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Un Festival più forte con il suo nuovo ‘cuore’

Il via libera al restauro dell’organo della chiesa di Magadino permette alla rassegna di musica organistica di guardare al futuro con rinnovata fiducia

Di Sascha Cellina

Sessantaquattro edizioni consecutive, ma soprattutto la voglia e l’ambizione di portare avanti ancora a lungo una rassegna il cui significato va ben oltre la musica. A pochi giorni dalla chiusura dell’edizione 2026 del Festival internazionale di musica organistica di Magadino, con il presidente dell’omonima associazione che organizza l’evento, Maurizio Sargenti, tracciamo un bilancio e soprattutto guardiamo al futuro, che dopo alcuni anni di apprensione per le sorti dello storico (ma ormai logoro, nonostante le revisioni parziali svolte nel tempo) organo della chiesa di Magadino, appare più roseo grazie alla conferma del tanto agognato quanto necessario restauro totale (dal costo di circa 420mila franchi) dello strumento costruito ormai 75 anni or sono.

Presidente, con quali sentimenti si chiude questa edizione?

Con grande soddisfazione. La risposta del pubblico è stata molto positiva in tutte le sei serate e gli apprezzamenti ricevuti dagli spettatori e dagli organisti confermano la qualità del lavoro svolto. Mi ha fatto particolarmente piacere vedere in chiesa anche molte persone che partecipavano per la prima volta a un concerto d’organo. È il segnale che il Festival continua a essere una proposta culturale viva e capace di coinvolgere un pubblico sempre più ampio. La Commissione artistica ha scelto di dedicare l’edizione a Johann Sebastian Bach e all’arte della trascrizione, un tema impegnativo che ha saputo conquistare il pubblico, dimostrando che qualità artistica e capacità di coinvolgere possono convivere.

Che significato ha oggi il Festival per Magadino?

È molto più di una manifestazione musicale: è parte dell’identità culturale del paese. Dal 1963 ha ospitato centinaia di organisti provenienti da tutto il mondo, facendo conoscere Magadino negli ambienti musicali internazionali. È la dimostrazione che anche una piccola realtà può realizzare iniziative di alto livello quando vi sono passione, competenza e continuità. È un patrimonio non solo di Magadino, ma dell’intero Ticino.

Quest’anno avete presentato anche il volume “2300 canne”...

Era giusto raccontare questa lunga storia. Il libro di Giuseppe Clericetti ricostruisce con rigore il percorso del Festival, dello storico organo e della chiesa di San Carlo. Conservare la memoria significa comprendere meglio il presente e costruire il futuro. Per questo considero questa pubblicazione uno dei risultati più significativi dell’anno.

Parliamo ora dell’organo.

A che punto è il progetto di revisione?

Finalmente siamo entrati nella fase concreta. Il nostro Balbiani-Mascioni continua a funzionare ottimamente grazie alla manutenzione della ditta Mascioni, ma uno strumento utilizzato intensamente richiede periodicamente una revisione generale. Non possiamo aspettare che emergano problemi irreversibili: chi ha a cuore il patrimonio culturale deve intervenire per tempo.

Non si tratterà di un ‘semplice’ restauro…

L’intervento restituirà allo strumento tutta la sua efficienza, preservandone la personalità sonora e introducendo aggiornamenti tecnici che ne amplieranno le possibilità artistiche. Sarà un progetto rispettoso della storia dello strumento ma capace di proiettarlo nel futuro.

Le risorse economiche sono quindi infine state trovate…

Sì. Comune di Gambarogno, Patriziato di Magadino, Associazione Festival, Cantone Ticino con l’Ufficio del sostegno alla cultura, la Parrocchia di Magadino e altri enti hanno condiviso il valore dell’iniziativa. Non investiamo soltanto in uno strumento musicale, ma in un patrimonio culturale che continuerà per molti decenni ad attirare musicisti, pubblico e nuove iniziative, valorizzando l’intero territorio.

Il Festival riuscirà a mantenere il proprio livello internazionale?

È il nostro obiettivo. La tradizione da sola non basta: ogni anno dobbiamo conquistare nuovamente la fiducia del pubblico con programmi originali, interpreti di qualità e nuove idee. La Commissione artistica ha dimostrato di possedere questa capacità e intendiamo proseguire su questa strada.

Nel 2027 arriverà la 65ª edizione…

Sarà certamente un momento importante, ma non vorrei che diventasse soltanto una celebrazione del passato. Mi auguro che possa essere soprattutto una festa del futuro, con il progetto di revisione dell’organo definitivamente avviato. Sarebbe il modo migliore per onorare tutti coloro che, dal 1963 a oggi, hanno contribuito alla crescita del Festival. Il mio auspicio è che la manifestazione continui a innovarsi senza perdere la propria identità. Abbiamo una storia importante alle spalle, ma dobbiamo continuare a guardare avanti. L’organo restaurato sarà uno strumento fondamentale per sviluppare nuovi progetti artistici e mantenere Magadino tra i punti di riferimento della musica organistica.

Un ultimo messaggio?

Un sincero grazie agli artisti, alla Commissione artistica, ai volontari, agli enti pubblici e privati che sostengono il Festival e, soprattutto, al nostro pubblico. Sessantaquattro edizioni sono il frutto dell’impegno di tante persone. Ora ci attende una nuova sfida: consegnare alle future generazioni un Festival ancora più forte e un organo all’altezza della sua storia.

LOCARNO E VALLI

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2026-07-24T07:00:00.0000000Z

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https://epaper.laregione.ch/article/281616722149793

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