Una ‘terrazza’ da pianificare per dare sollievo a Galbisio
Ribadita la volontà di proteggere la frazione dall’impatto fonico e paesaggistico. Il municipale Lepori: primo passo formale dopo l’avallo federale del Pab5
Di Marino Molinaro
Il Municipio cittadino sta studiando la possibilità di proteggere la frazione dall’impatto fonico dell’autostrada grazie ai futuri inerti del collegamento veloce A2-A13.
Bellinzona vuole muoversi per tempo al fine di garantire l’approvvigionamento degli inerti da sfruttare per migliorare, dal profilo paesaggistico e ambientale, la protezione e la vivibilità dell’abitato di Galbisio accanto al quale scorre l’autostrada schermata dai ripari metallici. Un risanamento territoriale da intendere come parziale interramento dell’A2 sfruttando il dislivello del conoide di deiezione fino ad abbracciare la golena. ‘Terrazza di Galbisio’, questo il nome dato al progetto, cui la capitale tiene molto poiché volto a mitigare il disturbo arrecato alla popolazione dal transito quotidiano di svariate migliaia di veicoli, restituendole un po’ del territorio sottrattole negli anni 70 e 80 quando fu costruita l’A2. «Perciò siamo intenzionati, quale primo passo ufficiale, a far eseguire uno studio di fattibilità», spiega a ‘laRegione’ il municipale Mattia Lepori, capodicastero Territorio e mobilità e presidente della Commissione regionale dei trasporti. Il materiale proverrebbe dallo scavo della galleria in montagna prevista nell’ambito del collegamento veloce del Locarnese all’autostrada. Opera che Berna ha procrastinato agli anni 50 e sulla quale è ora in corso una consultazione pubblica delle due varianti possibili, quella di sponda sinistra con tunnel Vigana-Quartino (la più gettonata e in stato avanzato di pianificazione) e quella di sponda destra con tunnel Sementina-Riazzino (preferita dal solo Ufficio federale dell’ambiente).
Vincoli procedurali e pianificatori
È destinato dunque a maturare l’iter avviato dal Municipio a inizio decennio, quando vi erano stati i primi contatti con l’Ufficio federale delle strade (Ustra) che nel gennaio 2020 ha assunto la titolarità del progetto di collegamento veloce A2-A13. Ustra che nel 2022, così interpellato dal Municipio, aveva espresso un’opinione positiva sulle sue intenzioni: ritenendole interessanti e dichiarando la propria disponibilità a entrare in materia, aveva però anche già evidenziato i prevedibili vincoli procedurali e pianificatori cui attenersi per poter far maturare l’ipotesi senza eccessivi intoppi. In particolare chiedeva che la procedura pianificatoria locale necessaria alla deponia post-scavo e al successivo riutilizzo degli inerti, sia già conclusa al momento di pubblicare i piani del tracciato A2-A13. Ora che nell’ambito della consultazione sulle due varianti viene confermata l’ipotesi secondo cui parte del materiale di scavo potrebbe essere usato per migliorare il delta del fiume Ticino e le rive del Verbano, Bellinzona a sua volta ribadisce la volontà di sfruttarlo per la ‘Terrazza di Galbisio’. Ce ne sarà per tutti? Lo diranno gli ingegneri.
‘Occasione unica da sfruttare’
«I lavori per il collegamento Bellinzona-Locarno produrranno una grande quantità di materiale di scavo. Come già avvenuto in altre realtà, riteniamo che sia un’occasione unica per realizzare opere fiancheggiatrici nei comparti più penalizzati negli anni dalla presenza dell’autostrada», sottolinea Mattia Lepori riferendosi soprattutto alla copertura parziale a Galbisio, ma anche a migliori coperture foniche a Camorino. «A Galbisio si vuole creare una terrazza naturale e coprire parzialmente l’A2. Ne deriverebbe una riduzione dell’inquinamento fonico e si creerebbero i presupposti per un’area di svago grazie alla prospettata ricucitura paesaggistica».
‘Procedura più complessa per le collinette’
Nel novembre 2022 un nostro articolo intitolato ‘La montagna partorirà le colline antirumore’ indicava che qualcosa si stava muovendo riguardo alla volontà della Città di sfruttare il materiale di scavo A2-A13 anche per realizzare delle opere foniche a protezione dei quartieri di Gorduno, Gnosca, Claro, Preonzo e Moleno. «Per quanto concerne le collinette antirumore – dettaglia ora Mattia Lepori – la misura è ancor più complessa siccome va coordinata col masterplan della Bassa Riviera che prevede la valorizzazione paesaggistica lungo il fiume Ticino. In quest’ambito sono in effetti previste colline fonoassorbenti lungo il tratto di autostrada tra Gorduno e Moleno. Tema che abbiamo pure intenzione di approfondire, ma in questo caso i tempi potrebbero essere più lunghi».
Meglio sostenibile con un parco fluviale
La questione è anche finanziaria. Infatti sempre nel novembre 2022, ricordiamo, Ustra ribadiva quanto già dichiarato l’anno prima dal Cantone, e cioè che la legislazione in vigore non prevede finanziamenti federali per realizzare le sole collinette antirumore (il cui costo nell’ambito dello studio preliminare era stato calcolato in circa 15-17 milioni di franchi) e il parziale interramento del tratto di Galbisio il cui onere finanziario non è ancora noto. Detto altrimenti, non si può immaginare d’inserire le colline antirumore se non in un contesto più ampio di parco fluviale che permetterebbe di beneficiare degli indispensabili contributi federali, gli stessi che hanno reso possibile avviare l’oneroso parco fluviale a sud di Bellinzona. Già cinque anni fa era dunque chiaro che senza una progettazione più ampia risulterebbe finanziariamente insostenibile per la sola Bellinzona il progetto a favore della popolazione residente lungo l’A2 da Gorduno a Moleno.
Cantone e Ustra da coinvolgere sin d’ora
Il prossimo passo, conclude il municipale Lepori, «è quello di attivare le apposite misure inserite nel Programma di agglomerato di quinta generazione (Pab5) non appena sarà approvato dalla Confederazione». Le misure prevedono appunto uno studio di fattibilità, «che vogliamo promuovere e che ci permetterà d’intavolare una discussione con Cantone e Ustra. Già in questa fase preliminare è nostra intenzione coinvolgerli». L’esempio viene dal Comune di Airolo, che contestualmente allo scavo del secondo tunnel autostradale sotto il Gottardo aveva proposto e quindi ottenuto un cofinanziamento cantonale-federale di 100 milioni per coprire parzialmente l’autostrada, bonificare il fondovalle e riprendersi il territorio a suo tempo sacrificato a favore della mobilità sud-nord lungo le Alpi.
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