Asili nido: meglio 5 franchi in più che la lista d’attesa
Di Matteo Cheda, fondatore dell’asilo nido Drago Mago di Bellinzona
di Matteo Cheda, fondatore dell’asilo nido Drago Mago di Bellinzona
Per favorire le famiglie, il Dipartimento della sanità e socialità (DSS) sussidia gli asili nido, ma in cambio impone tariffe troppo basse e blocca l’apertura di nuovi posti.
Il risultato è una lista d’attesa che trasforma quei prezzi convenienti in un miraggio per molte famiglie.
Per una parte dei bambini, l’accessibilità promessa esiste solo sulla carta: i posti sussidiati non bastano e l’offerta non può crescere perché il DSS ha congelato le nuove aperture.
Il DSS spiega che i fondi approvati dal parlamento non sono sufficienti a sostenere ulteriori strutture e che senza sussidio un nido non sarebbe economicamente sostenibile. È una motivazione che suona ragionevole, ma che a un’analisi più attenta del meccanismo di finanziamento non regge.
Il problema non è la mancanza di risorse, ma un errore nei parametri con cui vengono distribuite. Il sussidio pro capite è stato fissato a un livello troppo alto rispetto alla domanda delle famiglie. È un valore sovradimensionato che crea l’illusione di un sistema sociale generoso, ma che di fatto esclude una parte dei bambini dall’accesso. Correggendo questa anomalia, si libererebbero risorse sufficienti per autorizzare nuove aperture senza alcun aggravio per le finanze pubbliche.
L’attuale politica di contenimento delle rette ha frenato l’offerta e ha contribuito a far salire la domanda. La scelta di fermare l’espansione del settore si basa su proiezioni finanziarie che non tengono conto di questo squilibrio. Il DSS sta perdendo di vista il quadro generale: si abbassa il prezzo, ma non si garantisce l’accesso. Si invoca la mancanza di fondi, ma non si corregge il parametro che genera la lista d’attesa. Si guarda l’albero, ignorando la foresta.
Le liste d’attesa non derivano da una scarsità di fondi pubblici né da scelte poco lungimiranti del parlamento. Il problema risiede nelle direttive del DSS, scollegate dalla realtà delle famiglie che restano in lista d’attesa. Attualmente il DSS versa circa 80 franchi al giorno per bambino ai nidi che applicano il contratto collettivo di lavoro. È un importo troppo alto e assorbe risorse che potrebbero finanziare le educatrici supplementari necessarie per accogliere i bambini in lista d’attesa.
L’impostazione del DSS danneggia anche i sindacati firmatari del contratto collettivo, che tramite la commissione paritetica ricevono una quota della massa salariale e beneficiano degli audit che i nidi pagano per accedere ai sussidi. Danneggia pure le assicurazioni sociali quali AVS, invalidità e disoccupazione. Sia i sindacati sia le assicurazioni sociali trarrebbero un beneficio diretto dall’aumento dei contributi versati per il personale educativo soggetto a contratto collettivo, necessario a coprire la domanda supplementare dei bambini oggi in lista d’attesa. Riducendo il sussidio giornaliero pro capite da 80 a 75 franchi per i nuovi iscritti, mantenendolo invariato per chi il posto l’ha già, il DSS potrebbe autorizzare e finanziare nuovi posti. Pagare l’asilo nido 5 franchi in più al giorno è un problema grave, ma non avere accesso all’asilo nido è molto peggio. Ed è un problema anche per le aziende.
Quando una collaboratrice qualificata non può rientrare al lavoro dopo il congedo maternità per mancanza di un posto al nido, l’impresa subisce un danno. Il processo di sostituzione, selezione e formazione, unito al tempo necessario per raggiungere la piena produttività, richiede fino a dodici mesi e comporta costi significativi. Per i profili tecnici e specializzati tipici del settore industriale, dove le competenze si costruiscono in anni di esperienza e i processi produttivi richiedono formazione specifica, il danno è ancora più rilevante.
Per le imprese industriali, questo fenomeno genera una perdita di produttività che si traduce in margini inferiori e, di conseguenza, in un minor gettito fiscale per cantone e comuni.
Si crea un circolo vizioso: liste d’attesa nei nidi, meno madri che rientrano al lavoro, meno produzione, meno utili aziendali, meno entrate fiscali, meno risorse per cantone e comuni. Abbassare il sussidio pro capite di 5 franchi al giorno per i nuovi iscritti permetterebbe, a parità di spesa, di aumentare i posti disponibili negli asili nido, eliminare le liste d’attesa, creare nuovi posti di lavoro qualificati soggetti al contratto collettivo, migliorare il finanziamento delle assicurazioni sociali, favorire le aziende, aumentare i loro utili e generare un maggior gettito fiscale. Tutto questo, mantenendo invariata la spesa a carico dello Stato.
BELLINZONA E VALLI
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2026-07-03T07:00:00.0000000Z
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