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‘Obbligo di segnalazione, da capire doveri e tutele’

La richiesta di un mandato esterno per chiarire la posizione di politici e funzionari arriva all’Ufficio presidenziale dalla ‘Gestione e finanze’

di Giacomo Agosta, Andrea Manna e Jacopo Scarinci

Un mandato esterno “ad ampio raggio” per capire quali siano obblighi e limiti di chi rappresenta le istituzioni nel segnalare comportamenti potenzialmente scorretti di cui viene a conoscenza. La richiesta di procedere con l’attribuzione di un mandato a un esperto indipendente è stata formalizzata ieri dalla commissione parlamentare ‘Gestione e finanze’. Destinatario: l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio. «È una questione che interessa tutto il parlamento, l’Amministrazione cantonale e il Consiglio di Stato», afferma a nome della ‘Gestione e finanze’ il suo presidente Fiorenzo Dadò. Da qui la scelta di passare attraverso l’Up. «La commissione della Gestione e finanze ne ha discusso nelle ultime riunioni. Vogliamo un mandato esterno che possa chiarire nel modo più preciso e più ampio possibile tutto il ventaglio di possibilità, quello che è l’obbligo di segnalazione ma anche la tutela dei deputati e dei funzionari. Insomma, un lavoro ampio ma preciso», puntualizza il deputato del Centro. Durante la seduta di ieri la commissione ha anche incontrato il Consiglio di Stato in corpore. Motivo del colloquio: il Preventivo 2027. «Per l’anno prossimo i conti sono sotto gli occhi di tutti e prevedono un disavanzo tutto sommato contenuto (98,5 milioni di franchi, ndr). Per il futuro invece – continua Dadò – si prospettano anni veramente difficili». Il Piano finanziario prevede infatti deficit a tre cifre: -236 milioni di franchi nel 2028, -411 milioni nel 2029, -460 milioni nel 2030. Motivo per il quale il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta ha invitato le forze politiche a cercare una “convergenza”. «L’idea – riprende Dadò – potrebbe essere quella di ripetere quanto fatto nel 2016 quando si è arrivati con un messaggio governativo apposito di misure di contenimento della spesa. Questa potrebbe essere la strada». Per quanto riguarda l’iniziativa popolare per limitare il numero di dipendenti cantonali, invece, il governo ha ribadito la volontà di incontrare gli iniziativisti a novembre. Al centro della discussione anche il controprogetto che dovrebbe presentare l’Esecutivo.

Interpellanze. Anzi no: interrogazioni

Ma da Palazzo delle Orsoline non è tutto. Sempre più interpellanze vengono trasformate dall’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio in interrogazioni, stando ad attenti osservatori dell’attività del legislativo cantonale. Se alle prime il Consiglio di Stato risponde oralmente durante le sedute del parlamento – con la possibilità per quest’ultimo di decidere l’apertura di una discussione generale subito dopo l’intervento dell’Esecutivo – alle seconde, le interrogazioni, lo fa per iscritto. Con conseguente dilatazione dei tempi. Non di rado biblici: possono trascorrere mesi ma anche anni prima di conoscere opinioni e dati del governo su questo o quel tema oggetto dei quesiti posti dal deputato.

Ieri ad esempio l’Up ha comunicato ai granconsiglieri interessati la trasformazione in interrogazioni di quattro loro interpellanze: una del socialista Danilo Forini (titolo: ‘Ennesimo aumento dei premi: ritardi nella pianificazione ospedaliera e nel processo di controllo dei costi ospedalieri?’) e tre dei deputati dell’Mps Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini: ‘Rafforzare la prevenzione e la risposta alla violenza di genere: risorse e garanzie per una Magistratura più efficace’, ‘Claudio Zali e i suoi destini pensionistici’ e ‘Riforma liceale: quali valutazioni sugli effetti dell’abolizione dei livelli e della precedente revisione della griglia oraria?’. La base legale per trasformare l’atto parlamentare è l’articolo 97 capoverso 3 della Legge sul Gran Consiglio, secondo cui “l’Ufficio presidenziale, esaminata l’interpellanza, decide se la stessa richieda una risposta urgente e comunica all’interpellante la propria decisione; le interpellanze dichiarate non urgenti vengono trasformate d’ufficio in interrogazioni”. Tutt’altro che frivoli gli argomenti sollevati dalle quattro interpellanze. Avrebbero necessitato di una risposta del governo in tempi brevi, già nella sessione parlamentare che si apre lunedì prossimo. Così non sarà. «Pare proprio che in Gran Consiglio non si possa discutere di temi fondamentali come i costi sanitari, nel frattempo rimangono non evase anche le interrogazioni del Plr e della Lega su argomenti simili – lamenta Danilo Forini, da noi contattato –. Questo lo trovo inaccettabile. Eppure ritengo che la mia interpellanza avesse i requisiti dell’interesse pubblico e dell’urgenza. E se l’ho fatta è anche perché alla Commissione sanità e sicurezza sociale (Forini ne è il coordinatore, ndr) le informazioni che ha chiesto arrivano dal Consiglio di Stato col contagocce». L’interpellanza, aggiunge Forini, «consente al deputato di spiegarla in aula e permette di avviare comunque una piccola discussione nel merito dell’argomento dopo la risposta orale del governo, anche se non passa la richiesta di una discussione generale». Evidenzia a sua volta Giuseppe Sergi: «Da almeno due o tre anni vi è la tendenza sistematica dell’Ufficio presidenziale a rifiutare le interpellanze e a trasformarle in interrogazioni. Ciò che va di pari passo con tutta una serie di formalismi che impediscono di fatto al parlamento di essere il luogo istituzionale per la discussione e il confronto politici. Pensiamo fra l’altro alla preminenza delle trattande scritte all’ordine del giorno su questioni importanti, come per esempio i conti di Aet, Banca Stato ed Eoc. Non si discute più».

Verbali da rendere pubblici

Intanto, si fa un piccolo passo avanti in materia di trasparenza. I verbali delle sedute di Gran Consiglio sono sì pubblici, ma quelli ufficiali, vale a dire insomma atti ufficiali che possono essere soggetti a reclami e approvazioni, arrivano con mesi e mesi di ritardo. Quindi, su spunto di un’iniziativa parlamentare elaborata di Tamara Merlo e Maura Mossi Nembrini (Più donne) la commissione Costituzione e leggi ieri ha approvato in massa il rapporto di Simona Genini (Plr) che va nella direzione auspicata. La stessa Genini ci spiega che la via presa dalla commissione è quella di aderire alla proposta governativa, quindi di prevedere un rapporto in forma provvisoria, a cura dei Servizi del Gran Consiglio, in attesa della pubblicazione del verbale definitivo. Valgono tutte le regole in vigore per quello definitivo, di cui quello provvisorio fungerà da base. La ‘Costituzione e leggi’, insomma, ha ritenuto eccessivo dover aspettare dei mesi: l’ultimo verbale disponibile al 15 ottobre, infatti, risale alla seduta del 26 gennaio 2026.

Nulla da fare invece per l’auspicio formulato dal governo (e a più riprese anche dalla stampa...) di pubblicare i rapporti commissionali una volta firmati, esattamente come fa il Consiglio di Stato coi messaggi. Pur condividendo l’obiettivo, secondo la ‘Costituzione e leggi’ i Servizi prima devono verificare la forma e la formulazione dei vari disposti.

La speranza con il verbale provvisorio è quella di partire a maggio 2027.

CANTONE

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2026-10-21T07:00:00.0000000Z

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