Vincolo confermato per 9’000 paganti
Il Consorzio correzione fiume Ticino, attivo da 140 anni, non prevede a breve una modifica del perimetro, del concetto di vantaggio e della chiave contributiva
Da 140 anni assicura la sicurezza e la manutenzione di 85 km di argini del fiume Ticino e dei suoi affluenti, nonché di 88 km di canali e tubazioni di drenaggio del Piano di Magadino, viene sovvenzionato da enti pubblici e da 5’490 proprietari di fondi bellinzonesi, che diventano 9’000 considerando anche ArbedoCastione, Cadenazzo, Cugnasco-Gerra, Gambarogno, Gordola, Lavertezzo, Locarno e Sant’Antonino. Ma pochi ne conoscono nel dettaglio l’attività svolta, l’utilità e in quali opere sono investiti i fondi incassati. Parliamo del Consorzio correzione fiume Ticino, in esercizio dal lontano 1886 quando il Piano di Magadino fu sottoposto alla rivoluzione che lo avrebbe trasformato da palude insalubre a ‘granaio del Ticino’: l’arginatura dei corsi d’acqua e successiva bonifica. A un’interpellanza critica delle consigliere comunali Lia Sansossio Cippà (Avanti con Ticino&Lavoro) e Maura Mossi Nembrini (Più Donne) risponde ora il Municipio cittadino, che ha dovuto confrontarsi col consorzio medesimo per poter raccogliere gli elementi utili.
Il campo d’azione si è esteso
I tanti proprietari dei fondi compresi nel perimetro consortile contribuiscono alle spese sulla base del vantaggio loro attribuito. Ed è proprio questo aspetto che secondo le due consigliere merita di essere chiarito. Col passare dei decenni, scrivono, “sono cambiati gli insediamenti, l’uso e il valore dei fondi, le opere e gli obiettivi stessi della politica di gestione dei corsi d’acqua. È quindi legittimo chiedersi cosa finanzino oggi questi contributi, quale vantaggio venga attribuito ai singoli fondi, quando tale vantaggio sia stato verificato l’ultima volta e se l’obbligo contributivo abbia una scadenza”. La domanda di fondo è dunque se il consorzio sia al passo coi tempi. Dal 1886 a oggi l’approccio alla gestione dei corsi d’acqua si è evoluto: alla protezione contro le piene e alla manutenzione delle opere si sono aggiunti altri obiettivi, quali la rivitalizzazione, la tutela della biodiversità e una gestione più naturale dei corsi d’acqua. “Nuove finalità che completano, senza sostituirli, i compiti legati alla sicurezza idraulica”, scrive il Municipio.
Il calcolo per il prelievo
I contributi complessivi versati dai 5’490 proprietari di Bellinzona e dei suoi quartieri ammontano a circa 800’000 franchi annui, più 160’000 di contributo diretto della Città. In tutto 960’000 che corrispondono al 48% dei 2 milioni incassati nell’intero comprensorio “in base ai medesimi criteri di calcolo”. Annualmente il proprietario riceve dal consorzio la cedola di versamento con la cifra stabilita per ogni singolo caso. “L’obbligo di versare i contributi dipende dal fatto che il fondo trae beneficio dalle opere realizzate. L’aggregazione comunale non ha modificato i criteri che determinano l’appartenenza al comprensorio consortile”. Per le opere di arginatura, il contributo relativo a ciascun fondo privato è calcolato sulla base del valore di stima ufficiale: “I fondi sono suddivisi in tre classi, con coefficienti rispettivamente del 3‰, 2‰ e 1‰, in funzione del grado di protezione, determinato considerando soprattutto la distanza dal corso d’acqua e la quota del terreno”. Per il prosciugamento del Piano di Magadino, il calcolo tiene invece conto della superficie dei terreni e del valore di stima dei fabbricati: “I fondi sono ripartiti in cinque classi, in base al beneficio ricevuto dalla rete di canali e dal sistema di drenaggio”. Per i beni pubblici non perequati, la Delegazione centrale determina un valore specifico considerando il valore dei beni protetti e il grado di protezione offerto dalle opere, secondo criteri analoghi a quelli applicati ai fondi privati.
Sulla base di consuntivi e preventivi
Tuttavia altri elementi influiscono sulla cifra da prelevare, distinguendo la base di calcolo dall’importo prelevato: “Ogni anno la Delegazione centrale, col benestare della Commissione finanziaria, adegua l’aliquota contributiva sulla base di consuntivi, preventivi e spese previste per gli anni successivi. Il prelievo viene modificato in funzione delle effettive esigenze finanziarie del Consorzio. E gli importi annuali sono approvati dal Consiglio di Stato”. I contributi versati finanziano principalmente le attività correnti, ossia sorveglianza e manutenzione degli argini e degli affluenti, gestione della rete di prosciugamento, interventi urgenti, personale, mezzi e spese amministrative. I contributi “possono inoltre coprire la quota non sussidiata o i costi non riconosciuti degli interventi straordinari”. A ogni modo il legame con le opere storiche “è diretto: queste continuano a proteggere il territorio e a garantirne l’utilizzo, ma richiedono una costante sorveglianza”.
L’obbligo può cessare se...
Le consigliere volevano però anche sapere se ciascun proprietario dovrà rimanere in eterno nella lista dei contribuenti, oppure se determinate opere ormai consolidate non richiedano ormai più versamenti a tempo indeterminato. “I contributi non hanno una durata prestabilita”, risponde il Municipio: “L’obbligo permane finché il fondo beneficia delle opere che il consorzio mantiene efficienti attraverso controlli, pulizia, riparazioni e interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria”. Pertanto in linea di principio l’obbligo “può cessare se il fondo viene escluso dal comprensorio consortile oppure se si accerta che non beneficia più delle opere”. L’obbligo contributivo “non viene invece meno con l’ammortamento o con l’invecchiamento delle opere, poiché è legato ai benefici che esse continuano a garantire e alla necessità di mantenerle efficienti nel tempo”. Nella risposta non si dice però se nel corso del tempo aree e terreni siano entrati o usciti dal perimetro consortile.
Trasformazione radicale accantonata
Un altro punto sollevato riguarda l’entrata in vigore della nuova Legge sulla gestione delle acque (gennaio 2026), e meglio se il mutato approccio implichi una verifica del perimetro consortile, del concetto di vantaggio e della chiave contributiva. Risposta negativa: “Non è prevista a breve una revisione. Tali aspetti erano già stati riesaminati in occasione dell’adozione del Regolamento del 2018, quando la chiave contributiva era stata adeguata alle conoscenze disponibili e alle carte dei pericoli aggiornate”. E in effetti da lì in avanti non pochi proprietari hanno subìto balzelli. Il ruolo dei contribuenti “viene inoltre aggiornato regolarmente in base alle variazioni delle stime ufficiali e alla situazione dei singoli fondi. Già nel 2022, quando gli orientamenti della nuova legge erano noti, il consorzio aveva avviato una riflessione approfondita sul proprio ruolo e sulla capacità di rispondere alle nuove esigenze”.
L’analisi ha riguardato “anche il modello organizzativo, le basi statutarie e la composizione degli organi, valutando pure soluzioni alternative all’esistente”. Tra le ipotesi esaminate figurava la trasformazione in un consorzio di soli Comuni, aziende ed enti, con la conseguente soppressione delle sezioni: “Questa soluzione avrebbe però richiesto procedure lunghe e onerose, senza offrire vantaggi sufficienti rispetto all’assetto attuale, ritenuto flessibile ed efficiente e già in grado di assumere i nuovi compiti. Perciò l’ipotesi di una trasformazione radicale è stata per il momento accantonata”. Di sicuro la maggiore attenzione che la legge dedica a biodiversità e rivitalizzazione “non modifica il vantaggio di cui beneficiano i fondi. Anche i tratti rivitalizzati richiedono infatti gestione e manutenzione regolari. Cambiano le tecniche e le modalità d’intervento rispetto alle opere tradizionali, ma la manutenzione rimane indispensabile e non è meno impegnativa o costosa”.
BELLINZONA E VALLI
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2026-10-23T07:00:00.0000000Z
2026-10-23T07:00:00.0000000Z
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