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Recupero Casaforte, la Città si chiama fuori

Il Municipio risponde alla petizione evidenziando gli altri investimenti milionari prioritari nel quartiere. Suggerita la costituzione di un’apposita Fondazione

Di Marino Molinaro

La ristrutturazione della medievale Casaforte dei Magoria a Claro non rientra più nelle mire della Città di Bellinzona a causa di altre onerose priorità nel frattempo individuate e in fase di maturazione nel quartiere. Perciò il Municipio suggerisce “la costituzione di una Fondazione – sulla falsariga di quanto fatto anni addietro nei nuclei di Curzùtt e Prada o per i Fortini della fame – che si occupi in maniera autonoma del progetto di valorizzazione” del rudere sottoposto a vincolo di protezione cantonale e situato in un’area archeologica. Questa la risposta fornita nei giorni scorsi dall’Esecutivo cittadino alla petizione inviatagli in luglio dall’ex vicesindaco di Claro Luigi Calanca, preoccupato per il precario stato di conservazione dell’edificio diroccato e per il fatto che da anni ormai nulla si sa del ventilato recupero. Un progetto, vale la pena ricordarlo, lasciato in eredità alla capitale aggregata dal vecchio Comune di Claro, il cui accordo con gli ex proprietari privati dopo le trattative per la cessione iniziate nel 2016 erano sfociate nell’acquisto ad aggregazione avvenuta per 380mila franchi. Un’eredità sicuramente virtuosa ma anche scomoda, par di capire, a fronte di un investimento assai oneroso per il recupero. Che la Città non intende ora concretizzare, motivando per contro la comunità locale affinché si attivi in modo spontaneo, se lo riterrà opportuno.

Due gruppi di lavoro e una conclusione chiara

“Siamo coscienti che la situazione venutasi a creare non sia adeguata e non corrisponda alle aspettative del quartiere di Claro”, esordisce il Municipio cittadino nella lettera inviata a Calanca ricordando che ben due gruppi di lavoro ne hanno valutato l’eventuale recupero nell’ottica di un utilizzo a favore di iniziative ad esempio culturali. L’attività del primo gruppo, costituito nel 2018 dopo l’acquisto, si è interrotta “anche a causa della pandemia” e considerati sia “la complessità del progetto tramite un restauro conservativo”, sia “il volume d’investimenti cui era ed è tutt’oggi confrontata la Città nel suo complesso e anche per il quartiere di Claro”. Una “sospensione temporanea degli approfondimenti” cui è seguita la riattivazione “con la costituzione nel 2024 del nuovo gruppo di lavoro denominato ‘Progetti quartiere di Claro’, incaricato di valutare nel suo insieme i principali investimenti previsti”. Esito: gli interventi prioritari individuati “riguardano la nuova palestra, la futura sala polivalente e la logistica scolastica”. Perciò il progetto Magoria “è tuttora sospeso”. Comunque, visto lo stato in cui versa, fra cui anche vegetazione spuntata al suo interno, “si procederà a breve con un riordino decoroso e la messa in sicurezza del sedime”, ciò che richiederà un mandato di studio di progettazione e parallelamente interventi ordinari di pulizia e manutenzione selvicolturale.

Le idee della Hochschule un ‘contributo interessante’

Un programma di progetto non è dunque stato definito e “qualora si vogliano accelerare le tempistiche del restauro” il Municipio suggerisce, come detto, di “valutare anche la costituzione di una Fondazione” locale. Da notare che dopo l’acquisto, il manufatto ha generato costi per la pulizia, i rilievi topografici e alcune operazioni di messa in sicurezza e taglio vegetazione. Dieci anni fa, fra l’altro, una classe della Hochschule für Technik di Stoccarda aveva eseguito spontaneamente un lavoro di studio, immaginando possibili utilizzi futuri. Riflessioni, conclude il Municipio, che “rappresentano un contributo interessante. Andranno eventualmente sviluppate una volta definite modalità e tempistiche per il prosieguo del progetto”. Che a questo punto appare inverosimile con soli fondi pubblici cittadini. Ai claresi dunque il chiaro invito a mobilitarsi.

C’è delusione: ‘Valuteremo quali strade intraprendere’

Non la prende bene il petente. «Non nascondo la mia profonda delusione per la posizione espressa dal Municipio», attacca Luigi Calanca: «La decisione di sospendere l’intervento si scontra frontalmente con lo spirito e con gli impegni formali presi durante la fase di transizione verso la Nuova Bellinzona. Le promesse fatte alla cittadinanza per favorire l’approvazione della fusione non possono essere declassate a semplici note di principio”. Al momento della votazione per l’aggregazione, ricorda l’ex vicesindaco di Claro, i vecchi Comuni “hanno conferito in dote beni storici e identitari importanti, ricevendo rassicurazioni dalla Direzione politica dell’aggregando nuovo Comune di Bellinzona (accordo firmato il 13 febbraio 2017) che aveva sottoscritto consensi chiari per garantire la cura e la valorizzazione del patrimonio locale». Con questa risposta del Municipio, «la percezione è che gli investimenti si concentrino sul polo centrale e sui tre castelli Unesco, lasciando in secondo piano i monumenti minori dei quartieri aggregati». Quale possibile via d’uscita, dichiara Calanca, «prossimamente assieme ad altri cittadini che hanno a cuore il restauro della Casaforte valuteremo quali strade intraprendere, così da evitare che il maniero finisca nel dimenticatoio».

Il Lascito Marioni

L’accordo citato da Calanca riguarda però solo indirettamente l’edificio medievale, indicato nelle carte come possibile futuro alloggio del cosiddetto Lascito Marioni, una collezione di 130 opere artistiche realizzate da Mario e Federico Marioni e cedute al Comune con l’impegno di esporle a favore della collettività. Attualmente sono temporaneamente depositate a Villa dei Cedri e hanno beneficiato di un restauro assunto dalla Città a seguito di un non corretto stoccaggio fatto dall’ex Comune, a tal punto che talune opere sono risultate irrecuperabili ai fini di un’esposizione. Alcune di quelle in ordine saranno esposte nell’ex casa comunale.

BELLINZONA E VALLI

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2026-08-26T07:00:00.0000000Z

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