Co-capitale della cultura, sì ma non da ‘gregari’
Capitale Culturale Svizzera 2030, il parere della Gestione
Di Sascha Cellina
La Commissione della gestione sostiene la candidatura congiunta (e il credito) con Lugano e Mendrisio, ma auspica un ruolo da protagonista e non marginale per la Città.
Sì alla candidatura congiunta (e al mezzo milione di franchi, spalmato su cinque anni, richiesto dal Municipio quale quota parte) “Lugano con Locarno e Mendrisio” a Capitale Culturale Svizzera 2030, ma con un ruolo da protagonista e non marginale. È la conclusione a cui è arrivata la Commissione della gestione di Locarno dopo aver esaminato il relativo messaggio municipale contenente la richiesta di credito ed essersi confrontata sul tema con la capodicastero Socialità, Giovani e Cultura Nancy Lunghi e il direttore dei Servizi culturali Sébastien Peter.
Rammarico per la decisione di Bellinzona
Una candidatura, come si evince dalla sua formulazione e come sottolineato anche nel rapporto del relatore Francesco Albi, che vede Lugano capofila e Locarno e Mendrisio quali città partner, in un progetto che mira a valorizzare il territorio con un programma culturale di respiro nazionale, fondato su partecipazione, industrie creative e cooperazione interregionale. Da notare come la Gestione locarnese esprima “rammarico per la decisione del Comune di Bellinzona di aver voluto presentare una candidatura separata” nella corsa all’assegnazione del titolo che avverrà nel giugno 2026 e alla quale partecipano anche Aarau e Thun. Assegnazione a cui è evidentemente subordinato il credito di 500mila franchi richiesto dall’esecutivo per quinquennio 2027-2031 (pari al 20% del finanziamento pubblico), al quale in caso di vittoria si sommerebbero cofinanziamenti cantonali (1 milione) e federali (2). A tal proposito, la Gestione sottolinea come si tratti di previsioni e non impegni definitivi e si raccomanda che il mezzo milione richiesto alla Città rimanga un “tetto invalicabile”.
Troppi atout per essere ridotta a gregaria
Detto ciò, “la Commissione riconosce il potenziale strategico dell’iniziativa e le possibili ricadute positive per Locarno, ritenendo tuttavia essenziale che la Città sappia tutelare con determinazione il proprio ruolo e i propri interessi all’interno del progetto, giocando un ruolo da protagonista”. In particolare, i rischi sono che la località sul Verbano “possa risultare parzialmente penalizzata in una candidatura guidata da Lugano”, ritrovandosi “in una posizione marginale o con un’influenza limitata nelle decisioni strategiche”, così come “che il programma non sia accolto con entusiasmo dal pubblico”. Per evitarlo, la raccomandazione è che “la convenzione garantisca a Locarno un ruolo decisionale reale ed effettivamente paritario”, prevedendo inoltre “una quota minima garantita di eventi, attività o risorse sul territorio locarnese, quantificata almeno nel 20%. Locarno non può in alcun modo essere ridotta a una città gregaria: dispone di asset culturali e istituzionali unici come il Locarno Film Festival, il polo dell’audiovisivo (PalaCinema, Cisa, Ticino Film Commission), un patrimonio storico di rilevanza nazionale (Castello Visconteo, musei) e una scena culturale indipendente consolidata. A mente dei Commissari, alla luce di queste specificità, sarebbe quindi opportuno valutare un rafforzamento del riconoscimento percentuale attribuito a Locarno”.
La Commissione della gestione si attende quindi dal Municipio “un impegno particolarmente incisivo e strutturato, traendo insegnamento dall’esperienza maturata con il centenario del Patto di Locarno. In particolare, si ritiene necessario un salto qualitativo nella capacità di coinvolgere partner privati, attori economici e personalità di riferimento, ambiti nei quali l’azione finora intrapresa è apparsa decisamente migliorabile. La riuscita del progetto richiederà pertanto un approccio tempestivo, coordinato e autorevole”.
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