Dietrofront sulle rette: non meno di 84 franchi
Il governo cambia il punto sull’importo minimo giornaliero del regolamento presentato a fine maggio. ‘L’impatto finanziario non sarebbe stato neutro’
Di Giacomo Agosta e Andrea Manna
Il Dipartimento sanità e socialità fa marcia indietro e c’è chi parla di “improvvisazione”. Le rette per le case anziani tornano ad avere un valore minimo fissato a 84 franchi al giorno anche per i cosiddetti ‘casi di rigore’, ovvero quelle situazioni nelle quali il calcolo della retta di un ospite determina un importo inferiore a 84 franchi e la persona non beneficia di prestazioni complementari. È quanto ha deciso il Consiglio di Stato, che fa quindi retromarcia su uno dei cambiamenti recentemente introdotti dalla revisione del regolamento che determina il calcolo delle rette per le case anziani. Una revisione attesa da tempo per portare maggiore equità e chiarezza nel calcolo togliendo, soprattutto, la penalizzazione per chi possiede un immobile. A spingere il governo a rivedere la decisione sui ‘casi di rigore’, che torneranno quindi a pagare almeno 84 franchi, sono stati alcuni elementi emersi dal monitoraggio avviato dopo l’introduzione del nuovo sistema. Monitoraggio dal quale è emerso un calo delle entrate per le case anziani che sarebbe quindi dovuto essere compensato da Comuni e Cantone, rispettivamente nella misura dell’80 e del 20 per cento. Un problema per le casse pubbliche già sotto pressione, specialmente quelle comunali, come ha anche segnalato un atto parlamentare presentato nelle scorse settimane dai deputati del Plr Patrick Rusconi e Matteo Quadranti.
Ma facciamo un passo indietro. Annunciata a inizio anno dal direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa, la revisione è stata presentata a fine maggio. Tra le modifiche centrali, come detto, c’è quella che riguarda i proprietari immobiliari. Per la prima casa, infatti, viene fissata una franchigia di 300mila franchi, per evitare che avere una casetta o un appartamento incida in maniera sproporzionata nel calcolo della retta giornaliera. Per i residenti già in struttura è inoltre prevista una misura transitoria biennale: nel 2026 e nel 2027, in caso di aumento, continuerà ad applicarsi la retta più favorevole calcolata con il vecchio metodo. Il costo dell’operazione per l’impatto neutro di questa fase – 2 milioni di franchi per quest’anno, 1,5 milioni per l’anno prossimo – sarà assorbito dall’Ente pubblico seguendo la chiave di riparto già in uso per le case anziani: 80% Comuni, 20% Cantone. Altro punto centrale, quello che ha causato il dietrofront: nonostante la cancellazione della retta minima per i casi di rigore, quella che ora viene reinserita, era stato promesso che l’impatto sarebbe stato sostanzialmente neutro: “Solo” 250mila franchi in meno su un volume annuo che si aggira intorno ai 150 milioni.
Fattorini (Dss): ‘Era difficile fare una previsione’
«Va fatta una distinzione tra i tre potenziali effetti del nuovo regolamento. Ovvero: la norma transitoria che blocca un eventuale peggioramento della retta per due anni, l’effetto complessivo a regime che dev’essere sostanzialmente neutro per Cantone e Comuni, e, il terzo effetto, quello che riguarda i potenziali casi di rigore», afferma il direttore della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie Gabriele Fattorini. «Le cifre uscite finora per quanto riguarda i casi di rigore non le abbiamo né confermate né smentite. Questo perché non abbiamo ancora i dati complessivi di tutta la popolazione residente in casa anziani e quindi sarebbe prematuro fornire delle cifre». Sta di fatto che si è arrivati alla decisione di bloccare questo punto specifico del nuovo regolamento. «Al momento abbiamo visionato un centinaio di situazioni. In base a queste siamo però in grado di stabilire che anche il calcolo complessivo per tutta la popolazione residente potrebbe verosimilmente essere più alto di quanto previsto». E per più alto, precisa Fattorini, si intende un doppio effetto. «Il primo riguarda le case anziani, che avrebbero più che altro un problema di liquidità anche se nel complesso del contributo erogato. La differenza sulle minori entrate sarebbe garantita dall’ente pubblico. Il secondo, invece, riguarda proprio gli enti pubblici, il Cantone nella misura del 20% e i Comuni per l’80%, che vedrebbero salire le uscite per compensare appunto queste minori entrate delle case di riposo». Detto questo, «il monitoraggio resta costante. Si tratta di un nuovo regolamento e non è quindi da escludere che potrebbero esserci anche ulteriori aggiustamenti in futuro. Al momento – sottolinea il direttore della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie – l’impianto regge bene e le finalità principali di questa revisione rimangono valide e attuali. La previsione dei casi di rigore era invece difficile da stimare, visto che un caso di rigore diventa tale solo quando riceve una decisione di prestazione complementare negativa. Decisioni che stanno arrivando proprio in questo periodo».
«In una riunione della Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni il Consiglio di Stato ci aveva riferito che l’onere a carico dei Comuni sarebbe stato molto contenuto: intorno ai 250mila franchi. E questo complessivamente, per tutti i Comuni – ricorda il presidente dell’Associazione dei comuni ticinesi Felice Dafond –. Tuttavia dal ricalcolo delle rette eseguito dalle case per anziani sulla base del nuovo regolamento adottato dal governo l’onere è risultato di gran lunga superiore – parliamo di cifre a sei zeri – sia per i Comuni sia per il Cantone. Di qui – prosegue Dafond – la nostra lettera al Consiglio di Stato. E ora la sua marcia indietro». Evidenzia il presidente dell’Act: «Il sistema concernente la sicurezza sociale nel nostro cantone è talmente complicato e con tante ripercussioni d’ordine finanziario che non si può pretendere di cambiare o spostare un tassello, confidando in un esito praticabile, senza avere una visione d’insieme». «Mi sembra tutto improvvisato, fin dall’inizio», afferma senza giri di parole il presidente della commissione parlamentare ‘Sanità’ Danilo Forini. «Case per anziani e soprattutto loro, gli anziani, devono però sapere con una certa sicurezza cosa costa un collocamento», sottolinea il granconsigliere socialista. E osserva: «Qui invece il Dipartimento sanità e socialità ha annunciato e attuato a suo tempo un cambiamento, salvo poi fare dopo qualche mese dietrofront. Un passo avanti e uno indietro: francamente non mi pare un modo di procedere corretto. Le persone che devono decidere se andare in casa per anziani, e i loro familiari, necessitano di un quadro chiaro e di informazioni solide da parte delle autorità competenti. E la retta è tra i fattori determinanti nella scelta. Capisco che il tema non sia facile, è però auspicabile che in futuro – rileva ancora Forini – il Dipartimento si muova di concerto con i Comuni e gli attori interessati prima di rivedere il sistema, così da evitare di tornare sui propri passi in merito ad aspetti importanti come lo è appunto quello della retta. È un settore che richiede un minimo di certezza».
Dunque dietrofront. «Si ritorna a quello che era il regime precedente, per quanto riguarda la retta minima, e questo comunque ci semplifica la gestione dei casi di rigore e la gestione in generale. E rimuove l’incertezza che poteva presentare il nuovo sistema», sostiene Mauro Pirlo, presidente dell’Adicasi, l’Associazione dei direttori delle case per anziani della Svizzera italiana.
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