La sperimentazione potrebbe non essere finita
In commissione spunta l’idea di riattivare e ‘allargare’ le verifiche per capire quale sarebbe davvero l’impatto dell’abolizione delle classi A e B alle Medie
Di Giacomo Agosta e Vittoria De Feo
La sperimentazione fatta non basta, e va quindi completata. Il superamento generalizzato dei livelli A e B in matematica e tedesco nella scuola media e il rafforzamento della codocenza – ovvero le proposte contenute nel messaggio di marzo del Consiglio di Stato per dar seguito alla sperimentazione avviata nel 2023 – saranno discussi a breve all’interno della commissione parlamentare ‘Formazione e cultura’. Una discussione importante: dopo una serie di audizioni e approfondimenti la commissione deve decidere come andare avanti. Un confronto che si preannuncia quindi molto acceso. Già, perché l’ipotesi che ha buone possibilità di trovare una maggioranza è quella di andare nella direzione di una nuova sperimentazione, o comunque un completamento di quella già svolta, per avere dati più solidi – soprattutto per quanto riguarda i risultati ottenuti una volta arrivati nel post obbligatorio – sui quali prendere una decisione. Una strada quindi diversa da quanto indicato dal Consiglio di Stato che potrebbe, ma questo dipenderà dalla decisione della ‘Formazione e cultura’, comportare un ritardo di un anno nella tabella di marcia prevista. L’orizzonte indicato dal governo è infatti di iniziare con l’implementazione della riforma a settembre 2027 per arrivare ‘a tetto’, quindi con la riforma generalizzata a tutte le sedi e tutte le classi, entro il 2032/2033. A puntare il dito e lanciare l’allarme di rinvio è stato negli scorsi giorni il sindacato Vpod attraverso una lettera inviata alla ‘Formazione e cultura’. “La sperimentazione è stata fatta, non si perda tempo cercando di rinviare un dossier che è sul tavolo da tempo”, il succo della missiva.
«La proposta di prolungare di dodici mesi l’implementazione viene da me», dichiara Michele Guerra (Lega). «Dal mio ingresso in Gran Consiglio sostengo il superamento dei livelli. Ora si attribuisce un peso eccessivo a tedesco e matematica, che non sono il metro delle capacità di un allievo, e si condiziona l’accesso al liceo sulla base del rendimento in un’età in cui non si dimostrano le vere potenzialità». E il tasso di bocciature al liceo, rimarca, lo dimostra. «Cambiare richiede basi solide e non corse politiche. I dati della sperimentazione di cui, ricordo, sono stato relatore favorevole, analizzati con attenzione sono positivi ma ancora limitati». Un esempio? «Abbiamo i dati solo di un’annata di questi studenti figli della sperimentazione nei licei. Fra le altre cose non mi pare sia ancora stato selezionato quale dei modelli implementare a regime». Insomma, «considerate alcune perplessità emerse e il rischio di ‘pasticci’ in aula nel clima pre-elettorale, ho proposto di prolungarla di un anno per raccogliere dati più solidi. Ad esempio sui risultati nel medio-superiore». D’altra parte, ricorda, «un anno supplementare di ‘preparazione’ è stato deciso all’unanimità per lo spostamento del tedesco in prima media, con il sostegno pure degli iniziativisti. Mi è parso quindi saggio proporre qualcosa di simile. Meglio investire un anno in più e avere più dati che trovarsi forse con una riforma ‘Frankenstein’ emendata in aula e con un risultato magari completamente diverso da quanto studiato nella sperimentazione». Conclude: «L’obiettivo è scegliere il meglio per gli allievi. Correre oggi in aula, lo si può fare ma, conoscendo l’arena politica, lo sconsiglio». «Non si tratta né di rallentare né di accelerare. Qui nessuno vuole mandare la palla in tribuna, semmai allenare meglio i ragazzi», mette in chiaro Alessandro Speziali (Plr). «La questione è fare le cose bene. Abbiamo sempre detto che siamo favorevoli a superare i livelli, ma non a ogni costo. Deve esserci infatti un accompagnamento e un miglioramento della formazione. Non va dimenticato – continua – che stiamo parlando del secondo biennio di scuola media, una fase anche di orientamento secondo gli interessi, l’attitudine e le capacità». Insomma, quella che chiede il Plr è «una riforma solida con la quale ci sia la garanzia che il superamento dei livelli corrisponda davvero a un miglioramento dell’insegnamento. Anche perché i risultati Pisa degli ultimi anni hanno dato segnali di arretramento, anche in Ticino». Trattando il dossier, la commissione ha fatto diverse audizioni. «Si è preso atto di alcuni aspetti positivi e di alcuni negativi, come la leggera flessione dei risultati rispetto alle classi che non hanno sperimentato, ma non solo. Dal nostro punto di vista – nota – il percorso in terza e quarta media deve andare nella direzione di una maggiore possibilità di orientamento e di personalizzazione del percorso scolastico». Certamente pro rinvio è Sergio Morisoli (Udc). «La riforma va capita nel suo complesso e non si può andare avanti a spizzichi e bocconi», tuona. E rincara: «Il rapporto sulla sperimentazione presenta punti problematici mai approfonditi, lo dicono anche docenti e direttori che erano fuori dall’esperimento, mentre ci si è esclusivamente focalizzati sugli aspetti positivi, che certamente ci sono, ma da soli non bastano». A interrogare, «la mancanza di obiettivi chiari e univoci come avevamo richiesto in Gran Consiglio» prima dell’inizio della sperimentazione: «Non si è mai capito cosa si volesse misurare e l’esperienza è riuscita solo per chi era già entusiasta ancora prima che iniziasse». Parola d’ordine, quindi, chiarimenti. Ma anche: vista d’insieme. «Va considerato tutto il sistema scolastico, non ha senso prendere scorciatoie tanto per dire che si è fatto qualcosa. Senza obiettivi chiari sulle competenze da raggiungere, eliminando i livelli si rischia il cortocircuito una volta che si passa dalle Medie a una scuola media superiore o al mondo del lavoro. Inoltre chiediamoci perché chi ha fatto questo passo prima di noi è poi tornato indietro». «L’idea di allargare la sperimentazione per avere maggiori dati è un’opzione che c’è sul tavolo», afferma Alessio Ghisla (Centro). «Come gruppo parlamentare non ci siamo ancora determinati». Detto questo, «l’esito della sperimentazione ha dato sicuramente buoni risultati sul clima di apprendimento – riconosce – ma per quanto riguarda il rendimento scolastico rimane qualche dubbio in più. Questo aspetto non è infatti stato monitorato come auspicato, e proprio in questo senso sarebbe utile fare ulteriori approfondimenti». Aggiunge: «Dal mio punto di vista non è forzatamente necessario un rinvio, ma va trovata una convergenza per il bene della scuola».
Verdi e Ps puntano i piedi
«Rimandare questo tema dopo tutto il lavoro e le discussioni che abbiamo avuto sarebbe poco serio». A dirlo con forza è Nara Valsangiacomo (Verdi). Di più. «Sarebbe prendere tempo per non prendere decisioni». I dati, dice, ci sono: «Se non piacciono, si bocci il progetto. Se invece piacciono, lo si approvi». Per la deputata, «non ci sono richieste a cui non sono state date risposte. Andare a porre nuove domande fino ad arrivare quasi a una riforma della scuola media, vuol dire che non siamo in grado di concentrarci sul dossier che abbiamo ora sul tavolo». Che ci siano «tutti gli elementi per decidere» lo rivendica anche Maurizio Canetta (Ps), che ricorda: «Tutte le componenti della scuola sono state sentite in commissione e hanno dato una valutazione sostanzialmente positiva». C’è poco da fare: «Bisogna che ora i vari schieramenti si assumano la responsabilità di decidere senza procrastinare. Rinviare sarebbe un pessimo segnale e una scelta che non verrebbe capita da allievi, famiglie e attori scolastici». Non solo. Rispondendo a chi ancora ha dei dubbi, osserva: «Una riforma importante, anche se non radicale, come questa, ha chiaramente un impatto. Non è pensabile che tutto si risolva schematicamente senza adattamenti. In questi anni sono già stati fatti correttivi e altri, se necessario, verranno intrapresi cammin facendo».
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