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‘Da idea coraggiosa a solida realtà, ma le sfide non mancano’

Ci si prepara a festeggiare gli 80 anni

Partono dal numero 66 di via Nassa, proprio dove fu firmato l’atto di fondazione, le celebrazioni per gli 80 anni di Unitas, l’associazione per ciechi e ipovedenti della Svizzera italiana. «Quella di Tarcisio Bisi è stata per l’epoca un’idea innovativa e molto coraggiosa: un’associazione di auto aiuto», afferma il presidente di Unitas Fabio Casgnola. Già perché negli anni 40 «gli ipovedenti vivevano in condizioni di isolamento e con un supporto limitato». I tempi però, grazie anche al lavoro di Unitas, sono cambiati. C’è maggiore consapevolezza e un sostegno più forte. La strada da fare però non è finita. Anzi. «L’obiettivo ora è più ampio, ovvero l’inclusione e non solo l’accesso ai servizi. Le persone, tutte le persone, devono potersi sentirsi parte attiva della società». Integrazione che ha uno scoglio decisivo da superare: «L’inclusione professionale.

Proprio in questa fase si gioca una parte importante del loro futuro e della qualità della nostra società», continua Casgnola, «negli anni l’approccio verso le associazioni è cambiato. C’è meno senso di appartenenza e quindi anche noi, come Unitas, dobbiamo trovare il modo di renderci più attraenti alle giovani generazioni». Attrattività necessaria anche per avvicinare all’associazione ditte, sponsor e sostenitori. «Le risorse garantite dallo Stato non sono purtroppo sufficienti a finanziare tutti i servizi e il rischio di riduzione futura è molto concreto. Dovremo lavorare su efficienza e sulla ricerca di finanziamenti esterni, in altre parole: dobbiamo sempre più qualificarci come piattaforma credibile in grado di rispondere a bisogni». Aggiunge il direttore di Unitas Gian Luca Cantarelli: «È una sfida impegnativa, ma siamo pronti».

Nel mentre, però, c’è da festeggiare il traguardo degli 80 anni. Un modo anche per presentare a tutta la popolazione cos’è davvero Unitas. Da qui la scelta di una celebrazione “diffusa”, ovvero di eventi e iniziative che coprono tutto l’arco dell’anno. «È un programma davvero ampio e articolato», riconosce il sindaco di Lugano Michele Foletti. «Rispecchia l’impegno concreto di chi sostiene le persone con disabilità». Tra le iniziative più interessanti c’è uno studio, commissionato alla Supsi, per capire qual è “il profilo” dell’utente che si rivolge a Unitas. «In Svizzera vivono 400mila persone cieche o ipovedenti. In Ticino dovrebbero essere circa 15mila», spiega Cristina Minotti. «Vogliamo però capire di più dei comportamenti di queste persone. Se e come sfruttano i servizi offerti dall’associazione».

Dalla scienza alla musica. L’appuntamento ‘clou’ destinato ai soci è per fine agosto quando a Locarno verrà proposto un concerto immersivo per persone ipovedenti. «Gli utenti prenderanno posto in mezzo ai musicisti dell’Orchestra della Svizzera italiana. È un modo molto particolare per vivere il concerto. Si crea un effetto stereo che rende tutto unico», racconta la direttrice artistica dell’Osi Barbara Widmer.

Otto decenni di storia che saranno anche raccontati. In due modalità: una cartacea, l’altra audio. «Gli approcci sono differenti ma strettamente collegati. Il contributo audio propone una ricostruzione della storia dell’associazione attraverso le voci dei protagonisti, grazie ai materiali d’archivio della rivista parlata ufficiale, attiva in formato audio dal 1965», illustra Franca Taddei, tra le responsabili del progetto. «Accanto alla versione audio, particolare rilievo è dato alla pubblicazione cartacea, realizzata sotto forma di edizione straordinaria di InfoUnitas Speciale 80. Questo volume raccoglie testimonianze, contributi e immagini che ripercorrono le tappe fondamentali della storia di Unitas, offrendo uno sguardo articolato e accessibile anche a chi preferisce una fruizione più tradizionale». Per coinvolgere un pubblico generalista saranno anche proposte 40 puntate di “Ci vediamo dopo”, una trasmissione radiofonica realizzata in collaborazione con Radio Gwen. «L’obiettivo – afferma Tommaso Mainardi – è creare una narrazione dell’esperienza della cecità che metta in dialogo chi vive e chi non vive questa situazione».

Il 15 ottobre ci sarà poi anche la Giornata internazionale del bastone bianco, con un momento di porte aperte durante le quali Unitas potrà far conoscere anche chi lavora dietro le quinte dell’associazione. Pochi giorni più tardi, il 17 e 18 ottobre a Tenero, sarà invece il Gtsc, Gruppo ticinese sportivi ciechi e ipovedenti, a festeggiare un altro traguardo, quello del 50°.

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2026-04-29T07:00:00.0000000Z

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