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In Ticino non c’è più alcuna zona indenne

I servizi cantonali indicano che l’infestazione da sud ha ormai raggiunto Cevio, Giornico e Frasco ma non ancora le valli Onsernone e Blenio

Di Marino Molinaro

Da quest’anno in Ticino non esiste più un comune, una zona o una vallata anche superiore, al di sotto dei mille metri di quota, che non conosca il problema ‘Pj’, acronimo di Popillia japonica, il vorace coleottero giapponese arrivato nel 2017 dal Nord Italia e man mano diffusosi nel Sottoceneri per poi raggiungere nel 2024 il Piano di Magadino e le rive del Verbano e ora estesosi fino a metà dell’Alto Ticino. Ben presto si è confermato una croce per agricoltori, orticoltori, frutticoltori, viticoltori e di chi cura l’orto casalingo. Stando all’ultimo aggiornamento pubblicato di recente dal Cantone (Sezione agricoltura e Servizio fitosanitario) è del tutto sparita dalla mappa la zona verde non infestata: “Nel 2025 le popolazioni di Pj presenti nella zona infestata sono aumentate notevolmente rispetto agli anni precedenti e si è constatata un’ulteriore diffusione verso nord, in Leventina, lungo l’asse autostradale. Nel Sopraceneri l’aumento più importante è stato osservato sul Piano di Magadino e sul litorale del Verbano. In diversi comuni della zona cuscinetto nei quali sono stati catturati alcuni individui negli scorsi anni, è stato confermato l’insediamento di piccole popolazioni, che determineranno una nuova zona infestata, più estesa”.

‘Molto probabile un’avanzata’

Nel dettaglio: in Leventina la zona rossa ha raggiunto Giornico ma non ancora Faido che si trova nella parte più a sud della ‘zona arancione cuscinetto’, confinante con quella infestata. Tutta la Val di Blenio è al momento fuori dalla zona rossa, mentre lo sono in pieno Biasca, Riviera e Bellinzonese. Idem i principali comuni di Locarnese, Pedemonte e Centovalli, mentre l’intera Valle Onsernone si trova in zona arancione, la quale comprende tutta la parte di Valmaggia a nord di Cevio e della Verzasca da Frasco. “Nei prossimi anni è molto probabile un’ulteriore diffusione, in particolare nelle zone favorevoli al suo insediamento, sia in termini quantitativi laddove è già presente, sia in termini di diffusione nelle regioni non ancora colonizzate o solo poco infestate”.

Favorito dall’irrigazione

Gli adulti si nutrono di oltre 400 essenze vegetali, causando importanti defogliazioni e danneggiando fiori e frutti. Tra le piante maggiormente colpite, secondo i monitoraggi effettuati e le segnalazioni dei cittadini, si annoverano principalmente vigna, prugno, ciliegio, nocciolo, piccoli frutti, glicine, rosa, lampone e tiglio. Altre segnalazioni, finora senza danni gravi, hanno riguardato alcune specie di interesse agricolo o ornamentale come vite canadese, melanzana, glicine, tiglio e mirtillo. Per quanto riguarda prati verdi, campi sportivi e da fienagione, vivendo la larva di coleottero diversi mesi nel sottosuolo si nutre delle radici provocandone l’indebolimento e determinando minore resistenza alla siccità, ingiallimenti e riduzione della stabilità del tappeto erboso. Problema nel problema: la predazione delle larve da parte di uccelli, talpe e cinghiali può generare danni secondari rilevanti, lasciando alcune zone prive di vegetazione. Una volta finita la fase larvale, la durata media di vita dell’insetto è di 4-6 settimane e gli adulti sfarfallano da giugno a settembre con un picco di presenza a metà luglio. L’habitat ideale è costituito da prati con suolo umido o irrigati artificialmente, dove viene favorito lo sviluppo delle larve.

Non si può che contenerlo

Le indicazioni del Cantone relative a prevenzione e lotta sono importanti, ma vista l’ormai ampia diffusione sembrano far parte di una battaglia persa in partenza: “Considerato che la presenza di Pj in Ticino è un’estensione naturale del focolaio italiano delle regioni Piemonte e Lombardia, non è possibile mirare a un’eradicazione dell’insetto sul nostro comprensorio”, si legge nell’introduzione della strategia cantonale valida da questo febbraio. L’evoluzione dello sviluppo dal suo arrivo in Ticino, la biologia stessa dell’insetto e la limitata presenza di predatori naturali “portano alla conclusione che, allo stato attuale dell’arte, l’unica strategia possibile in questo momento sia quella del contenimento”.

Cattura manuale, trappole e reti

Il monitoraggio è la prima misura da adottare. I ritrovamenti di adulti o larve sono da notificare al Servizio fitosanitario tramite il modulo di segnalazione disponibile al sito www.ti.ch/coleottero-giapponese, per ricevere maggiori informazioni sulla gestione dell’insetto. Ai cittadini per quanto riguarda le parcelle private, e ai professionisti per quanto riguarda la campicoltura e affini, si raccomanda di svolgere una cattura manuale, installare trappole a feromoni commerciali o artigianali a debita distanza dalle piante da proteggere e idealmente in prati sensibili, partecipare alla strategia di lotta comunale delle località che lo prevedono, proteggere le piante ospiti più sensibili con reti antinsetto, scegliere specie e varietà meno sensibili per contenere i danni. Unicamente in viticoltura, è possibile utilizzare prodotti fitosanitari omologati rispettando le indicazioni cantonali e federali.

Importanti danni ai prati

La lotta alle larve è fondamentale per limitare i danni causati ai manti erbosi (in particolare nei campi da calcio, golf o giardini) e per contenere il numero di insetti adulti presenti l’anno seguente. Questa misura può essere applicata da Comuni, cittadini e professionisti. Nella zona infestata, laddove si presume un’alta infestazione o dove sono visibili dei danni al manto erboso, si raccomanda di effettuare un trattamento a base di nematodi entomopatogen, in particolare laddove è presente un sistema di irrigazione automatica, utilizzando un prodotto omologato (nel caso in cui non si disponga delle competenze per l’applicazione si consiglia di rivolgersi a un giardiniere professionista); gestire l’irrigazione, riducendo l’apporto idrico, per sfavorire la deposizione di uova e lo sviluppo delle larve; scegliere specie e varietà di prato più resistenti, per contenere i danni. Per il resto non resta che sperare nel successo della ricerca scientifica avviata in particolare da Agroscope e altri centri cantonali e nazionali.

BELLINZONA E VALLI

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2026-03-24T07:00:00.0000000Z

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https://epaper.laregione.ch/article/281621016865149

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