Aperture domenicali, ecco il compromesso
Le domeniche in cui i negozi possono alzare le serrande stanno per cambiare volto. Non nel numero – restano quattro all’anno, come previsto dalla legge federale –, ma nella logica con cui vengono assegnate: non più uguali per tutto il cantone, bensì calibrate sulle specificità regionali e sui grandi poli commerciali. È questa la proposta che la Commissione economia e lavoro del Gran Consiglio ticinese ha messo a punto dopo mesi di lavori e negoziati, e che ora approda in aula, con il rapporto di maggioranza redatto da Sara Demir (Centro) e Luca Renzetti (Plr).
Tutto nasce dall’iniziativa parlamentare elaborata presentata il 17 settembre 2025 dal deputato Gianluca Padlina (Centro) e cofirmatari. Il punto di partenza è una diagnosi condivisa da anni dal settore, vale a dire che la concorrenza del commercio online e il turismo degli acquisti Oltreconfine continuano a erodere le cifre d’affari, colpendo soprattutto le piccole e medie attività locali. Le quattro domeniche di apertura straordinaria sono uno “strumento prezioso”, ma la loro applicazione uniforme su tutto il territorio ne limita l’efficacia. L’iniziativa proponeva quindi di mantenere invariato il numero massimo di domeniche, ma di modificare l’articolo 13 capoverso 2 della Legge cantonale sull’apertura dei negozi (Lan), di modo che il Dipartimento delle finanze e dell’economia possa definirle “tenendo conto delle differenze regionali e locali e delle richieste presentate dalle associazioni del settore del commercio al dettaglio”.
Le tappe della vicenda
Il governo, lo ricordiamo, ha accolto favorevolmente lo spirito dell’iniziativa, ma avanzando però riserve sul concetto di “differenze locali”. La sua sorta di controprogetto flessibilizza le quattro regioni turistiche riconosciute dal Cantone: Mendrisiotto e Basso Ceresio, Luganese, Lago Maggiore e Valli, Bellinzona e Valli. Ha inoltre proposto che l’associazione cantonale di riferimento presenti annualmente un piano concordato delle aperture “entro la fine di ottobre dell’anno precedente”.
Tutto molto bello, ma fino a un certo punto. Perché ricevuti in audizione, Federcommercio e Disti, hanno sì condiviso l’esigenza di maggiore flessibilità, ma hanno espresso perplessità sul modello governativo. Il nodo critico riguarda i grandi poli commerciali – Grancia, Sant’Antonino, Cadenazzo, Tenero – che hanno esigenze diverse rispetto ai negozi di prossimità. Un sistema basato solo sulle quattro regioni turistiche, secondo le associazioni, rischierebbe di creare una concorrenza interna tra grandi superfici e piccoli commerci. Anche il termine di ottobre è stato bocciato: “Troppo anticipato rispetto alle esigenze di programmazione del settore”.
In più, lo stesso Padlina ha proposto di integrare le regioni turistiche con le zone dei grandi generatori di traffico (scheda R8 del Piano direttore), in modo che “le aperture domenicali dei grandi centri commerciali possano avvenire in momenti distinti rispetto a quelle dei negozi dei contesti urbani e locali”. Il Dipartimento, sentito il 10 marzo, ha dichiarato disponibilità a valutare “adattamenti puntuali, quali sotto-regioni o delimitazioni più mirate”, escludendo però categoricamente qualsiasi delega ai Comuni.
E alla fine...
E alla fine ci si è riusciti, con la ‘Economia e lavoro’ che nella sua maggioranza opta per un sistema a doppio livello. Da un lato, la ripartizione per regioni turistiche come base. Dall’altro, la possibilità di individuare specifiche località tramite un decreto esecutivo del Consiglio di Stato, su proposta delle associazioni cantonali. Le località identificate sono: Agno, Arbedo-Castione, Balerna e Morbio Inferiore, Bioggio, Pian Scairolo, Sant’Antonino e Cadenazzo, Mendrisio (comparto di San Martino), Riazzino e Tenero. Il termine per il piano concordato passa, invece, “a 60 giorni dalla prima data richiesta”.
Il frutto del sistema a ‘doppio livello’
La proposta finale, infatti, è la seguente: “L’apertura generalizzata dei negozi alla domenica può essere concessa per un massimo di quattro domeniche all’anno, definite annualmente dal Dipartimento, tenendo conto delle differenze regionali, sulla base della ripartizione geografica delle quattro regioni turistiche riconosciute e delle zone identificate dal Consiglio di Stato su proposta dell’associazione cantonale di riferimento. L’associazione cantonale di riferimento è tenuta a presentare, entro 60 giorni dalla prima data richiesta, un piano concordato che indichi tutte le giornate di apertura generalizzata”.
Ora, la palla passa al Gran Consiglio, che affronterà il tema nella prossima seduta.
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2026-05-27T07:00:00.0000000Z
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