La Vpod: ‘Usi e Supsi, continua il far west’
“Il corpo intermedio di Usi e Supsi, seppur costituendo una componente essenziale della ricerca, si trova sempre più ostaggio di precarietà strutturale e di persistenti criticità retributive”. A denunciarlo è una nota del sindacato Vpod firmata dal suo cosegretario Edoardo Cappelletti. La spiegazione sta nel fatto che “il ricorso indiscriminato a contratti a tempo determinato, rinnovati su base annuale o pluriennale, sta duramente colpendo il benessere e le prospettive professionali del personale. Nel settore permangono inoltre retribuzioni insufficienti, forme di lavoro ‘gratuito’ e una scarsa trasparenza a livello salariale”.
L’offensiva sindacale prende le mosse dai dati forniti dal governo in una risposta a un’interrogazione: “Presso l’Usi, ad esempio, tutti i contratti del corpo intermedio risultano a tempo determinato: 555 nel 2022, 626 nel 2023 e 637 nel 2024. In relazione ai casi di rinnovo a catena nel 2024, ben 37 presentano tra i 6 e i 10 anni di servizio, 15 tra gli 11 e i 15 anni, 3 tra i 16 e i 20 anni e 1 oltre i 20 anni. Negli ultimi tre anni – continua a sottolineare Cappelletti –, addirittura nessun contratto è stato convertito a tempo indeterminato. Alla Supsi, meno critica ma dove si sta registrando un aumento dei contratti a tempo determinato, essi hanno rappresentato nel 2025 il 33% (170 su 346). Per i due atenei, si registrano oltretutto percentuali lavorative generalmente basse, sintomatiche di un’ulteriore fonte di precarietà”. Queste problematiche per la Vpod “producono crescente disagio e incertezza. La stabilità occupazionale costituisce infatti il presupposto non solo per consentire una necessaria pianificazione a livello personale, ma anche per assicurare la qualità e la continuità della ricerca. Occorrono dunque maggiori investimenti pubblici mirati, per impedire che la stabilità dell’impiego sia subordinata ai finanziamenti terzi e per preservare il valore aggiunto creato dalla ricerca per la comunità e il nostro territorio”. Cappelletti rileva anche che come sindacato “stiamo ricevendo sempre maggiori segnalazioni su contratti a catena, mancati rinnovi e opacità retributive: è il sintomo di un malessere profondo, che dietro alla visione patinata di Usi e Supsi si nasconde ormai una precarietà cronica e sistemica”. E quindi è il momento delle rivendicazioni: “In primo luogo, l’adozione di misure concrete per contrastare la precarietà del corpo intermedio, a partire da una netta riduzione dei contratti a tempo determinato e da un piano di stabilizzazione degli impieghi; secondariamente, l’apertura di un dialogo permanente e costruttivo tra le Autorità cantonali, i Rettorati e le Parti sociali, finalizzato a migliorare su più livelli le condizioni di lavoro e retributive della categoria; in terzo luogo, un percorso volto alla conclusione di un contratto collettivo di lavoro anche per il corpo intermedio, che risponda in modo coraggioso e condiviso alle diverse criticità sollevate”.
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2026-03-07T08:00:00.0000000Z
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