Puntare sulla qualità, la ricetta è vincente
Da 50 anni il Circolo del cinema può contare su un pubblico fedele. Il responsabile artistico Michele Dell’Ambrogio, una vita al servizio della settima arte
Di Sebastiano Storelli
La crisi della settima arte è un tema sul quale si dibatte da anni, alla ricerca di una soluzione alla disaffezione del pubblico verso le sale cinematografiche. Eppure, a Bellinzona resiste da mezzo secolo un Circolo del cinema che nella stagione 2024-25 ha allestito 9 rassegne, proiettato 65 film, per un’affluenza di 4’604 spettatori adulti (media di 74 a proiezione) e che può contare su 309 soci, con un incasso di 23’170 franchi derivante dalla campagna abbonamenti. Il grande schermo, insomma, ha ancora i suoi estimatori. D’altra parte, l’attività del Circolo del cinema di Bellinzona (Ccb) va avanti ininterrottamente dal 1976, anno in cui la nuova gestione aveva rilevato un’associazione in difficoltà, nata nel 1949, ma fino a metà anni Settanta attiva soltanto in maniera saltuaria (a parte una fortunata parentesi nel decennio precedente). «A dire il vero – afferma Michele Dell’Ambrogio, responsabile artistico del Circolo –, anche la nostra attività, almeno nei primi anni, aveva ritmi assai più ridotti, non riuscivamo a proporre una programmazione ampia come quella attuale. A quei tempi eravamo giovani, avevamo anche altri impegni, io ho trascorso un periodo all’estero, per cui qualche rallentamento c’è stato. Ciò nonostante, la nostra attività è andata avanti sempre senza interruzioni».
Mezzo secolo da celebrare
Il mezzo secolo di attività al servizio del cinema verrà adeguatamente celebrato, come sottolinea Dell’Ambrogio, «a fine stagione, vale a dire tra maggio e giugno. Di preciso non c’è ancora nulla, stiamo lavorando su alcune ipotesi. Nei giorni scorsi abbiamo inviato una lettera al Municipio della Città e adesso stiamo aspettando un colloquio con il capodicastero Cultura Renato Bison e con la caposezione della cultura Rossana Martini. Desideriamo capire se esiste un appoggio da parte della Città per degnamente festeggiare la ricorrenza».
Un appoggio che, peraltro, la Città di Bellinzona garantisce a un Ccb confrontato con spese di gestione tutt’altro che indifferenti: «Per ogni proiezione, tra affitto della sala al Forum, diritti per la pellicola proiettata e un minimo di promozione, mille franchi bastano a malapena. La nostra campagna abbonamenti ci porta nelle casse 20’000 franchi e poco più, ai quali vanno aggiunti i contributi del Cantone (altri 20’000) e quelli della Città (9’000). Minime, per contro, sono le entrate garantite dai biglietti singoli, in quanto la maggior parte dei nostri soci acquista la tessera abbonamento, al prezzo di 180 franchi. Tessera che, non va dimenticato, dà il diritto a chi lo volesse, di assistere alle proiezioni dei cineclub di Locarno, Lugano e Chiasso». Michele Dell’Ambrogio è una delle anime del Ccb, nel quale è entrato nel 1976 e in seno al quale ha rivestito per una ventina d’anni la carica di responsabile artistico. «Siamo in tre ad aver percorso una strada lunga mezzo secolo. Oltre a me ci sono Erica Diviani e l’attuale presidente Furio Pini».
La premiazione in Piazza Grande
La passione e la competenza di Michele Dell’Ambrogio per la settima arte è stata riconosciuta lo scorso anno, con l’assegnazione del Premio Cinema Ticino, con tanto di premiazione in Piazza Grande durante il Film Festival… «Si tratta di un riconoscimento del Cantone, assegnato ogni due anni e che finora aveva sempre onorato persone attive nella realizzazione cinematografica, come registi, produttori, tecnici… Per la prima volta lo hanno assegnato a un divulgatore, in qualità di animatore del Ccb, e a un critico, per la mia passata collaborazione con diverse testate, da Libera Stampa a Politica Nuova, dal Quotidiano di Silvano Toppi all’Eco di Locarno e a laRegione».
Già professore di italiano alla Commercio, dove teneva anche un corso facoltativo di introduzione al cinema («corso che funzionava molto bene»), Dell’Ambrogio ha lavorato pure per Cinema&Gioventù al Festival di Locarno ed è stato coordinatore dell’allora Giuria 16-20 a Castellinaria: «Una vita al servizio della diffusione e della conoscenza di un certo tipo di cinema, di un cinema di qualità».
Una qualità alla base anche dell’attività del Ccb. «Due sono i nostri segmenti principali: da una parte la storia del cinema, dall’altra la promozione di pellicole recenti che non trovano spazio nella programmazione commerciale, perché prive di doppiaggio in italiano: noi le proponiamo con sottotitoli in italiano, quando possibile, oppure in francese e tedesco. E si tratta comunque di film di grande valore artistico, premiati nei principali festival, ma che da noi non hanno uno sbocco, per cui facciamo del nostro meglio per garantire loro la meritata visibilità. Alcune di queste opere hanno la possibilità di passare per esempio ad Ascona, Massagno e Locarno nei cinema d’essai dell’Otello, del Lux e del Rialto, ma da noi a Bellinzona questo tipo di sale non esiste, per cui abbiamo la possibilità di attirare qualche spettatore in più rispetto agli altri cineclub. Per quanto riguarda il binario relativo alla storia del cinema, dedichiamo almeno una rassegna a stagione a pietre miliari della settima arte. A questo proposito, è appena iniziata quella in onore di Yasujiro Ozu, grande maestro giapponese nato nel 1903 e morto nel 1963, molto attivo ai tempi del cinema muto. Il terzo binario lungo il quale ci muoviamo è legato a proiezioni tematiche, di norma portate avanti in collaborazione con altre associazioni che non si occupano principalmente di cinema (Babel, Triangolo, Amopa, Associazione leggere e scrivere, Liceo di Bellinzona, Fondazione Sasso Corbaro…)».
‘Festival e cineclub tirano, ma il resto...’
La longevità del Circolo del cinema di Bellinzona non significa tuttavia che le sale cinematografiche elvetiche e ticinesi in particolare godano di buona salute. «I cineclub vanno bene, gli eventi e i festival funzionano, Locarno è sempre strapiena, Castellinaria “tira” e, fuori dal cantone, alle Settimane del cinema svizzero di Soletta le sale sono prese d’assalto. Al di fuori degli eventi, però, la frequentazione mi appare poco incoraggiante. Bisognerebbe chiedere direttamente a loro, ma immagino che gli esercenti facciano parecchia fatica. Certo, i blockbuster alla Avatar o alla Checco Zalone attirano spettatori, ma i giovani vanno sempre meno nelle sale e mi capita spesso di assistere a proiezioni con una decina di persone».
Ed è proprio per la qualità delle proposte e per la fedeltà di pochi ma buoni appassionati che il Ccb può affermare di aver superato senza traumi anche il check-up dei cinquant’anni.
BELLINZONA E VALLI
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2026-01-19T08:00:00.0000000Z
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