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L’albericida non ha un volto, la Procura sospende l’inchiesta

Ma è pronta a riattivarla se arriveranno nuove prove

MA.MO.

Deve aver preso tutte le cautele del caso per non farsi scoprire l’albericida che la scorsa primavera/estate ha ripetutamente avvelenato nel corso di più settimane oltre venti piante ad alto fusto situate nella parte alta dei Monti di Paudo, conducendole alla morte. Infatti il procuratore pubblico Alvaro Camponovo un mese fa ha firmato un decreto di sospensione dell’inchiesta visto che questa “non ha permesso di identificare l’autore del reato” dopo aver “raccolto le prove che rischiavano di andare perdute”. A seguito della denuncia contro ignoti per il reato di danneggiamento sporta dal locale Patriziato, proprietario dei mappali interessati dal o dai malintenzionati, le verifiche sono state eseguite dalla Polizia cantonale. Anche l’Ufficio forestale cantonale del nono circondario, come avevamo riferito lo scorso ottobre, ha esaminato a fondo la questione con un sopralluogo e mappando le piante prese di mira, la gran parte delle quali è nel frattempo morta o sta morendo.

Il luogo è caratterizzato dalla presenza di alcune abitazioni secondarie con vista sia sul Piano di Magadino, sia su Carasso, Galbisio e la Riviera. In particolare la vista sul Piano migliorerà senza più la presenza degli alberi presi di mira. Ma questo elemento non è sufficiente a indicare persone o proprietari di edifici eventualmente sospettati di aver iniettato del liquido tossico praticando dei fori alla base dei tronchi. Da notare che in alcuni punti gli alberi avvelenati hanno anche una funzione protettiva a favore dei vicini edifici, visto che le radici consolidano il terreno in pendenza. La brutta scoperta era stata fatta lo scorso giugno dal locale guardaboschi incaricato dal Patriziato di verificare regolarmente lo stato di salute delle piante presenti nei vari appezzamenti; successive verifiche avevano permesso di capire che l’avvelenatore aveva colpito a più riprese.

Nella denuncia il Patriziato sottolineava il grave danno ambientale, quello finanziario a suo carico e la possibile messa in pericolo di persone o cose. Per la messa in sicurezza (taglio) e la successiva riforestazione (piantumazione) bisognerà mettere in conto spese per diverse migliaia di franchi. L’intenzione è quindi quella di sostituire gli alberi avvelenati con nuove piante; il tempo dirà se anche a queste sarà riservato un amaro destino. Di sicuro il Patriziato è sempre pronto a ricevere testimonianze utili a risalire al colpevole (basta scrivere all’indirizzo di posta elettronica info@patriziatopianezzo.ch oppure casella postale 28, 6582 Pianezzo). Dal canto suo la Procura nel decreto di sospensione specifica che “l’istruzione si riattiva se viene meno il motivo che ne ha provocato la sospensione, in particolare qualora dovessero essere scoperti nuovi mezzi di prova o fatti che permettano di identificare l’autore del reato”.

BELLINZONA E VALLI

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2026-01-23T08:00:00.0000000Z

2026-01-23T08:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281621016744442

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