservazione degli atti’, in applicazione della Legge sull’archiviazione e sugli archivi pubblici”. Ebbene, sottolinea il presidente della Camera, le verifiche nelle Autorità regionali di protezione “hanno evidenziato una marcata eterogeneità sotto il profilo organizzativo, nonché carenze logistiche e di risorse umane, in particolare l’assenza di un sistema informatico uniforme e adeguato, rendendo auspicabile un intervento del Dipartimento delle istituzioni a sostegno delle Arp affinché riescano a dotarsi di un sistema di elaborazione dei dati compatibile con le richieste della Copma (Conferenza dei Cantoni per la protezione dei minori e degli adulti, ndr) entro il 2028”. La riforma ticinese contempla il passaggio dal vigente modello amministrativo, incentrato sulle Autorità regionali di protezione, facenti capo ai Comuni, a quello giudiziario, con le Preture di protezione, e conseguente ‘cantonalizzazione’ del settore tutele e curatele. Già nel rendiconto 2024 Bozzini aveva segnalato le “crescenti esigenze di supporto” manifestate dalle Arp in vista della riorganizzazione. Di qui la proposta del giudice di potenziare l’Ispettorato della Camera con un’unità in più “da dedicare, a supporto delle Arp, alle specifiche esigenze della riforma”. Un potenziamento temporaneo. Ma “non vi è stato a tal riguardo alcun riscontro da parte del Cantone”, annota Bozzini nel rendiconto 2025.
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