Lotta alla zanzara tigre più efficace coi privati
Bilancio positivo per il progetto pilota svoltosi a Camorino. Vito Lo Russo: ‘Città disponibile a valutare e sostenere iniziative analoghe sul territorio’
Di Fabio Barenco
La zanzara tigre, oltre a essere particolarmente fastidiosa, come noto può anche trasmettere malattie. Come sul Piano di Magadino, dove recentemente sono emersi quattro casi autoctoni di febbre Chikungunya. E la particolarità è proprio che la trasmissione sia avvenuta in Ticino e non durante viaggi all’estero, in zone dove circola questo virus. Nonostante il Cantone abbia indicato che le quattro persone contagiate stiano bene (a parte qualche disturbo articolare che persiste), ci si può chiedere se non sia necessario fare di più per combattere la diffusione di questo insetto che con la sua puntura può anche trasmettere malattie, dopo aver punto una persona infetta. Un esempio in tal senso è il progetto pilota svoltosi a Camorino durante la scorsa stagione calda: la locale Associazione di quartiere ha in sostanza arruolato volontari per intervenire in particolare nei giardini privati, ovvero dove non può arrivare il Comune di Bellinzona, che svolge invece trattamenti negli spazi pubblici. «Un primo bilancio di tale iniziativa può essere considerato generalmente positivo», afferma a ‘laRegione’ Vito Lo Russso, a capo del Dicastero ambiente, del quale fanno parte anche i Servizi urbani che si occupano, fra l’altro, anche dei trattamenti nelle aree di competenza della Città. Città che è «disponibile a valutare e sostenere iniziative analoghe qualora vi fossero altre Associazioni di quartiere o realtà locali interessate a sviluppare progetti di questo tipo che nascono dal basso, dal territorio». Infatti, «la lotta alla zanzara tigre richiede interventi mirati e la collaborazione di tutta la popolazione, in particolare per quanto riguarda le proprietà private».
Il progetto pilota a Camorino è stato ovviamente sostenuto dalla Città che ha messo gratuitamente a disposizione dei volontari il prodotto necessario al trattamento delle acque stagnanti e delle pettorine per renderli riconoscibili. Oltre a intervenire nei giardini privati – evidentemente con il consenso dei proprietari –, i volontari avevano anche il compito di sensibilizzare i cittadini, invitandoli a mettere in pratica le diverse misure volte a impedire la riproduzione e quindi la proliferazione della zanzara tigre. Si tratta in particolare di evitare la formazione di ristagni d’acqua piovana o da irrigazione in sottovasi, bidoni, secchi, copertoni e recipienti vari; di colmare con sabbia buchi o fessure dove ristagna l’acqua; di sostituire (da aprile a novembre) l’acqua ferma in sottovasi, piscine per bambini e abbeveratoi almeno una volta a settimana; così come di trattare con il prodotto larvicida biologico i punti con acqua stagnante che non si riescono a eliminare, quali tombini a griglia, pozzetti di grondaia, pavimenti rialzati, ristagni su tetti piani e così via. Misure che dovrebbero essere note – visto che le autorità le ribadiscono ogni anno prima della stagione calda – ma che spesso vengono ignorate.
‘Essenziale sensibilizzare i cittadini, promuovendo comportamenti corretti’
Infatti, stando a dati forniti dalla Supsi, il 20% delle zanzare si riproduce su suolo pubblico, mentre l’80% su quello privato. E nei giardini privati, la responsabilità è dei proprietari. «Diventa quindi essenziale sensibilizzare i cittadini sull’importanza di eliminare i ristagni d’acqua e adottare semplici misure per impedire la riproduzione della zanzara», sottolinea Lo Russo. E «i volontari dell’Associazione di quartiere hanno contribuito concretamente a questo obiettivo, informando la popolazione e promuovendo comportamenti corretti». Insomma, «la lotta alla zanzara tigre non può fermarsi agli spazi pubblici», prosegue il capodicastero Ambiente. «Per essere efficace deve coinvolgere anche le proprietà private e richiede la collaborazione di tutti».
‘Benefici a livello ambientale e sociale’
Il primo bilancio del progetto pilota può quindi considerarsi positivo, visto che, oltre alla sensibilizzazione, anche «i trattamenti sono risultati efficaci», precisa Lo Russo. Inoltre, «nella grande maggioranza dei casi, i volontari sono stati accolti con gentilezza e in modo collaborativo». A tal proposito l’iniziativa ha dunque anche «favorito le relazioni di vicinato e la partecipazione alla vita del quartiere». Il progetto pilota ha però anche permesso di rilevare alcune criticità, come la «forte infestazione di zanzare tigre rilevate in determinate aree o la presenza di ristagni d’acqua sui paletti stradali bianchi». In ogni caso, «l’iniziativa ha sicuramente portato benefici sia a livello ambientale, sia sanitario, sia sociale».
BELLINZONA E VALLI
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2026-11-07T07:00:00.0000000Z
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