Da inizio aprile alla cassa anche gli utenti
Dal prossimo 1° aprile tutti i fornitori di prestazioni di cure a domicilio – quindi servizi di assistenza e cura a domicilio di interesse pubblico (Sacd), servizi privati (Spitex) e infermieri/e indipendenti – preleveranno un contributo all’utente calcolato in base alla durata delle cure ricevute: il contributo è fissato “a 50 centesimi ogni 5 minuti di cura, fino a un massimo di 15 franchi al giorno”. Le persone beneficiarie di prestazioni complementari “potranno chiedere il rimborso della spesa secondo le disposizioni vigenti”. Anche chi non ne beneficia “può verificare il proprio diritto a ricevere un eventuale rimborso”. È quanto rende noto il Consiglio di Stato dopo aver apportato e di recente approvato le modifiche al Regolamento d’applicazione della Lacd, la Legge sull’assistenza e cura a domicilio. Il tutto deriva dalla decisione presa dal parlamento nell’ambito del Preventivo 2026 del Cantone.
Negli ultimi anni, spiega il governo in una nota, il settore delle cure a domicilio ha conosciuto “un’evoluzione significativa, con una forte crescita dell’offerta privata accanto ai servizi di interesse pubblico e un aumento complessivo delle prestazioni e dei costi”. Le modifiche normative, si sottolinea, “mirano a garantire la sostenibilità del sistema nel lungo periodo e a preservarne l’equilibrio finanziario futuro”. L’introduzione della partecipazione ai costi da parte delle persone che beneficiano delle cure a domicilio “consente infatti una ripartizione più equilibrata dei costi tra tutti gli attori coinvolti, conformemente a quanto previsto dalla LAMal, che attribuisce ai Cantoni la competenza di disciplinare il finanziamento residuo delle cure di lunga durata”. Secondo il Consiglio di Stato, il contributo diretto dell’utente “incoraggia inoltre una maggiore attenzione alle prestazioni ricevute e alla loro effettiva necessità, promuovendo una maggiore consapevolezza rispetto alle cure erogate e al loro utilizzo”. E “limitando le ripercussioni dei costi sulle finanze pubbliche e sui premi di cassa malati”.
Anche con la manovra di rientro del 2016 si era parlato di una partecipazione dei pazienti ai costi delle prestazioni di assistenza e cura a domicilio. Ma l’anno seguente, dopo il lancio del referendum, la maggioranza dei cittadini votanti aveva detto no. Stavolta niente referendum. E ora gli utenti passano alla cassa.
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2026-03-07T08:00:00.0000000Z
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